giovedì 20 gennaio 2011

Benzina: rialzi, gasolio sfiora 1,4 euro

Q8 e Shell ritoccano listini carburante

Ancora aggiustamenti al rialzo per i carburanti con il gasolio ad un soffio da quota 1,4 euro al litro. Stando alla consueta rilevazione della Staffetta Quotidiana, questa mattina a mettere mano ai listini sono Q8 e Shell: per la prima si registra un rialzo di 0,5 centesimi al litro sia sulla benzina (1,508 euro/litro) sia sul gasolio (1,389 euro/litro). Per Shell il ritocco e' solo sul gasolio: +0,5 centesimi che porta il prezzo a 1,395 euro/litro.

(fonte ansa.it)

Cina:supera Tokyo,seconda economia mondo

Pil Pechino a due cifre +10,3% nel 2010, inflazione +4,6%

Il Pil della Cina e' aumentato del 10,3% nel 2010, rendendo possibile il sorpasso sul Giappone quale seconda economia al mondo, alle spalle degli Usa. In dicembre il Pil ha segnato un +9,8, una crescita superiore a quella di novembre (+9,6), smentendo le aspettative di un rallentamento che si riteneva sarebbe stato indotto dalle misure restrittive varate dal governo. L'inflazione, che in novembre aveva toccato il picco del +5,1% ha rallentato leggermente, segnando in dicembre un +4,6%.

(fonte ansa.it)

Fisco italiano "esoso e ingiusto"

Commercialisti: molte imposte indigeste

Fisco esoso e ingiusto, troppe tasse. La pensa così la grande maggioranza degli italiani, con l'81,1% di un campione di mille contribuenti. Le imposte più indigeste sono il canone Rai (per il 47,3%), il bollo auto (14,5%), l'Ici (12,7%), la tassa sulla nettezza urbana (12,1%) e l'Irpef (11,6%). E' quanto emerge da una ricerca Censis-commercialisti sul rapporto degli italiani con il sistema fiscale.

La percezione che gli italiani hanno del fisco, emerge dalla ricerca, continua ad essere sostanzialmente negativa: ingiusto per il 36,2%, inefficiente per il 25,5% ed esoso per il 23,7%. Solo il 9,9% lo giudica efficiente e il 4,7% lo ritiene solidale. Secondo la ricerca Censis-commercialisti le tasse non sono giudicate troppo alte in assoluto, quanto piuttosto in relazione alla qualità dei servizi ricevuti (è così per il 58,1% degli intervistati) infatti, posti di fronti all'opzione 'più servizi, più tasse' oppure 'meno tasse, meno servizi' la maggioranza (il 55,7%) propende per la prima ipotesi.

"Gli italiani - sottolineano i commercialisti - sembrano dunque chiedere un ritorno alla funzione di protezione tradizionalmente dallo Stato, affievolitasi negli ultimi due decenni e il richiamo all'abbassamento delle tasse sembra avere meno appeal rispetto alla voglia di una maggiore giustizia fiscale.

(fonte tgcom.it)

mercoledì 19 gennaio 2011

Giovani: 20% non lavora né studia

Istat: quote rosa, ultimi in Europa

In Italia un giovane su cinque non studia né lavora: i ragazzi al di fuori di un percorso scolastico e neppure impegnati in un'attività lavorativa sono poco più di due milioni, il 21,2% tra i 15-29enni (nel 2009), la quota più elevata a livello europeo. Lo rivela l'Istat secondo cui il nostro Paese si colloca agli ultimi posti in Europa anche per tasso d'occupazione femminile (46,4%): ha un lavoro meno di una donna su due.

"Il tasso di inattività supera la media Ue"

Il tasso di inattività della popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni è stato pari al 37,6%, valore tra i più elevati d'Europa e in aumento di oltre mezzo punto rispetto all'anno precedente. Tale risultato è la sintesi di un livello di inattività maschile pari al 26,3% e, soprattutto, di un tasso femminile straordinariamente elevato: 48,9%. Se si esamina l'andamento dell'ultima decade, rispetto al 2000 il livello generale del tasso di inattività risulta in diminuzione di 1,4 punti percentuali. Nello stesso anno, il tasso di inattività della popolazione tra i 15 e i 64 anni nella Ue è ben inferiore e pari al 28,9%. L'Italia presenta un livello di inattività particolarmente elevato, che la colloca al terzo posto della graduatoria europea dopo Malta e Ungheria.

