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venerdì 15 luglio 2011

Fiat Melfi, il giudice: ok ai licenziamenti

Accettato il ricorso dell'azienda contro il reintegro dei tre operai

Il giudice del lavoro, Amerigo Palma, ha accolto il ricorso presentato dalla Fiat contro il reintegro di tre operai (due dei quali delegati Fiom) dello stabilimento di Melfi (Potenza). Nell'estate del 2010, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli erano stati licenziati, con la contestazione da parte dell'azienda di aver sabotato la produzione durante uno sciopero interno, ed erano poi stati reintegrati dal giudice del lavoro.

''Noi non ci arrendiamo'': è questo il messaggio lanciato all'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, dai tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) licenziati nell'estate del 2010. Marco Pignatelli, anche a nome di Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte, ha aggiunto che ''noi accettiamo la decisione del giudice, perche' e' lui a decidere, ma sicuramente non ci arrendiamo perché riteniamo che il nostro è stato un licenziamento illegittimo''.

''Ora - ha continuato Pignatelli - non c'è più rabbia, ma solo amarezza. Prima di oggi credevamo che per noi sarebbe andata in maniera positiva. Continuiamo pero' a pensare di avere ragione''. Insieme agli operai, c'e' anche il segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola, secondo il quale, ''questa sentenza rischia di aprire un pericoloso precedente rispetto a quelli che sono i diritti dei lavoratori''.

La posizione di Fiat
''Dopo circa un anno di istruttoria e ben 26 testimoni ascoltati, è stata appurata la verità materiale e giuridica sui fatti che si sono verificati nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2010, e soprattutto che la 'Sata' non ha mai posto in essere comportamenti persecutori e antisindacali nei confronti della Fiom-Cgil''.

Lo ha detto all'Ansa uno dei legali della Fiat, Francesco Amendolito, commentando la sentenza del giudice del lavoro che ha accolto il ricorso dell'azienda contro il reintegro dei tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza).

''I licenziamenti del 2010 - ha spiegato l'avvocato - sono stati ritenuti legittimi e non integranti una condotta antisindacale, revocando quindi il decreto di reintegro emesso nell'agosto del 2010. Non siamo in grado di aggiungere ulteriori commenti - ha concluso Amendolito - restando in attesa di leggere nel particolare le motivazioni che il magistrato ha annunciato di voler depositare domani''.

(fonte tgcom.it)

venerdì 24 giugno 2011

PENSIONI, ECCO LE IPOTESI. DONNE A RIPOSO A 65 ANNI

Aumento dell'età di vecchiaia per le donne nel settore privato, anticipo dal 2015 al 2013 della riforma che lega l'età di pensionamento all'aspettativa di vita, incremento dei contributi dei collaboratori, formalizzazione dell'aumento dell'età per il pensionamento di anzianità nel 2013 (e possibile anticipo a metà del 2012): sono le ipotesi allo studio del Governo perchè anche la previdenza dia un contributo alla manovra.
Nel complesso si spendono per pensioni oltre 250 miliardi di euro (ultimi dati Istat riferiti al 2009), con un aumento del 5,1% sull'anno precedente. Le riforme varate l'anno scorso (un anno ulteriore di attesa per l'accesso alla pensione per i dipendenti, 18 mesi per gli autonomi, ovvero la cosiddetta 'finestra mobilè, e collegamento dal 2015 dell'età di pensionamento con l'aspettativa di vita) hanno ulteriormente stabilizzato il sistema ma potrebbe rendersi necessario un nuovo passo avanti.

Ecco le ipotesi allo studio:

- DONNE NEL PRIVATO A RIPOSO A 65 ANNI COME GLI UOMINI: sarebbe la misura teoricamente più equa. Le donne che lavorano nella pubblica amministrazione adesso vanno a 61 anni ma dal 2012 è previsto uno 'scalone« che le porterà direttamente a 65. L'equiparazione uomini-donne è inoltre già prevista in tutti i principali Paesi europei. A questa misura si oppone il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, perchè ritiene potrebbe portare problemi di sostenibilità sociale (le donne tra i 60 e i 65 anni italiane spesso svolgono lavoro di cura per i nipoti e per i genitori anziani). La misura vale però circa un miliardo l'anno (se si ipotizza l'innalzamento di un anno di età ogni due anni), ed è probabile che sarà studiata una qualche forma di gradualità.

- ANTICIPO RIFORMA SU ASPETTATIVA VITA DA 2015 A 2013: la riforma prevista dalla legge 122/2010 prevede che dal 2015 si possa aumentare l'età per l'accesso al pensionamento legandola all'aspettativa di vita. Il primo scalino non potrà superare i tre mesi ma gli scalini successivi (triennali a partire dal 2019) potrebbero essere anche di quattro mesi. La riforma all'inizio non porta risparmi consistenti (1,2 miliardi nel complesso nei primi due anni, quindi se si anticipasse si otterrebbero tra il 2013 e il 2015) ma a regime (nel 2020 o nel 2018 a seconda di quando la si fa partire) varrebbe circa 1,6 miliardi l'anno.

- CONTRIBUTI COLLABORATORI: I co.co.pro pagano adesso il 26,7% di contributi previdenziali sui loro emolumenti (a fronte del 33% dei dipendenti). L'aumento, per quanto utile per incrementare la pensione futura di questi lavoratori, è poco probabile perchè li renderebbe meno competitivi (la Confindustria ha chiarito la sua posizione esprimendo la sua contrarietà alla misura).

- FORMALIZZAZIONE DI QUOTA 97 (98 PER AUTONOMI) PER PENSIONE ANZIANITÀ: la legge Damiano del 2007 prevede che la quota per l'accesso alla pensione di anzianità (adesso a 96 per i dipendenti con 60 anni di età e 36 di contributi, 97 per gli autonomi) possa salire, previa verifica sui conti, di un anno nel 2013 (a 97 per i dipendenti e 98 per gli autonomi). E se è praticamente certo che la verifica possa dare il via libera a questo aumento, non è escluso che possa arrivare anche prima, magari già a metà del 2012.

- CONTRIBUTO PENSIONI D'ORO: sospensione della rivalutazione automatica per le pensioni superiori di otto volte il minimo (circa 4.000 euro).

(fonte leggo.it)

lunedì 30 maggio 2011

STIPENDIO MEDIO IN ITALIA DI 1.300 EURO. DONNE -20%

Lo stipendio netto di un italiano in media non supera i 1.300 euro mensili, una cifra che nasconde, però, la forte differenza che c'è tra uomini e donne, con le lavoratrici che hanno retribuzioni più basse del 20%. Ancora peggio va per gli stranieri, che ricevono una busta paga sotto i mille euro. I giovani, invece, scontano il fatto di essere neo-assunti e nei primi due anni di lavoro il salario medio è di appena 900 euro.

È questa la fotografia scattata dall'Istat sulle retribuzioni nette mensili per dipendente nel 2010. Nel Rapporto annuale sulla situazione del Paese, l'Istituto calcola, infatti, che lo stipendio medio di un cittadino italiano è di 1.286 euro, frutto di una ricompensa di 1.407 euro per i lavoratori e di 1.131 euro per le lavoratrici; in altre parole le donne sono pagate un quarto in meno. Sugli stranieri la riduzione è ancora più forte, visto che la busta paga si ferma a 973 euro (-24%). A riguardo l'Istat spiega che «in confronto al 2009, lo svantaggio degli stranieri è divenuto ancora più ampio».

Oltre al genere e al passaporto, un'altra differenza sul peso delle retribuzioni la fanno gli anni di lavoro: all'inizio della carriera si parte sotto i 900 euro superando la soglia dei mille solo dopo 3-5 anni di servizio e il tetto dei 1.300 compiuti i 20 anni di attività. D'altra parte, emerge sempre dal rapporto annuale dell'Istat, la spesa che lo stato italiano indirizza agli aiuti al reddito è inferiore rispetto alle quote sborsate nel resto d'Europa. Nel volume si legge, infatti, che «l'Italia si colloca all'ultimo posto tra i paesi Ue per le risorse destinate al sostegno del reddito, alle misure di contrasto della povertà o alle prestazioni in natura a favore di persone a rischio di esclusione sociale».

