giovedì 17 febbraio 2011

Pensioni invalidi,stretta dell'Inps

Nel 2010 revocate una su quattro

Nel 2010 una pensione d'invalidità su quattro, vale a dire il 23%, è stata controllata e revocata dall'Inps. Nella classifica delle Regioni con più furbetti, in testa troviamo la Sardegna (53%), l'Umbria (47%), la Campania (43%), la Sicilia (42%) e la Calabria (35%). Nel 2009 le cancellazioni erano state l'11%. L'obiettivo, in 4 anni, è controllare 800mila pensionati su quasi 2,9 milioni.
Pensioni invalidi,stretta dell'Inps

Le verifiche si sono raffinate, spiegano dall'Inps. Prima l'erogazione della pensione spettava all'Asl, ora l'ultima parola tocca all'ente previdenziale. Non è un mistero che in certe zone del Paese l'assegno mensile (260,27 euro al mese per tredici mensilità) e l'indennità d'accompagnamento (487,39 euro al mese per dodici mensilità) costituiscano un vero e proprio reddito, a volte ottenuto per un giudizio troppo generoso da parte delle Asl.

Maglia nera a Sassari
Tra le province il primato della cancellazioni spetta a Sassari (76%), seguita da Cagliari (64%) e Napoli (55%). A Roma le revoche ammontano al 26%, mentre a Milano corrispondono al 3%.

"Scoprire le truffe"
"Oggi un vero invalido si vergogna a dirlo perché teme di essere additato come un falso invalido. Noi - racconta al Corriere della Sera il presidente Antonio Mastrapasqua - siamo impegnati a smontare questo diffuso sentimento di ostilità".

(fonte tgcom.it)

Premier: "Bene calo verticale Cig"

Per Tremonti "ora è tempo di crescere"

"Siamo confortati dal calo verticale della cassa integrazione": il governo, in questo periodo, ha "mantenuto sotto controllo i conti pubblici ma ha anche garantito la pace sociale". A sostenerlo è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al quale fa eco - durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi - il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: "Adesso si apre una fase diversa: tenere i conti pubblici ma anche ragionare sulla crescita".

"Il governo ha sostenuto le nostre imprese all'estero e notevole è stato anche il lavoro della nostra diplomazia commerciale, tanto da averci fatto vivere il campionato del mondo delle opere pubbliche con il raddoppio del Canale di Panama. Anche questo va messo nel novero delle cose fatte dal governo", ha aggiunto Berlusconi.

"Il fattore psicologico è considerato ormai il primo fattore di crisi. L'ottimismo è quindi considerato il compito primo di tutti i governi" per far ripartire l'economia, ha sottolineato il premier.

Tremonti: "In Ue omessa vigilanza finanza privata"
"In Europa c'è stato il grande problema dell'omessa vigilanza sulla finanza privata, a fronte di una giusta vigilanza sulla finanza pubblica", ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. "Vogliamo - ha aggiunto - che sia riconosciuta la verità, la crisi che viviamo è prodotta dalle banche e da chi non ha vigilato sulle banche, lo capiscono tutti".

"Italia, positivo Pil 2010 a 1,1%, altri Paesi drogati"
Il governo giudica positivamente che l'Italia sia cresciuta dell'1,1% nel 2010 e imputa le migliori performance di altri Paesi a debiti pubblici così inferiori, a minori costi dell'energia e a pubbliche amministrazioni non pletoriche e inefficienti come quella italiana. "Lo scorso anno siamo cresciuti dell'1,1%, in linea con le previsioni del governo. Meno di altri Paesi? In parte è vero, ma non dimenticatevi che in questi dieci anni alcuni Paesi sono cresciuti molto perché drogati dalla finanza, e oggi stanno scendendo le valli baldanzosamente percorse grazie a carte di credito e leve finanziarie", dice Tremonti.

Poi, il ministro esamina il divario di crescita rispetto a Francia e Germania: "La Francia cresce dell'1,5%, noi dell'1,1%. La Francia ha un deficit del 7%, senza quel 7% i numeri sulla crescita sarebbero meno dei nostri. La Germania è un fenomeno e deve questo boom ai contratti aziendali. Secondo, hanno avuto fortuna di incrociare domanda keynesiana cinese. Terzo, hanno avuto dall'Europa una quota enorme di deroghe, sono meno sul mercato di quanto siamo noi", concludeTremonti.

(fonte tgcom.it)

martedì 15 febbraio 2011

MARCHIONNE ALLA CAMERA: "FIAT NON LASCERÀ L'ITALIA"

Sergio Marchionne sceglie giacca e cravatta per la sua prima audizione alla Camera, davanti alla Commissione Attività Produttive. L'ad di Fiat dismette il tradizionale maglioncino e opta per un vestito grigio, una camicia azzurra e una cravatta blu. Complice dello 'strappo' alla consuetudine il regolamento della Camera che prevede l'obbligatorietà della giacca anche se non della cravatta per i deputati e gli ospiti. Unico precedente il 2005 per l'incontro al Quirinale con l'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi; anche in quell'occasione Marchionne indossò la giacca. «Il fatto di essere qui in Parlamento è la dimostrazione del rispetto per questo Paese e le istituzioni e la fiducia che abbiamo nel futuro dell'azienda e dell'Italia», ha detto Marchionne. Su Fiat si «è aperto un ampio e lungo dibattito; si è sentita molta politica, molta ideologia ma poca aderenza alla realtà e conoscenza dei fatti».
La Fiat ha progetti «ambiziosi» che partono dall'Italia, ha aggiunto. «Abbiamo progetti ambiziosi che partono proprio dall'Italia, ma- ha evidenziato- non è possibile ignorare la realtà che ci circonda». «Abbiamo progetti ambiziosi che partono proprio dall'Italia e si ispirano su uno sforzo globale», ha detto, aggiungendo: «Vorrei che fosse assolutamente chiara una cosa: nessuno può accusare la Fiat, guardandola negli occhi, di comportamenti scorretti, di vivere alle spalle dello Stato o di voler abbandonare il Paese». «Se si realizzeranno le condizioni» rispetto al progetto Fabbrica Italia, «allora il nostro Paese sarà in grado di mantenere la sede legale».
«Se riusciamo a portare l'utilizzo degli impianti dall'attuale 40% all'80%, siamo pronti ad aumentare i salari portandoli ai livelli della Germania». E anche «al passo successivo ,che è la partecipazione dei lavoratori agli utili d'azienda».
«Se il cuore è e resterà in Italia, la nostra sede sarà in più posti; sedi operative diverse in diversi posti. Non c'è assolutamente nulla di strano in questo: non si tratta di rinnegare le nostre radici ma anzi di proteggerle, di garantire al passato il futuro, continua Marchionne. »La scelta della sede legale non è stata ancora presa«, aggiunge l'ad e »non è vero che la Fiat ha salvato Chrysler, è vero anche il contrario«. «Posso annunciarvi che il lancio della Nuova Panda avverrà entro la fine di quest'anno».

FIAT NON LASCIA L'ITALIA La «Fiat non ha alcuna intenzione di lasciare l'Italia», ha assicurato Marchionne. «Nonostante tutti i vincoli e le difficoltà, siamo convinti che il nostro sistema produttivo possa e debba essere competitivo. È una sfida che si può vincere, è una scommessa». La Fiat, dice ancora Marchionne, «è un pezzo importante della storia, vogliamo che resti un pezzo importante del futuro».

(fonte leggo.it)