"Italia è uno stato anziano ma 4 regioni 'ringiovaniscono'"
L'Italia è tra i paesi più anziani d'Europa, ma in alcune zone del paese, per esempio l'Emilia Romagna, l'indice di invecchiamento cala. Se l'invecchiamento della popolazione è un fenomeno in crescita, ci sono 144 anziani ogni 100 giovani (in Europa solo la Germania presenta un indice di vecchiaia più accentuato), in quattro regioni (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Liguria), l'indice di vecchiaia si riduce rispetto al 2002. L'Italia è ai primi posti nella graduatoria europea come longevità. La vita media degli italiani è di oltre 84 anni per le donne e di quasi 79 anni per gli uomini, ai primi posti nell'Unione europea. Il Belpaese vanta "un'efficienza energetica buona, l'aspettativa di vita continua a crescere così come le condizioni sanitarie migliorano". E ancora: "Cresce il tasso di natalità soprattutto grazie agli immigrati, aumenta la popolazione straniera. La situazione economica estremamente difficile nel 2008-2009 ha visto le famiglie fare da ammortizzatori sociali e ci chiediamo per quanto ancora". Il sistema produtivo vede l'export crescere, ma alcuni settori sono molto indietro e la produzione industriale è più bassa".

"Sette milioni di italiane hanno subito violenze fisica o sessuale"
Sono quasi 7 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita, pari al 31,9 per cento: circa 5 milioni hanno subito violenze sessuali (23,7 per cento), quasi 4 milioni violenze fisiche (18,8 per cento). L'analisi, effettuata dall'Istat e contenuta nel rapporto 'NoiItalia', a livello territoriale rivela una maggiore diffusione della violenza fisica e sessuale nel Nord e nel Centro Italia, mentre nel Mezzogiorno i valori sono quasi sempre inferiori al dato nazionale.

"Dieci italiani su cento vivono in condizioni di povertà"
Le famiglie in condizioni di povertà relativa sono il 10,8 per cento delle famiglie residenti; si tratta di 7,8 milioni di individui poveri, il 13,1 per cento della popolazione residente. Nel 2008, circa il 61 per cento delle famiglie residenti in Italia ha conseguito un reddito netto inferiore a quello medio (29.606 euro, circa 2.467 euro al mese). La distribuzione più diseguale si rileva in Sicilia, Campania, Lazio e Molise. L'incidenza delle persone che vivono in famiglie povere rappresenta un indicatore significativo per la valutazione dell'esclusione sociale. In generale, infatti, la povertà è fortemente associata alla struttura familiare, con riferimento sia alla sua dimensione sia alla sua composizione (ad esempio, la presenza di componenti anziani); a bassi livelli di istruzione; a lavori scarsamente qualificati e alla disoccupazione. Nel 2008, in Italia gli individui poveri sono poco piu' di 8 milioni e corrispondono al 13,6 per cento del complesso della popolazione. Si tratta di 2 milioni 737 mila famiglie, l'11,3 per cento del totale, con una spesa per consumi inferiore alla cosiddetta soglia o linea di povertà (999,67 euro).

"Imprese tra le peggiori in Ue"
Il livello di competitività delle imprese italiane è pari a circa 125,5 euro di valore aggiunto ogni 100 euro di costo unitario del lavoro. Il dato colloca il nostro Paese tra gli ultimi posti nella graduatoria europea ed è più basso di quello registrato nel 2001. In Italia si contano quasi 66 imprese ogni mille abitanti: valore tra i più elevati d'Europa, a testimonianza del prevalere delle imprese di ridotte dimensioni (2008). Il tasso di imprenditorialità - calcolato come rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese - è pari al 31,3 per cento (2008), valore quasi triplo rispetto alla media europea.Anche se le specializzazioni settoriali dell'economia italiana sono simili a quelli della Germania, la composizione dimensionale è molto differente: in Germania, come in molte economie dell'Europa continentale, prevale la grande impresa, mentre in Italia le dimensioni produttive sono assai contenute.
Disabili, "130mila nelle scuole ma strutture poco accessibili"
Sono poco più di 130mila gli alunni con disabilità nelle scuole italiane ma, a fronte di un livello elevato di inserimento, l'ambiente risulta ancora poco accessibile. "L'integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali", relativa agli anni scolastici 2008/2009 e 2009/2010. Ad oltre trent'anni anni dall'emanazione della legge n. 577/77, che ha dato avvio al processo di integrazione dei ragazzi con disabilità nelle scuole pubbliche, si può affermare che i risultati conseguiti mostrano in Italia livelli elevati di inserimento. L'integrazione scolastica, però, è un concetto che va al di là del mero aumento di iscritti nelle scuole: il livello di integrazione, infatti, si misura anche attraverso informazioni che descrivono sia le risorse umane messe in campo sia la presenza di strutture scolastiche accessibili.