Stando a dati del 2008, sottolinea l'Istat, «la maggior parte delle risorse sono assorbite da trasferimenti monetari di tipo pensionistico, mentre quote molto residuali e inferiori alla media Ue vengono destinate alle funzioni dedicate - appunto - al sostegno delle famiglie, alla disoccupazione e al contrasto delle condizioni di povertà ed esclusione sociale». Più in particolare, le uscite per protezione sociale sono assorbite per il 51,3% dalla voce 'vecchiaia', mentre solo il 4,7% va alla famiglia, ancora miniore è la fetta dedicata ai disoccupati (1,9%).

(fonte leggo.it)

lunedì 23 maggio 2011

CRISI, DALL'ISTAT DATI CHOC: "ITALIA INDIETRO DI 10 ANNI. 1 SU 4 A RISCHIO POVERTÀ"

In Italia «la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni» e l'attuale «moderata ripresa» ne ha fatti recuperare 13. È quanto si legge nel rapporto annuale dell'Istat, in cui si sottolinea anche che nel decennio 2001-2010 l'Italia «ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell'Unione europea, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l'1,3% registrato dall'Ue e l'1,1% dell'Uem».
L'Istat rileva in particolare negli anni «un graduale scollamento della performance italiana rispetto alle altre maggiori economie dell'Unione che è divenuto più evidente nella fase di ripresa 2006-2007 e si è aggravato con la crisi». Inoltre, si legge ancora nel rapporto, «per la sua vocazione produttiva e gli scarsi margini di manovra della finanza pubblica il nostro Paese ha subito la crisi in maniera comparativamente forte e stentato nella successiva ripresa: nel 2010 il livello del pil è risultato ancora inferiore di 5,3 punti percentuali rispetto a quello raggiunto nel 2007, mentre il divario da colmare è del 3,7% nel Regno Unito, del 3% in Spagna e di appena lo 0,8% e lo 0,3% in Francia e in Germania».
Tracciando il bilancio della crisi, i tecnici dell'Istat spiegano che «lo stock delle imprese si è ridotto di 43 mila unità, per 363 mila addetti». Tornando ad oggi, aggiungono con riferimento agli ultimi dati sul Pil, «la crescita nel primo trimestre è ancora molto lenta» e «in generale si riapre il divario con l'Europa». Anche per quanto riguarda la produttività del lavoro il recupero non basta a riconquistare il terreno perso, «siamo ai livelli del 2000», avvertono i tecnici dell'Istituto. Inoltre, il rapporto fa notare che «il principale fattore trainante per la ripresa è stata la domanda estera, che comunque era anche stata la componente che aveva guidato la caduta nel corso della recessione».
Tuttavia, si legge nel volume, «dopo aver agito da traino nella fase di recupero dell'attività industriale, la componete estera della domanda ha però assunto nel periodo più recente un ruolo frenante: il fatturato realizzato sui mercato esteri, che era in fortissima crescita sino al terzo trimestre, ha registrato nel quarto trimestre del 2010 e ancora all'inizio del 2011 un'evoluzione assai modesta, mentre quello relativo alla componente nazionale ha mantenuto una dinamica più moderata, ma persistentemente positiva».
Guardando sempre all'estero, i tecnici dell'Istat evidenziano che «le piccole e medie imprese hanno reagito meglio sia nella fase recessiva che, e sopratutto, in quella espansiva, mostrando la capacità di riposizionarsi sui mercati internazionali. Mentre le grandi imprese rappresentano il segmento più in difficoltà specialmente nei mercati europei».

UN QUARTO DEGLI ITALIANI A RISCHIO POVERTA' Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) «sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale». Si tratta di un valore - rileva l'Istat nel rapporto annuale presentato oggi - superiore alla media Ue che è del 23,1%. Il rischio povertà riguarda circa 7,5 milioni di individui (12,5% della popolazione).
Mentre 1,7 milione di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione si trova 1,7 milione (2,9%) e 1,8 milione (3%) in un'intensità lavorativa molto bassa. Si trovano in quest'ultima condizione l'8,8% delle persone con meno di 60 anni (6,6% contro il valore medio del 9%). Solo l'1% della popolazione (circa 611 mila individui) vive in una famiglia contemporaneamente a rischio di povertà, deprivata e a intensità di lavoro molto bassa.
Nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo degli italiani, vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa (469 mila).

MEZZO MILIONE DI GIOVANI HA PERSO IL LAVORO «In Italia l'impatto della crisi sull'occupazione è stato pesante. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità». I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d'età in cui si registrano 501 mila occupati in meno. È quanto emerge dal rapporto annuale 2010 dell'Istat.
L'oltre mezzo milioni di occupati in meno (-2,3%) in due anni è, quindi, il risultato di una perdita di 501 mila posti tra gli under 30 (-13,2%), di un calo dei 322 mila unità nella fascia d'età compresa tra i 30 e i 49 anni (-2,3%) e di un aumento di 291 mila occupati tra gli over-50 (+5,2%). Analizzando più da vicino i dati, l'Istat fa notare che «nel biennio la discesa della domanda di lavoro maschile (-3,1%, pari a -430 mila unità) ha pressochè dimezzato la crescita intervenuta tra il 2000 e il 2008; la flessione dell'occupazione femminile ha interrotto (-1,1%, pari a -103 mila unità) ha interrotto il precedente incremento della partecipazione al mercato del lavoro».
Più in particolare, spiega l'Istituto, nella media del 2010, «la contrazione occupazionale si è concentrata nella componente maschile, il cui livello è di poco superiore a quello toccato nel 2005». Guardando ai diversi settori, si sottolinea nel rapporto, «la perdita di manodopera industriale (-404 mila unità nel 2009-2010) ha contribuito per i tre quarti alla caduta di domanda totale nel biennio».

ITALIA SOTTO I BIG UE Le famiglie italiane, per salvaguardare il livello dei consumi, hanno progressivamente eroso il loro tasso di risparmio, «sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell'Uem», ovvero dell'eurozona. È quanto emerge da rapporto annuale 2010 dell'Istat, dove, inoltre, si sottolinea che lo scorso anno la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata aL 9,1%, «il valore più basso dal 1990».
Nel 2010, evidenzia l'istituto di statistica, il reddito disponibile delle famiglie è tornato a crescere (+1%), dopo la flessione del 3,1% del 2009. Tuttavia, considerando l'inflazione, il loro potere d'acquisto ha subito una riduzione dello 0,5% rispetto al 2009, anno in cui era stato già registrato un consistente calo del 3,1%. Anche la spesa per consumi, dopo la flessione dell'1,8% del 2009, ha ripreso a crescere, aumentando del 2,5% in termini nominali e dell'1% in quantità.
La dinamica dei consumi, più sostenuta rispetto a quella del reddito, ha dunque ulteriormente ridotto il risparmio, diminuito in valore assoluto del 12,1% nel 2010 rispetto al 2009, quando si era già avuta una riduzione del 12,6%.

(fonte leggo.it)

giovedì 17 febbraio 2011

Premier: "Bene calo verticale Cig"

Per Tremonti "ora è tempo di crescere"

"Siamo confortati dal calo verticale della cassa integrazione": il governo, in questo periodo, ha "mantenuto sotto controllo i conti pubblici ma ha anche garantito la pace sociale". A sostenerlo è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al quale fa eco - durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi - il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: "Adesso si apre una fase diversa: tenere i conti pubblici ma anche ragionare sulla crescita".

"Il governo ha sostenuto le nostre imprese all'estero e notevole è stato anche il lavoro della nostra diplomazia commerciale, tanto da averci fatto vivere il campionato del mondo delle opere pubbliche con il raddoppio del Canale di Panama. Anche questo va messo nel novero delle cose fatte dal governo", ha aggiunto Berlusconi.

"Il fattore psicologico è considerato ormai il primo fattore di crisi. L'ottimismo è quindi considerato il compito primo di tutti i governi" per far ripartire l'economia, ha sottolineato il premier.

Tremonti: "In Ue omessa vigilanza finanza privata"
"In Europa c'è stato il grande problema dell'omessa vigilanza sulla finanza privata, a fronte di una giusta vigilanza sulla finanza pubblica", ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. "Vogliamo - ha aggiunto - che sia riconosciuta la verità, la crisi che viviamo è prodotta dalle banche e da chi non ha vigilato sulle banche, lo capiscono tutti".

"Italia, positivo Pil 2010 a 1,1%, altri Paesi drogati"
Il governo giudica positivamente che l'Italia sia cresciuta dell'1,1% nel 2010 e imputa le migliori performance di altri Paesi a debiti pubblici così inferiori, a minori costi dell'energia e a pubbliche amministrazioni non pletoriche e inefficienti come quella italiana. "Lo scorso anno siamo cresciuti dell'1,1%, in linea con le previsioni del governo. Meno di altri Paesi? In parte è vero, ma non dimenticatevi che in questi dieci anni alcuni Paesi sono cresciuti molto perché drogati dalla finanza, e oggi stanno scendendo le valli baldanzosamente percorse grazie a carte di credito e leve finanziarie", dice Tremonti.

Poi, il ministro esamina il divario di crescita rispetto a Francia e Germania: "La Francia cresce dell'1,5%, noi dell'1,1%. La Francia ha un deficit del 7%, senza quel 7% i numeri sulla crescita sarebbero meno dei nostri. La Germania è un fenomeno e deve questo boom ai contratti aziendali. Secondo, hanno avuto fortuna di incrociare domanda keynesiana cinese. Terzo, hanno avuto dall'Europa una quota enorme di deroghe, sono meno sul mercato di quanto siamo noi", concludeTremonti.

(fonte tgcom.it)

martedì 15 febbraio 2011

FIAT, SIGLATO ACCORDO PER TERMINI IMERESE

È stato siglato l'accordo di programma per la riconversione dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, che cesserà la produzione a fine anno. Lo ha fatto sapere il ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani. L'accordo è stato siglato dalla Fiat, dalla Regione Sicilia, dalla Provincia, dal Comune e dall'Asi (l'area di sviluppo industriale proprietaria dei terreni). È arrivato, quindi, l'ok ai sette progetti industriali inseriti nella short-list dall'advisor Invitalia. Sono previsti investimenti pubblici per 450 milioni: 100 milioni dal ministero e 350 milioni dalla Regione Sicilia. Complessivamente l'investimento, considerando l'apporto dei privati, è pari a oltre un miliardo.

ROMANI: "DALLA CRISI ALLA STORIA" «Da una situazione di crisi ne abbiamo ricavato una straordinaria case history italiana di ristrutturazione aziendale, industriale, che da anche alla Sicilia la possibilità di raddoppiare l'occupazione. Quello che sta avvenendo è un caso unico, una straordinaria occasione». Così il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, commenta la sigla dell'accordo di programma per la riconversione dello stabilimento di Termini Imerese. «A fronte dei circa 1.500 dipendenti attuali si arriverà, una volta che le sette aziende si sono stabilite, a 3.300 dipendenti», ha sottolineato il ministro.

(fonte leggo.it)

martedì 1 febbraio 2011

Disoccupazione giovanile al 29%

Dati Istat: e' nuovo record, livello piu' alto da gennaio 2004

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre e' salito al 29% dal 28,9% di novembre, segnando cosi' un nuovo record, si tratta, infatti, del livello piu' alto dall'inizio delle serie storiche mensili, ovvero dal gennaio del 2004. Lo comunica l'Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie. Il tasso di disoccupazione a dicembre resta stabile all'8,6%, lo stesso livello gia' registrato a novembre (rivisto al ribasso dall'8,7%).

(fonte ansa.it)

mercoledì 19 gennaio 2011

Giovani: 20% non lavora né studia

Istat: quote rosa, ultimi in Europa

In Italia un giovane su cinque non studia né lavora: i ragazzi al di fuori di un percorso scolastico e neppure impegnati in un'attività lavorativa sono poco più di due milioni, il 21,2% tra i 15-29enni (nel 2009), la quota più elevata a livello europeo. Lo rivela l'Istat secondo cui il nostro Paese si colloca agli ultimi posti in Europa anche per tasso d'occupazione femminile (46,4%): ha un lavoro meno di una donna su due.

"Il tasso di inattività supera la media Ue"

Il tasso di inattività della popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni è stato pari al 37,6%, valore tra i più elevati d'Europa e in aumento di oltre mezzo punto rispetto all'anno precedente. Tale risultato è la sintesi di un livello di inattività maschile pari al 26,3% e, soprattutto, di un tasso femminile straordinariamente elevato: 48,9%. Se si esamina l'andamento dell'ultima decade, rispetto al 2000 il livello generale del tasso di inattività risulta in diminuzione di 1,4 punti percentuali. Nello stesso anno, il tasso di inattività della popolazione tra i 15 e i 64 anni nella Ue è ben inferiore e pari al 28,9%. L'Italia presenta un livello di inattività particolarmente elevato, che la colloca al terzo posto della graduatoria europea dopo Malta e Ungheria.

"Italia è uno stato anziano ma 4 regioni 'ringiovaniscono'"
L'Italia è tra i paesi più anziani d'Europa, ma in alcune zone del paese, per esempio l'Emilia Romagna, l'indice di invecchiamento cala. Se l'invecchiamento della popolazione è un fenomeno in crescita, ci sono 144 anziani ogni 100 giovani (in Europa solo la Germania presenta un indice di vecchiaia più accentuato), in quattro regioni (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Liguria), l'indice di vecchiaia si riduce rispetto al 2002. L'Italia è ai primi posti nella graduatoria europea come longevità. La vita media degli italiani è di oltre 84 anni per le donne e di quasi 79 anni per gli uomini, ai primi posti nell'Unione europea. Il Belpaese vanta "un'efficienza energetica buona, l'aspettativa di vita continua a crescere così come le condizioni sanitarie migliorano". E ancora: "Cresce il tasso di natalità soprattutto grazie agli immigrati, aumenta la popolazione straniera. La situazione economica estremamente difficile nel 2008-2009 ha visto le famiglie fare da ammortizzatori sociali e ci chiediamo per quanto ancora". Il sistema produtivo vede l'export crescere, ma alcuni settori sono molto indietro e la produzione industriale è più bassa".

"Sette milioni di italiane hanno subito violenze fisica o sessuale"
Sono quasi 7 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita, pari al 31,9 per cento: circa 5 milioni hanno subito violenze sessuali (23,7 per cento), quasi 4 milioni violenze fisiche (18,8 per cento). L'analisi, effettuata dall'Istat e contenuta nel rapporto 'NoiItalia', a livello territoriale rivela una maggiore diffusione della violenza fisica e sessuale nel Nord e nel Centro Italia, mentre nel Mezzogiorno i valori sono quasi sempre inferiori al dato nazionale.

"Dieci italiani su cento vivono in condizioni di povertà"
Le famiglie in condizioni di povertà relativa sono il 10,8 per cento delle famiglie residenti; si tratta di 7,8 milioni di individui poveri, il 13,1 per cento della popolazione residente. Nel 2008, circa il 61 per cento delle famiglie residenti in Italia ha conseguito un reddito netto inferiore a quello medio (29.606 euro, circa 2.467 euro al mese). La distribuzione più diseguale si rileva in Sicilia, Campania, Lazio e Molise. L'incidenza delle persone che vivono in famiglie povere rappresenta un indicatore significativo per la valutazione dell'esclusione sociale. In generale, infatti, la povertà è fortemente associata alla struttura familiare, con riferimento sia alla sua dimensione sia alla sua composizione (ad esempio, la presenza di componenti anziani); a bassi livelli di istruzione; a lavori scarsamente qualificati e alla disoccupazione. Nel 2008, in Italia gli individui poveri sono poco piu' di 8 milioni e corrispondono al 13,6 per cento del complesso della popolazione. Si tratta di 2 milioni 737 mila famiglie, l'11,3 per cento del totale, con una spesa per consumi inferiore alla cosiddetta soglia o linea di povertà (999,67 euro).

"Imprese tra le peggiori in Ue"
Il livello di competitività delle imprese italiane è pari a circa 125,5 euro di valore aggiunto ogni 100 euro di costo unitario del lavoro. Il dato colloca il nostro Paese tra gli ultimi posti nella graduatoria europea ed è più basso di quello registrato nel 2001. In Italia si contano quasi 66 imprese ogni mille abitanti: valore tra i più elevati d'Europa, a testimonianza del prevalere delle imprese di ridotte dimensioni (2008). Il tasso di imprenditorialità - calcolato come rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese - è pari al 31,3 per cento (2008), valore quasi triplo rispetto alla media europea.Anche se le specializzazioni settoriali dell'economia italiana sono simili a quelli della Germania, la composizione dimensionale è molto differente: in Germania, come in molte economie dell'Europa continentale, prevale la grande impresa, mentre in Italia le dimensioni produttive sono assai contenute.
Disabili, "130mila nelle scuole ma strutture poco accessibili"
Sono poco più di 130mila gli alunni con disabilità nelle scuole italiane ma, a fronte di un livello elevato di inserimento, l'ambiente risulta ancora poco accessibile. "L'integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali", relativa agli anni scolastici 2008/2009 e 2009/2010. Ad oltre trent'anni anni dall'emanazione della legge n. 577/77, che ha dato avvio al processo di integrazione dei ragazzi con disabilità nelle scuole pubbliche, si può affermare che i risultati conseguiti mostrano in Italia livelli elevati di inserimento. L'integrazione scolastica, però, è un concetto che va al di là del mero aumento di iscritti nelle scuole: il livello di integrazione, infatti, si misura anche attraverso informazioni che descrivono sia le risorse umane messe in campo sia la presenza di strutture scolastiche accessibili.