"Ogni famiglia spende oltre 1.100 euro per la sanità"
Ogni famiglia spende per curarsi oltre 1.100 euro l'anno, una spesa sanitaria pari all'1,9% del Pil. La spesa sanitaria pubblica ammonta a oltre 110 miliardi di euro (7,3 per cento del Pil) e supera i 1.800 euro annui per abitante (anno 2009). La spesa sanitaria pubblica italiana è molto inferiore a quella di altri importanti paesi europei come Francia e Germania. Le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 21,3 per cento: la spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l'1,9 per cento del Pil nazionale e ammonta a 1.178 euro per famiglia (anno 2008). L'Italia è tra i Paesi Ue quello con il maggior numero di medici in strutture sanitarie pubbliche e private sul totale della popolazione residente, quasi 410 ogni centomila abitanti (2009). Tra il 2002 e il 2007, in tutte le regioni si è verificata una convergenza dell'offerta di posti letto ospedalieri per abitante verso la media nazionale, scesa da 4,3 a 3,7 posti letto ogni mille abitanti. La mobilità ospedaliera fra regioni è un fenomeno rilevante. Il rapporto dedica spazio anche all'epidemiologia: i tumori e le malattie del sistema circolatorio, più frequenti nelle età adulte e senili, rappresentano le principali cause di ricovero sia in Italia, sia nel resto dell'Europa. Le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i paesi dell'Ue. In Italia, il tasso standardizzato di mortalità per queste cause è pari a 32,6 decessi ogni diecimila abitanti, quello relativo ai tumori è pari a 26,6 decessi ogni diecimila abitanti, con valori maggiori negli uomini (36,8) rispetto alle donne (19,6). I tumori rappresentano in Italia e in Europa la seconda causa di morte (2007). Il fumo, l'alcol e l'obesità sono i principali fattori di rischio per la salute. In Italia, nel 2009, i fumatori rappresentano il 23 per cento della popolazione di 14 anni e più, i consumatori di alcol a rischio il 16,1 per cento, le persone obese il 10,3 per cento.

"Oltre un italiano su due non legge mai libri"
In Italia ogni anno vengono stampate in media 3,6 copie di opere librarie per ogni abitante, ma nell'arco di un anno meno del 47 per cento degli italiani legge almeno un libro nel tempo libero. E' quanto si legge nel rapporto "Noi Italia" 2011 dell'Istat. Poco più di un italiano su due (55 per cento) legge un quotidiano almeno una volta a settimana, uno su cinque utilizza Internet per leggere on-line o scaricare da Internet giornali, news o riviste. In generale, le famiglie italiane destinano ai consumi culturali (spese per ricreazione e cultura) in media il 6,8 per cento della spesa complessiva per consumi finali (anno 2008).
"Il rapporto debito/Pil è molto elevato"
Nel 2009 il rapporto debito/Pil è attestato al 116%, valore inferiore solamente a quello della Grecia. "Un rapporto debito/Pil elevato - si legge nell'analisi - determina un vincolo importante per le scelte di politica economica, obbligando a destinare un ammontare cospicuo di risorse pubbliche al servizio del debito per evitare un ulteriore aumento della sua incidenza; inoltre, esso spesso si riflette anche in un premio di rischio, ovvero nella necessità di corrispondere un tasso d'interesse comparativamente elevato sui titoli del debito". Nel 2009, spiega Istat, a fronte di un generalizzato peggioramento dei saldi e delle dinamiche dei conti pubblici dovuto al pieno manifestarsi della crisi economica, l'Italia si colloca al terzo posto tra i Paesi dell'Uem per surplus primario, mentre, relativamente all'incidenza dell'indebitamento netto, si colloca al sesto posto. Sempre nel 2009, la pubblica amministrazione italiana spende poco più di 13mila euro per abitante e si colloca all'undicesimo posto della graduatoria Ue27, poco al di sotto della Germania. L'ammontare di spesa pubblica attribuibile alle diverse regioni non può essere calcolato con esattezza; Istat ha quindi scelto di evidenziare la sola spesa statale per regione. Nel 2008, il Centro-Nord ha una spesa statale per abitante più elevata del 9,3% rispetto al Mezzogiorno.