"Ogni famiglia spende oltre 1.100 euro per la sanità"
Ogni famiglia spende per curarsi oltre 1.100 euro l'anno, una spesa sanitaria pari all'1,9% del Pil. La spesa sanitaria pubblica ammonta a oltre 110 miliardi di euro (7,3 per cento del Pil) e supera i 1.800 euro annui per abitante (anno 2009). La spesa sanitaria pubblica italiana è molto inferiore a quella di altri importanti paesi europei come Francia e Germania. Le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 21,3 per cento: la spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l'1,9 per cento del Pil nazionale e ammonta a 1.178 euro per famiglia (anno 2008). L'Italia è tra i Paesi Ue quello con il maggior numero di medici in strutture sanitarie pubbliche e private sul totale della popolazione residente, quasi 410 ogni centomila abitanti (2009). Tra il 2002 e il 2007, in tutte le regioni si è verificata una convergenza dell'offerta di posti letto ospedalieri per abitante verso la media nazionale, scesa da 4,3 a 3,7 posti letto ogni mille abitanti. La mobilità ospedaliera fra regioni è un fenomeno rilevante. Il rapporto dedica spazio anche all'epidemiologia: i tumori e le malattie del sistema circolatorio, più frequenti nelle età adulte e senili, rappresentano le principali cause di ricovero sia in Italia, sia nel resto dell'Europa. Le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i paesi dell'Ue. In Italia, il tasso standardizzato di mortalità per queste cause è pari a 32,6 decessi ogni diecimila abitanti, quello relativo ai tumori è pari a 26,6 decessi ogni diecimila abitanti, con valori maggiori negli uomini (36,8) rispetto alle donne (19,6). I tumori rappresentano in Italia e in Europa la seconda causa di morte (2007). Il fumo, l'alcol e l'obesità sono i principali fattori di rischio per la salute. In Italia, nel 2009, i fumatori rappresentano il 23 per cento della popolazione di 14 anni e più, i consumatori di alcol a rischio il 16,1 per cento, le persone obese il 10,3 per cento.

"Oltre un italiano su due non legge mai libri"
In Italia ogni anno vengono stampate in media 3,6 copie di opere librarie per ogni abitante, ma nell'arco di un anno meno del 47 per cento degli italiani legge almeno un libro nel tempo libero. E' quanto si legge nel rapporto "Noi Italia" 2011 dell'Istat. Poco più di un italiano su due (55 per cento) legge un quotidiano almeno una volta a settimana, uno su cinque utilizza Internet per leggere on-line o scaricare da Internet giornali, news o riviste. In generale, le famiglie italiane destinano ai consumi culturali (spese per ricreazione e cultura) in media il 6,8 per cento della spesa complessiva per consumi finali (anno 2008).
"Il rapporto debito/Pil è molto elevato"
Nel 2009 il rapporto debito/Pil è attestato al 116%, valore inferiore solamente a quello della Grecia. "Un rapporto debito/Pil elevato - si legge nell'analisi - determina un vincolo importante per le scelte di politica economica, obbligando a destinare un ammontare cospicuo di risorse pubbliche al servizio del debito per evitare un ulteriore aumento della sua incidenza; inoltre, esso spesso si riflette anche in un premio di rischio, ovvero nella necessità di corrispondere un tasso d'interesse comparativamente elevato sui titoli del debito". Nel 2009, spiega Istat, a fronte di un generalizzato peggioramento dei saldi e delle dinamiche dei conti pubblici dovuto al pieno manifestarsi della crisi economica, l'Italia si colloca al terzo posto tra i Paesi dell'Uem per surplus primario, mentre, relativamente all'incidenza dell'indebitamento netto, si colloca al sesto posto. Sempre nel 2009, la pubblica amministrazione italiana spende poco più di 13mila euro per abitante e si colloca all'undicesimo posto della graduatoria Ue27, poco al di sotto della Germania. L'ammontare di spesa pubblica attribuibile alle diverse regioni non può essere calcolato con esattezza; Istat ha quindi scelto di evidenziare la sola spesa statale per regione. Nel 2008, il Centro-Nord ha una spesa statale per abitante più elevata del 9,3% rispetto al Mezzogiorno.

(fonte tgcom.it)

Bankitalia: occupazione non riparte

"Penalizzati soprattutto i giovani"

L'occupazione non è ancora ripartita in Italia e la riduzione dei posti di lavoro è "più marcata per i giovani". Nel suo ultimo Bollettino economico, Bankitalia descrive una situazione ancora stagnante sul piano occupazionale e dipinge uno scenario senza "una robusta ripresa" in questa direzione. Nel terzo trimestre il lavoro ha continuato a ridursi, e il recupero del Pil è dovuto a forme contrattuali più flessibili rispetto a impieghi a tempo pieno.

I dati evidenziano un calo dei posti di lavoro a tempo indeterminato, crescono invece quelli flessibili; nel terzo trimestre 2010, infatti, i lavoratori dipendenti sono scesi di 349mila unità, il 2,75% in meno del 2009, mentre complessivamente tra lavoratori autonomi, part-time e a termine l'occupazione è salita di 144mila unità. Il numero dei lavoratori autonomi è cresciuto di 24mila unità, pari al +0,4% cui si aggiungono i 109mila lavoratori dipendenti a tempo parziale in più, pari al +4,3% e quelli a termine che salgono di 11 mila unità pari al +0,5%.

"Le imprese privilegiano le forme contrattuali più flessibili rispetto agli impieghi permanenti a tempo pieno", dicono gli economisti di palazzo Koch, spiegando come "la flessione dell'occupazione nel terzo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2009, abbia interessato esclusivamente i lavoratori dipendenti a tempo pieno e a tempo indeterminato". La debolezza delle prospettive occupazionali, inoltre, "tende a scoraggiare la ricerca di un impiego, soprattutto tra coloro che hanno scarsa esperienza lavorativa".

Le prospettive occupazionali restano incerte anche per il futuro. "Il saldo negativo tra la quota di imprese che ne prevedono una crescita e quella delle aziende che ne stimano una riduzione si è ampliato, passando da -3,7 punti percentuali dell'inchiesta di settembre a -8,8 punti percentuali di quella di dicembre", si legge. Un quadro che sconterebbe anche la moderata crescita economica attesa per i prossimi anni e che non supererebbe l'1%: "ritmi produttivi così modesti non consentirebbero una ripresa signficativa dell'occupazione che, nel settore privato, si espanderebbe di circa 0,5 putni percentuali, sia nel 2011 che nel 2012", spiega ancora il report di palazzo Koch.

(fonte tgcom.it)

martedì 18 gennaio 2011

"Nuova Fiat, utili agli operai"

Marchionne: l'accordo sarà allargato

L'accordo Fiat su Mirafiori non si tocca. E agli utili, quando ci saranno, parteciperanno anche gli operai. Parola di Sergio Marchionne. Che annuncia l'estensione dell'intesa anche a Melfi e Cassino e precisa: "Il contratto firmato contiene tutte le protezioni costituzionali. Non siamo mica fessi". E ancora: "Nel 2011 arriveranno i nuovi modelli. L'Alfa sarà in America con una rete di duemila concessionari e farà il botto".

Il numero uno del Lingotto si confida in una lunga intervista con Ezio Mauro, su Repubblica. E assicura: "Sì, le dico che ci arriveremo", alla partecipazione dei lavoratori agli utili. "Voglio arrivarci. Ma prima di parteciparli, gli utili dobbiamo farli".

Nuovo contratto
Mauro gli chiede poi se il nuovo contratto riguarderà anche Melfi e Cassino. "Non c'è alternativa - risponde Marchionne -. Non possiamo vivere in due mondi". Mauro scende nei particolari e gli fa notare che il costo del lavoro pesa solo per il 7% sul costo di un'auto. Come pensa Marchionne di intervenire sul restante 93%? Ecco la risposta: "Quel 93% ha proprio a che fare con il costo di utilizzo degli impianti. Fatemelo migliorare e alzerò i salari. Possiamo arrivare al livello della Germania e della Francia. Io sono pronto".

Vicenda Alfa
L'amministratore delegato ribadisce poi di non avere alcuna intenzione di vendere Alfa Romeo: "Fossi matto, è roba nostra", e nemmeno i veicoli industriali: "Manco di notte. E l'arroganza tedesca, gliela raccomando. Quando volevo comprare Opel non me l'hanno data perché ero italiano...".

La quota di mercato e l'addio agli incentivi
Quanto al calo della quota di mercato di Fiat in Europa e all'assenza di nuovi modelli del gruppo, Marchionne afferma: "Staccata la spina degli incentivi, il mercato va giù. Lo sapevamo. Aspettiamo che si vuoti il tubo, nella seconda metà del 2011, e vediamo. Per quel momento avremo la nuova Y e la nuova Panda. Sta arrivando tutta la gamma Lancia, rifatta con gli americani, la Giulietta è appena uscita, la Jeep verrà prodotta qui in 280mila esemplari l'anno, per tutto il mondo. E grazie a Chrysler, l'Alfa arriverà in America, con una rete di 2mila concessionari, e farà il botto".

Referendum, il discorso è chiuso
Mauro incalza Marchionne sull'esito del referendum, passato con il voto decisivo degli impiegati, ma l'a.d. di Fiat sostiene che "il discorso è chiuso". "Per me Mirafiori ha deciso, e io sto al risultato, che è un risultato molto importante".

Marchionne sottolinea poi l'aspetto mediatico del referendum, rilevando che la Fiom "ha fatto un capolavoro, mistificando la realtà", mentre Fiat, "ebbene, dal punto di vista culturale siamo stati una ciofeca, la più grande ciofeca, e la colpa è mia".

Marchionne continua dicendo di essere convinto "che le nostre ragioni sono ottime. Ma non sono riuscito a farle diventare ragioni di tutti. Mi sembrava chiaro: io lavoratore posso fare di più se mi impegno di più, guadagnando di più".

"Diritti dei lavoratori rispettati"
A Mauro, che ipotizza che dietro i no ci sia la convinzione di scambiare il lavoro coni diritti, Marchionne risponde: "Lei deve pensare che non siamo fessi, e nemmeno arroganti. Il contratto firmato contiene tutte le protezioni costituzionali. Le dico di più. Io, Sergio Marchionne, non voglio togliere nulla di ciò che fa parte dei diritti dei lavoratori. Ma guardi che qui si parla d'altro: la Fiom è scesa in guerra non per i diritti, ma per il suo ruolo di minoranza bloccante".

"Credo in Torino"
Sull'idea diffusa che Marchionne non creda molto in Torino, l'a.d. risponde: "Guardi, io non ho mai fatto un investimento di così pessima qualità per l'azienda come quelli di Mirafiori o Pomigliano. Vuol dire crederci, questo, o che altro?". Fiat può produrre dove vuole, sottolinea Marchionne, "ma io sono convinto che se riusciamo a condividere l'obiettivo, possiamo cambiare l'azienda e renderla davvero competitiva. Ci sono strade più corte e più facili fuori dall'Italia. Ma io e John Elkann abbiamo deciso di prenderci la sfida e non accettare il declino. Si può fare, quindi si deve fare".

Serve dunque che l'accordo sia condiviso: e quel 50% di no, chiede Mauro? "Questo è il mio compito, e comincia adesso. Devo recuperarli, comunque abbiano votato, e portarli dentro il progetto". Sui timori dei lavoratori circa la compressione dei loro diritti, Marchionne ribadisce: "Non abbiamo compresso alcun diritto". Infine sul ruolo della famiglia Agnelli, Marchionne osserva che "se c'è un momento in cui la famiglia fa le cose giuste è proprio questo".

(fonte tgcom.it)

venerdì 14 gennaio 2011

Fiat, vota 98% turnisti della notte

Referendum tra operai su Mirafiori

"La grandissima maggioranza del turno di notte, circa il 97,7% degli aventi diritto, ha votato per il referendum" sul futuro dello stabilimento Fiat di Mirafiori che coinvolge 5.431 lavoratori. Lo riferiscono fonti sindacali, secondo cui alle urne sono andati 384 lavoratori sui 393 presenti. Le procedure si sono svolte senza problemi, dopodiché si sono aperti i seggi per i lavoratori della giornata. L'esito della consultazione è previsto in serata.

L'accordo è stato firmato da tutte le sigle sindacali tranne Fiom e Cobas. Nella notte è stato aperto un unico seggio sui nove complessivi, e le operazioni sono state sorvegliate dai lavoratori incaricati di svolgere le mansioni elettorali.

Davanti ai cancelli di Mirafiori si sono assiepati i furgoni per le dirette e i ervizi televisivi. Ci sono anche alcuni delegati tra quelli contrari all'accordo.

Volantini con stella a cinque punte
Volantini firmati "Movimento Comunista Rivoluzionario", con il simbolo della stella a cinque punte racchiusa in un cerchio, sono stati trovati all'interno dello stabilimento di Mirafiori durante le prime battute del referendum, come ha riferito il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, spiegando che la commissione elettorale ha avvertito il servizio di sorveglianza interno della Fiat che a sua volta avrebbe informato dell'episodio la Digos.

Lo stesso volantino trovato nello stabilimento era stato distribuito da un gruppo di giovani ai cancelli di Mirafiori all'arrivo dei lavoratori per il turno delle 22, con il quale è partito il referendum.

Non contiene alcun tono di minaccia e si chiude con la "solidarietà ai lavoratori contro il referendum Marchionne alla Fiat-Mirafiori del 13 e 14 gennaio, per dire no all'imbroglio, ai licenziamenti, allo sfruttamento del lavoro" invocando anche lo "sciopero generale". Il volantino contiene anche un indirizzo mail "per adesioni e contatti".

Già nei giorni scorsi fuori dallo stabilimento sono stati distribuiti volantini firmati "Comunisti Combattenti Piemontesi" con i simboli della falce e martello, da un lato, e della stella a cinque punte non cerchiata, dall'altro.

Berlusconi: "Vincerà il sì"
"Penso che vinceranno i sì con una percentuale piuttosto elevata e che quindi vincerà il buonsenso". E' il pronostico del premier Silvio Berlusconi in collegamento con Mattino 5. Poi: "Appoggiamo l'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, e i sindacati che hanno un forte senso di responsabilità nazionale".

(fonte tgcom.it)

giovedì 13 gennaio 2011

Sciopero bus e metro il 26 gennaio

Proclamato dai sindacati di base del trasporto pubblico locale

I sindacati di base del trasporto pubblico locale hanno proclamato uno sciopero di 24 ore del settore per il 26 gennaio. Ad indire lo stop di bus e metro per l'intera giornata sono stati i sindacati di base USB Lavoro Privato, Cobas del Lavoro Privato e Slai Cobas.

(fonte ansa.it)

martedì 11 gennaio 2011

Gruppo Fiat sale al 25% di Chrysler

Marchionne: "Si può arrivare al 51%"

La Fiat ha aumentato la quota in Chrysler, passando dal 20 al 25%. Lo ha confermato l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, parlando al Salone dell'auto di Detroit. Marchionne ha spiegato che è stata adempiuta la prima condizione per l'aumento della quota, quella relativa alla certificazione del primo motore con tecnologia Fiat per l'uso in America. "C'è la possibilità - ha aggiunto Marchionne - di salire entro quest'anno al 51%".

E ha ribadito: "Esistono le risorse perché Fiat arrivi fino al 51% di Chrysler. Il progetto è collegato all'ipo di Chrysler", progetto che il numero 1 del Lingotto conta di realizzare nella seconda metà di quest'anno.

Come descritto nell'accordo operativo firmato il 10 giugno 2009, si legge in una nota, Chrysler Group ha emesso una lettera d'impegno irrevocabile nei confronti del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti con cui la società dichiara di aver ricevuto le necessarie autorizzazioni regolamentari e che inizierà la produzione commerciale del motore Fire (Fully Integrated Robotized Engine) nel suo stabilimento di Dundee (Michigan, Usa). Di conseguenza, la quota di partecipazione di Fiat è automaticamente aumentata, proprio come previsto nell'accordo operativo.