(fonte tgcom.it)

Bankitalia: occupazione non riparte

"Penalizzati soprattutto i giovani"

L'occupazione non è ancora ripartita in Italia e la riduzione dei posti di lavoro è "più marcata per i giovani". Nel suo ultimo Bollettino economico, Bankitalia descrive una situazione ancora stagnante sul piano occupazionale e dipinge uno scenario senza "una robusta ripresa" in questa direzione. Nel terzo trimestre il lavoro ha continuato a ridursi, e il recupero del Pil è dovuto a forme contrattuali più flessibili rispetto a impieghi a tempo pieno.

I dati evidenziano un calo dei posti di lavoro a tempo indeterminato, crescono invece quelli flessibili; nel terzo trimestre 2010, infatti, i lavoratori dipendenti sono scesi di 349mila unità, il 2,75% in meno del 2009, mentre complessivamente tra lavoratori autonomi, part-time e a termine l'occupazione è salita di 144mila unità. Il numero dei lavoratori autonomi è cresciuto di 24mila unità, pari al +0,4% cui si aggiungono i 109mila lavoratori dipendenti a tempo parziale in più, pari al +4,3% e quelli a termine che salgono di 11 mila unità pari al +0,5%.

"Le imprese privilegiano le forme contrattuali più flessibili rispetto agli impieghi permanenti a tempo pieno", dicono gli economisti di palazzo Koch, spiegando come "la flessione dell'occupazione nel terzo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2009, abbia interessato esclusivamente i lavoratori dipendenti a tempo pieno e a tempo indeterminato". La debolezza delle prospettive occupazionali, inoltre, "tende a scoraggiare la ricerca di un impiego, soprattutto tra coloro che hanno scarsa esperienza lavorativa".

Le prospettive occupazionali restano incerte anche per il futuro. "Il saldo negativo tra la quota di imprese che ne prevedono una crescita e quella delle aziende che ne stimano una riduzione si è ampliato, passando da -3,7 punti percentuali dell'inchiesta di settembre a -8,8 punti percentuali di quella di dicembre", si legge. Un quadro che sconterebbe anche la moderata crescita economica attesa per i prossimi anni e che non supererebbe l'1%: "ritmi produttivi così modesti non consentirebbero una ripresa signficativa dell'occupazione che, nel settore privato, si espanderebbe di circa 0,5 putni percentuali, sia nel 2011 che nel 2012", spiega ancora il report di palazzo Koch.

(fonte tgcom.it)

martedì 18 gennaio 2011

Benzina: nuovi aggiustamenti

In alcune aree del Sud vola oltre 1,53 euro al litro

Non si fermano i rincari sulla rete carburanti. Secondo le rilevazioni di Quotidiano energia la benzina a livello medio nazionale supera quota 1,51 euro al litro e in alcune aree del Sud vola oltre 1,53 euro al litro, avvicinandosi cosi' al record di luglio 2008 di 1,56 euro al litro. A mettere mano ai listini sono stati oggi Tamoil e TotalErg. La prima ha aumentato di 0,5 centesimi il prezzo raccomandato del solo diesel, la seconda dello stesso importo sia la benzina che il gasolio.

(fonte ansa.it)

"Nuova Fiat, utili agli operai"

Marchionne: l'accordo sarà allargato

L'accordo Fiat su Mirafiori non si tocca. E agli utili, quando ci saranno, parteciperanno anche gli operai. Parola di Sergio Marchionne. Che annuncia l'estensione dell'intesa anche a Melfi e Cassino e precisa: "Il contratto firmato contiene tutte le protezioni costituzionali. Non siamo mica fessi". E ancora: "Nel 2011 arriveranno i nuovi modelli. L'Alfa sarà in America con una rete di duemila concessionari e farà il botto".

Il numero uno del Lingotto si confida in una lunga intervista con Ezio Mauro, su Repubblica. E assicura: "Sì, le dico che ci arriveremo", alla partecipazione dei lavoratori agli utili. "Voglio arrivarci. Ma prima di parteciparli, gli utili dobbiamo farli".

Nuovo contratto
Mauro gli chiede poi se il nuovo contratto riguarderà anche Melfi e Cassino. "Non c'è alternativa - risponde Marchionne -. Non possiamo vivere in due mondi". Mauro scende nei particolari e gli fa notare che il costo del lavoro pesa solo per il 7% sul costo di un'auto. Come pensa Marchionne di intervenire sul restante 93%? Ecco la risposta: "Quel 93% ha proprio a che fare con il costo di utilizzo degli impianti. Fatemelo migliorare e alzerò i salari. Possiamo arrivare al livello della Germania e della Francia. Io sono pronto".