Con l'aumento del peso del Lingotto, l'azionariato della casa di Detroit vede i sindacati americani Uaw Veba detenere il 63,5% del capitale, il Tesoro Usa il 9,2% e il governo canadese il 2,3%. Fiat, si legge ancora nel comunicato, potrà ulteriormente aumentare la sua quota in Chrysler sino al 35%, in tranche del 5%, attraverso il raggiungimento di due ulteriori "performance events". Il primo si riferisce all'aumento dei ricavi e delle vendite al di fuori dell'area Nafta. Il secondo riguarda la produzione commerciale negli Stati Uniti di una autovettura basata su una piattaforma Fiat con prestazioni di almeno 40 miglia per gallone. Intanto la prima applicazione sul mercato nord americano del motore 1.4 Fire con tecnologia MultiAir sarà sulla nuova Fiat 500, la cui distribuzione da parte di Chrysler Group inizierà a breve attraverso i nuovi concessionari.

Fiat Industrial, "interessati a camion Volkswagen"
"Se la casa automobilistica tedesca volesse vendere le sue attività nei camion, Fiat Industrial sarebbe un potenziale acquirente''. Lo ha affermato John Elkann, presidente della Fiat e consigliere della Fiat Industrial, al Salone dell'Auto di Detroit. Marchionne ha comunque precisato che "al momento non c'è alcuna trattativa in corso con la Volkswagen".

"L'Alfa tornerà negli Usa nel 2012"
L'Alfa Romeo tornerà negli Stati Uniti probabilmente nel 2012, ha poi sottolineato ancora Marchionne. La prima, ha spiegato il numero uno del Lingotto, "sospetto che sarà la Giulia perché penso che sia l'auto più idonea. L'obiettivo è portare tutta la gamma dal segmento C in su, compresa la macchina che sarà potenzialmente costruita a Mirafiori".

"Con 51% sì al referendum, si fa l'investimento a Mirafiori"
Se al referendum di Mirafiori ci sarà il 51% di sì, "il discorso si chiude, l'investimento si fa", ha detto ancora Marchionne. Sul caso Mirafiori è intervenuto anche Elkann dicendo: "Sono fiducioso che prevalga il buon senso".

"In caso di no, tante alternative
Se a Mirafiori vincesse il no, per Sergio Marchionne "ci sono moltissime alternative". "Venerdì scorso - ha detto - ero in Canada a Brampton per lanciare il charger della Chrysler. Ci hanno invitato a investire e aumentare la capacità produttiva. C'è un grande senso di riconoscimento per gli investimenti che abbiamo fatto là. Stanno aspettando di mettere il terzo turno, trovo geniale che la gente voglia lavorare, fare anche il terzo turno. Lavorare sei giorni alla settimana è una disponibilità incredibile, in Europa questo è un problema, Brampton è una possibilità, ma ce ne sono moltissime altre dappertutto come Sterling Heights".

"Mirafiori, proposta chiarissima"
E ancora: "La proposta per Mirafiori è di una chiarezza incredibile. Vogliamo mandare avanti la fabbrica e tutto l'indotto, solo questo. Cerchiamo di parlare di questo e non di altro. Non ho altre ambizioni al mondo", ha detto Marchionne. "Lo sviluppo del piano industriale per Mirafiori è assolutamente chiaro. Vogliamo introdurre una piattaforma e una serie di modelli per mantenere l'occupazione ai massimi livelli possibili. Voglio fare vetture e farle bene. Se volete che non lo facciamo a Mirafiori, me lo dite e andiamo altrove". D'accordo il presidente della Fiat, John Elkann, per il quale "non si puo' dire che le condizioni per farlo non ci siano".

"Per la Fiom è tutto illegittimo"
"Non voglio entrare in polemica con Landini perché non risolviamo niente, ma è impossibile discutere con qualcuno che considera qualsiasi cosa che facciamo illegittima", ha detto ancora Marchionne. "Considerano illegittimo - ha aggiunto - finanche il referendum voluto dai sindacati. E' un'iniziativa partita da loro e adesso persino quella è considerata illegittima. E' sempre colpa della Fiat. Ci sarà pure qualcosa di legittimo". "Forse quello che stabilisce lui", ha aggiunto ironicamente John Elkann.

Elkann: ci teniamo stretto tutto
Nessuna intenzione di vendere pezzi del gruppo Fiat, "ci teniamo stretto tutto", ha assicurato il presidente del Lingotto, John Elkann, anche lui al salone dell'auto di Detroit. "Abbiamo investito troppo e non vendiamo anche se ci offrono un sacco di soldi", ha precisato.

Linea confermata anche da Marchionne. L'a.d. ha detto che non si prevede alcuna dismissione in casa Fiat. "Per il momento non vendiamo nulla: zero cessioni - ha detto - e anche il discorso Ferrari è chiuso, non si vende niente. Fiat può fare quello che deve fare con Chrysler anche senza vendere niente".

Marchionne: scritte contro di me? Fuori posto
L'amministratore delegato è intervenuto anche a proposito delle scritte sui muri di Torino contro di lui, dicendo che "sono fuori posto. Non è questione di un mio coinvolgimento personale, ma riflettono la mancanza di civiltà". "Una mancanza di civiltà - ha aggiunto - che non è opportuna per l'Italia e per nessun altro Paese: siamo fiduciosi che prevalga l'aspetto razionale e l'ideologia politica resti fuori dalla fabbrica. Noi vogliamo fare qualcosa di buono non solo per l'azienda ma soprattutto per i lavoratori".

(fonte tgcom.it)

giovedì 16 dicembre 2010

Occupazione, allarme Confindustria

Persi 540mila posti in 3 anni, Pil cala

Preoccupano i dati su disoccupazione e Pil in Italia. Dal primo trimestre 2008 al terzo trimestre 2010 - evidenzia Confindustria - il numero di occupati è diminuito di 540mila (senza contare le ore di Cig che hanno impatto pari a 480mila unità). Inoltre "Il numero delle persone occupate continuerà a diminuire nel 2011". Limate al ribasso le stime sul Pil: la crescita si fermerà al +1% nel 2010 (rivisto dal +1,2%) ed al +1,1% nel 2011 (dal +1,3%).
Occupazione, allarme Confindustria

Il massiccio ricorso alla Cig durante la recessione, si legge nel rapporto di Confindustria, ha notevolmente attenuato l'impatto della crisi sul numero di occupati: dal primo trimestre del 2008 al terzo del 2010 quest'ultimo è diminuito di 540mila unità, contro una diminuzione delle ula (unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) di 1 milione e 221mila unità, di cui 480mila assorbite dalla Cig al suo picco nel secondo trimestre del 2010.

Tanto più consistente è stato quindi il ricorso alla Cig (particolarmente elevato in alcuni comparti industriali), tanto più lenta sarà la ripresa dell'occupazione. La riduzione dei cassintegrati ritarda infatti la creazione di posti di lavoro. Il loro mancato reintegro si traduce in disoccupazione; il rischio che ciò avvenga è più alto in caso di Cigs e cassa in deroga (specie se prolunga interventi ordinari o straordinari) che sono salite di importanza e sono arrivate a pesare per il 77,6% delle integrazioni nella seconda parte del 2010, dal 28,5% del primo semestre 2009.

"Strumenti insufficienti"
Con la crisi ''la contrazione economica è stata violenta: -6,8% il Pil da massimo a minimo, 35 trimestri perduti''. Lo sottolinea il Centro studi di Confindustria sottolineando che ''il recupero si dimostra indeciso e lentissimo: +1,5% finora''. Così, spiegano gli economisti di via dell'Astronomia, ''non si ritornerà sui valori prerecessivi che nella primavera del 2015. Per riagguantare entro la fine del 2020 il livello del trend, peraltro modesto, registrato tra 2000 e 2007, l'Italia dovrebbe procedere d'ora in poi ad almeno il 2% annuo''. Un obiettivo ''raggiungibile in un arco di tempo ragionevole, come insegna la lezione tedesca, entro il 2012 secondo gli stessi documenti governativi''. Ma ''per coglierlo gli strumenti messi in campo appaiono insufficienti. Aumenta il conto delle riforme mancate o incomplete o inadeguate rispetto a quanto realizzato dai partner-concorrenti come la Germania''.

Inflazione stabile, i consumi cresceranno poco
La dinamica dei prezzi al consumo in Italia è "sostanzialmente stabile", su valori bassi mentre i consumi cresceranno poco. E' quanto si legge nel rapporto scenari economici del Centro Studi Confindustria. L'aumento dei prezzi al consumo rimarrà contenuto, sotto il 2%, nel prossimo biennio. Per il Csc nel 2011 l'inflazione sarà poco più alta dei livelli correnti: 1,9% a dicembre, 1,8% in media (1,9% in Eurolandia). E si stabilizzerà all'1,9% nel 2012 (lo stesso ritmo dell'area). Tensioni si verificheranno per i listini dei beni ad alto contenuto di materie prime energetiche e alimentari, le cui quotazioni sono rincarate nettamente. In generale i corsi delle commodity sono record e comprimono i margini aziendali. I consumi, invece, cresceranno poco, seppure in graduale accelerazione: dopo il +0,7% nel 2010 (-1,8% nel 2009), segneranno +0,9% nel 2011 e +1,2% nel 2012; si tratta di progressi superiori a quelli del reddito.

Bisogna puntare di più su Ict
''Per le principali economie avanzate le Ict (Information and Communcation Technology) sono dalla metà degli anni '90 il principale motore della crescita guidata dall'innovazione''. Lo sottolinea il Centro studi di Confindustria che dedica al tema dell'innovazione tecnologica il rapporto ''scenari economici'' di dicembre. Per gli economisti di via dell'Astronomia ''in Italia questo propulsore è stato finora usato meno, per ragioni di domanda e di offerta''. E ''un maggiore sfruttamento dell'Ict nel 1997-2007 avrebbe condotto a un Pil italiano più alto del 7,1%''. Secondo le stime di Confindustria, ''se nei prossimi cinque anni l'intensità del capitale Ict fosse portata ai valori del Regno Unito, ciò aggiungerebbe lo 0,8% alla crescita annuale del Pil, quasi raddoppiandola''. Ma ''per far ciò serve uno sforzo congiunto di imprese utilizzatrici (spesso piccole) e produttrici, intervento pubblico e università".

(fonte tgcom.it)

venerdì 3 dicembre 2010

Fiat, salta tavolo su Mirafiori

Nessun accordo per lo stabilimento

La trattativa sul piano per Mirafiori è finita. Per Fiat non esistono le condizioni per raggiungere un'intesa. Al termine di una riunione ristretta con i sindacati il Lingotto, si legge nel comunicato, "ha preso atto che non esistono le condizioni per un accordo". E' stata la Fiat a decidere di chiudere il confronto, i sindacati avevano chiesto di riprendere la trattativa tra qualche giorno per poter valutare complessivamente le proposte.

"Abbiamo provato a sbloccare la situazione, ma oltre al no della Fiom, Fim e Uilm si sono riservate di decidere assumendosi una responsabilità gravissima. L'azienda ha detto che non accetta riserve e riferirà a Marchionne che non ci sono le condizioni per concludere il negoziato. la trattativa è chiusa". Lo ha detto il segretario generale Fismic, Roberto Di Maulo. "Noi eravamo disponibili a chiudere", ha aggiunto.

Fim: "Azienda confermi investimento"
"La situazione è complicatissima, si è inceppata. La Fiat dovrà decidere nei prossimi giorni se quel testo può essere modificato. Per noi deve comunque confermare l'investimento per Mirafiori". Lo ha detto il responsabile Auto della Fim, Bruno Vitali. "Abbiamo mantenuto la riserva sul contratto nazionale perché per noi va applicato anche alla joint venture", ha aggiunto.

"Ora subito assemblee a Mirafiori"
''La prima cosa da fare ora è parlare lunedì con i lavoratori, per questo chiederemo alle altre organizzazioni di convocare subito le assemblee''. Lo ha detto il segretario generale della Fiom torinese, Federico Bellono. ''Già alla luce di quanto emerso ieri sera - ha osservato - era chiaro che non c'erano le condizioni, tutte le nostre richieste sono state rigettate e l'unica novita' vera di oggi è stato un ulteriore peggioramento sul contratto nazionale. Il nostro giudizio, già critico, non può quindi che essere confermato e rafforzato''.

(fonte tgcom.it)

lunedì 22 novembre 2010

PENSIONI, 'DOPPIO SCALINO': DAL 2011 SOLO DAI 61 ANNI

Doppio scalino in arrivo per i lavoratori che vogliono andare in pensione: dal prossimo gennaio per ottenere l'assegno bisognera' aver compiuto almeno 61 anni. Dal 2011 infatti entreranno in vigore sia le nuove regole per l'accesso alla pensione di anzianita' previste dalla riforma del 2007 (l'eta' minima per uscire passa da 59 a 60 anni per i lavoratori dipendenti a fronte di almeno 36 anni di contributi) sia quelle sulle finestre per l'uscita previste dalla manovra di luglio. Si devono ora aspettare almeno 12 mesi dal raggiungimento dei requisiti, sia di anzianita' sia di vecchiaia. In base al provvedimento di questa estate a partire dal 2011 i lavoratori dipendenti conseguiranno il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico di anzianità e vecchiaia dopo 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi.
Chi quindi li matura a 60 anni (avendo raggiunto già il monte contributivo) potrà ricevere la pensione solo raggiunti i 61. Per i lavoratori autonomi l'età per la pensione di anzianità si alza ancora visto che ai 61 anni come età minima per l'uscita si aggiungono 18 mesi di attesa della finestra mobile (arrivando a 62 e mezzo). Gli uomini che non hanno i requisiti contributivi per l'anzianità e devono aspettare l'età di vecchiaia (65 anni) usciranno quindi a 66 (i dipendenti mentre per gli autonomi ce ne vorranno 66 e mezzo).
Le nuove regole di fatto cancellano la pensione di anzianità per le donne lavoratrici del settore privato che potranno uscire dal lavoro dopo i 60 anni, età già prevista per la pensione di vecchiaia. Diversa la situazione invece per le impiegate nel pubblico che hanno un requisito anagrafico per il 2011 per la vecchiaia di 61 anni (65 dal 2012). Per loro sarà ancora possibile l'uscita anticipata per anzianità con 60 anni di età e 36 di contributi. Ad entrambe le categorie comunque si applica la finestra mobile e quindi un anno di attesa una volta raggiunti i requisiti anagrafici e contributivi.
Sarà comunque possibile avere la pensione di anzianità, indipendentemente dall'età con almeno 40 anni di contributi ma a questi andranno comunque aggiunti i 12 mesi di attesa della finestra mobile (e diventeranno quindi 41). Se già quest'anno l'età media di collocamento a riposo (tra vecchiaia che prevede per gli uomini almeno 65 anni e anzianità, donne e uomini) è di poco più di 61 anni già dall'anno prossimo la media supererà i 62 avvicinandosi a 63. Le norme sull'uscita mobile non riguardano i lavoratori che maturano i requisiti entro dicembre 2010 e quindi potranno andare in pensione di anzianità l'anno prossimo con le "vecchie" finestre (gennaio e luglio) e con i requisiti validi per quest'anno (quota 95 con 59 anni di età minima a fronte di 36 di contributi per i dipendenti, 60 e quota 96 per gli autonomi).

CAMUSSO: "DANNO AL SISTEMA"
«Provvedimenti fatti in questo modo sono un danno per il sistema, non un vantaggio». Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commenta l'innalzamento dal 2011 dell'età per avere l'assegno pensionistico. «In qualche caso, come per molti uomini, non vuol dire 61 anni, ma 66 anni - dice Camusso all'Ansa a margine di un convegno su 'Terrorismo e fabbrichè a Sesto San Giovanni (Milano) - ed è ovvio che ci sia un boom di richieste nel 2010: chi ha maturato i diritti giustamente cerca di ottenere il prima possibile l'assegno di pensione». Secondo il segretario generale della Cgil, «bisogna smetterla di fare pasticci sulle pensioni: togliamo la norma dei 12 mesi in più e variamo un sistema nel quale le persone siano libere di decidere, ovviamente in un 'rangè nel quale vi sia una flessibilità di rendimento» dell'assegno di pensione in base al tempo lavorato.