Vicenda Alfa
L'amministratore delegato ribadisce poi di non avere alcuna intenzione di vendere Alfa Romeo: "Fossi matto, è roba nostra", e nemmeno i veicoli industriali: "Manco di notte. E l'arroganza tedesca, gliela raccomando. Quando volevo comprare Opel non me l'hanno data perché ero italiano...".

La quota di mercato e l'addio agli incentivi
Quanto al calo della quota di mercato di Fiat in Europa e all'assenza di nuovi modelli del gruppo, Marchionne afferma: "Staccata la spina degli incentivi, il mercato va giù. Lo sapevamo. Aspettiamo che si vuoti il tubo, nella seconda metà del 2011, e vediamo. Per quel momento avremo la nuova Y e la nuova Panda. Sta arrivando tutta la gamma Lancia, rifatta con gli americani, la Giulietta è appena uscita, la Jeep verrà prodotta qui in 280mila esemplari l'anno, per tutto il mondo. E grazie a Chrysler, l'Alfa arriverà in America, con una rete di 2mila concessionari, e farà il botto".

Referendum, il discorso è chiuso
Mauro incalza Marchionne sull'esito del referendum, passato con il voto decisivo degli impiegati, ma l'a.d. di Fiat sostiene che "il discorso è chiuso". "Per me Mirafiori ha deciso, e io sto al risultato, che è un risultato molto importante".

Marchionne sottolinea poi l'aspetto mediatico del referendum, rilevando che la Fiom "ha fatto un capolavoro, mistificando la realtà", mentre Fiat, "ebbene, dal punto di vista culturale siamo stati una ciofeca, la più grande ciofeca, e la colpa è mia".

Marchionne continua dicendo di essere convinto "che le nostre ragioni sono ottime. Ma non sono riuscito a farle diventare ragioni di tutti. Mi sembrava chiaro: io lavoratore posso fare di più se mi impegno di più, guadagnando di più".

"Diritti dei lavoratori rispettati"
A Mauro, che ipotizza che dietro i no ci sia la convinzione di scambiare il lavoro coni diritti, Marchionne risponde: "Lei deve pensare che non siamo fessi, e nemmeno arroganti. Il contratto firmato contiene tutte le protezioni costituzionali. Le dico di più. Io, Sergio Marchionne, non voglio togliere nulla di ciò che fa parte dei diritti dei lavoratori. Ma guardi che qui si parla d'altro: la Fiom è scesa in guerra non per i diritti, ma per il suo ruolo di minoranza bloccante".

"Credo in Torino"
Sull'idea diffusa che Marchionne non creda molto in Torino, l'a.d. risponde: "Guardi, io non ho mai fatto un investimento di così pessima qualità per l'azienda come quelli di Mirafiori o Pomigliano. Vuol dire crederci, questo, o che altro?". Fiat può produrre dove vuole, sottolinea Marchionne, "ma io sono convinto che se riusciamo a condividere l'obiettivo, possiamo cambiare l'azienda e renderla davvero competitiva. Ci sono strade più corte e più facili fuori dall'Italia. Ma io e John Elkann abbiamo deciso di prenderci la sfida e non accettare il declino. Si può fare, quindi si deve fare".

Serve dunque che l'accordo sia condiviso: e quel 50% di no, chiede Mauro? "Questo è il mio compito, e comincia adesso. Devo recuperarli, comunque abbiano votato, e portarli dentro il progetto". Sui timori dei lavoratori circa la compressione dei loro diritti, Marchionne ribadisce: "Non abbiamo compresso alcun diritto". Infine sul ruolo della famiglia Agnelli, Marchionne osserva che "se c'è un momento in cui la famiglia fa le cose giuste è proprio questo".

(fonte tgcom.it)

lunedì 17 gennaio 2011

Benzina: continuano i rialzi

Si avvicina la soglia di 1,51 euro al litro

La corsa dei prezzi della benzina non si ferma e vola a un soffio da 1,51 euro. Secondo Quotidiano Energia, si registra un solo movimento sul fronte prezzi raccomandati (Q8 +0,5 centesimi sulla benzina), ma gli impianti hanno continuato ad assorbire i rialzi dei giorni precedenti.

Emergono infatti assestamenti al rialzo ovunque con IP che raggiunge Tamoil oltre a 1,5 euro/litro sulla benzina a livello medio nazionale. Soglia che al Sud e' stata ormai sfondata da tutti i marchi.

(fonte ansa.it)