INPS, VOLANO ANZIANITA', IN 10 MESI +54% - Boom delle pensioni di anzianità nei primi dieci mesi del 2010: tra gennaio e ottobre le uscite anticipate rispetto all'età di vecchiaia sono state 155.440 a fronte delle 100.880 pensioni effettivamente liquidate nell'intero 2009. Il dato - sottolinea il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua in un colloquio con l'ANSA - risente del forte calo per le pensioni di anzianità registrato nel 2009 ed è dovuto alla maturazione dei requisiti per l'uscita dal lavoro di una parte rilevante di persone "bloccate" dall'aumento dello scalino a luglio del 2009 (da 58 a 59 anni). Nel 2011 - avverte - ci si attende un nuovo calo con uscite per anzianità sotto le 100.000 unità. La gran parte delle uscite per anzianità del 2010 è dovuta ai lavoratori dipendenti (97.559 a fronte delle 56.963 pensioni liquidate nell'intero 2009 con un aumento del 71%). L'aumento consistente delle pensioni di anzianità nel 2010 era atteso dall'Istituto. Sulla base delle previsioni le pensioni liquidate nei primi 10 mesi avrebbero dovuto essere 160.300, 4.860 in più rispetto a quelle effettivamente liquidate. Si è registrato uno scostamento nelle previsioni soprattutto nel fondo lavoratori dipendenti con un numero di assegni molto superiore a quello atteso 97.559 contro le 76.800 attese) mentre nelle altre gestioni le cose sono andate meglio delle previsioni. "Il dato del 2010 - spiega Mastrapasqua - non è comparabile con quello del 2009 per l'effetto scalino". L'Istituto - ha aggiunto - si aspetta sulla base delle regole che entreranno in vigore dal primo gennaio sull'aumento dell'età per la pensione di anzianità e sulla finestra mobile "una contrazione consistente delle uscite. L'anno prossimo - ha detto - si potrebbe scendere sotto le 100.000 pensioni di anzianita". Nel fondo dei coltivatori diretti le pensioni liquidate nei primi dieci mesi sono state 11.243 (in aumento rispetto alle 9.943 dell'intero 2009 ma meno delle 18.900 previste) mentre nel fondo artigiani le pensioni di anzianità sono state 28.676, in aumento rispetto alle 22.035 dell'intero 2009 ma meno delle 39.200 attese. Nel fondo commercianti sono state liquidate tra gennaio e ottobre 17.962 pensioni, in aumento rispetto alle 11.939 dell'intero 2009 ma in calo rispetto alle 25.400 attese.

(fonte leggo.it)

lunedì 18 ottobre 2010

Unicredit,c'è l'accordo su esuberi

Prepensionamento per 4.700 dipendenti

Dopo una lunga maratona notturna è stato firmato l'accordo con i sindacati sui 4.700 esuberi di Unicredit previsti dal riassetto per la Banca Unica. L'intesa prevede per 3mila persone la possibilità di decidere l'uscita volontaria fino al 15 novembre di quest'anno. Altrimenti si procederà con l'uscita forzosa. In cambio nuovi tempi indeterminati e spazio ai giovani.

Entro il 26 novembre, poi, un accordo specifico regolerà inoltre il problema dei 6mila lavoratori in attesa da luglio di entrare nel fondo esuberi. Più in generale l'intesa tra la banca e i sindacati prevede la stabilizzazione a tempo indeterminato di 1.700 'apprendisti' e l'assunzione di 1.121 giovani.

E' stato ottenuto, dopo ore di discussione, anche l'impegno dell'azienda a privilegiare le assunzioni dei figli dei dipendenti con due vincoli legati alla laurea e alla conoscenza della lingua inglese. Unicredit non ha invece accettato l'idea di un'assunzione automatica dei figli dei propri dipendenti destinati al prepensionamento.

Intesa firmata da tutti i sindacati
L'accordo è stato sottoscritto da tutte le sigle sindacali evitando così spaccature. E' quanto sottolineano le parti sociali impegnate nella trattativa che ha visto anche la firma della Cgil, dove all'interno si erano verificate perplessità e dubbi. In qeusto mdoo si è evitato quanto accaduto di recente nell'accordo in Intesa Sanpaolo.

(fonte tgcom.it)

mercoledì 13 ottobre 2010

Fiat: Termini, interesse da Toyota?

Nuove offerte per lo stabilimento siciliano, stranieri in campo

Per Termini Imerese si allunga la lista delle offerte. Voci parlano di un interesse anche da parte di gruppi stranieri, tra cui Toyota.

La voce sul presunto interesse del colosso giapponese, primo produttore mondiale di auto, per la fabbrica siciliana e' confermata in ambienti istituzionali anche se non filtra alcun dettaglio. Le offerte sono al vaglio di Invitalia, l'advisor nominato dal ministero per lo Sviluppo per la valutazione dei potenziali acquirenti.

(fonte ansa.it)

Pari opportunità,"Italia peggiora"

Classifica Wef:"Ora è al 74esimo posto"

Peggiora la posizione dell'Italia in materia di pari opportunità tra uomini e donne: il Paese scende dal 72esimo al 74esimo posto nella classifica del World Economic Forum (Wef) sul Global Gender Gap, che misura il divario di opportunità tra uomini e donne in 134 Paesi. "L'Italia continua a risultare uno dei Paesi dell'Ue con il punteggio più basso", osserva il Wef nel rapporto. La classifica 2010 è guidata da Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia.

L'Italia è seguita, tra i Paesi avanzati, solo dal Giappone ma preceduta da Repubblica Domenicana, Vietnam, Ghana, Malawi, Romania e Tanzania, solo per citarne alcuni. Le prime quattro posizioni sono tutte appannaggio dei Paesi nordici, Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia nell'ordine, nazioni che continuano a lavorare per eliminare "le disparità di genere", afferma Klaus Schwab, fondatore e presidente del World Economic Forum.

In fondo alla classifica ci sono Mali, Pakistan, Ciad e Yemen. "Le differenze tra i sessi", spiega Schwab "sono direttamente correlate con l'alta competitività economica: donne e ragazze vengono trattate in modo equo se un Paese è in crescita e prospero. Ma abbiamo ancora bisogno di una vera rivoluzione per le pari opportunità, non soltanto mettendo insieme un largo gruppo di talenti sia in termini numerici che qualitativi, ma anche creando una maggiore sensibilità rispetto al problema nell'ambito delle nostre istituzioni", sottolinea il presidente del Wef, che organizza anche il forum di Davos.

L'Italia naviga nelle parti basse della classifica a causa dello scarso indice di "partecipazione e opportunità nell'economia" (97mo posto), che emerge dalle differenze salariali (121mo posto) e dalla partecipazione alla forza lavoro (87mo) tra uomini e donne. Anche rispetto alla "salute e all'aspettative di vita" l'Italia perde terreno: in un anno è scesa dall'88mo al 95mo posto a causa dell'aumento della disuguaglianza a danno delle donne.

(fonte tgcom.it)

lunedì 4 ottobre 2010

DISOCCUPAZIONE, PICCOLO CALO AD AGOSTO: 8,2%

Scende anche se di poco il tasso di disoccupazione ad agosto, con la percentuale che si stabilizza all'8,2% dall'8,4% registrato sia a luglio che a giugno. Lo comunica l'Istat precisando che il tasso è il livelli più basso da settembre 2009.

In base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie, il tasso di disoccupazione è in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a luglio, mentre rispetto ad agosto 2009 registra un aumento di 0,3 punti percentuali. I tecnici dell'Istat spiegano come "il fenomeno principale che emerge è un'attenuazione del deterioramento del mercato del lavoro". La flessione del tasso di disoccupazione, precisano, è favorita da due fattori "l'aumento dell'occupazione femminile e il contemporaneo incremento dell'inattività sempre femminile". Il tasso di disoccupazione maschile è uguale al 7,6% in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a luglio e di 0,7 punti percentuali rispetto ad agosto 2009. Mentre il tasso di disoccupazione femminile è pari al 9,1%, in diminuzione sia rispetto a luglio (-0,6 punti percentuali) sia rispetto al mese di agosto 2009 (-0,3 punti percentuali).

DISOCCUPAZIONE GIOVANI AL 25,9% Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) ad agosto è sceso al 25,9% dal 26,7% di luglio. Lo comunica l"Istat nelle stime provvisorie in base ai dati destagionalizzati. Si tratta, precisa, di un "livello che rimane elevato", ma comunque ad agosto segna il quarto calo consecutivo su base congiunturale.

UNA DONNA SU DUE NON HA POSTO NE LO CERCA Il tasso di inattività femminile ad agosto è pari al 49,2%, ovvero quasi una donna su due (tra i 15-64 anni) non ha un lavoro ne lo sta cercando. Lo rileva l'Istat nelle stime provvisorie in base a dati destagionalizzati.

(fonte leggo.it)