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martedì 14 giugno 2011

REFERENDUM, DOPO IL 'SÍ' BOOM RINNOVABILI IN BORSA

Effetto referendum a Piazza Affari, con il no al nucleare che spinge un pò tutti i titoli legati alle energie rinnovabili e le utility. Tra le società a maggior capitalizzazione avanzano A2A (+1,63%) ed Enel Green Power (+1,41%), ma nel resto del listino c'è una folta truppa di titoli a mettere le ali, con anche alcuni stop al rialzo in corso d'opera. K.R.Energy, holding di partecipazioni in produttori di energia da fonti rinnovabili, guadagna infatti il 15,62%, ErgyCapital, investment company specializzata nell'energia 'green, il 14,24%, mentre Kerself, che opera nel campo degli impianti fotovoltaici e solari, segna un balzo del 14,04%. Fra gli altri gruppi attivi nel comparto delle fonti rinnovabili, Pramac sale dell'11,93%, mentre Eems è in rialzo del 7,84%. Falk Renewable guadagna l'1,51%, Kinexia il 2,24%, TerniEnergia avanza del 3,31%, Alerion del 3,16%, Maire Tecnimont termina in crescita del 4,13%.

Tra le ex municipalizzate , Acea lascia l'1,08%, Acegas Aps l'1,43%, Acsm-Agam termina al palo (-0,09%), Ascopiave cede lo 0,58%. Tra le società potenzialmente influenzate invece dal referendum sull'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali, Biancamano (gestione rifiuti) ha escluso impatti sul piano industriale o sulle strategie di crescita, chiudendo quindi in rialzo del 3,24%. Nei servizi idrici, Acque Potabili cede il 6,06%. «L'esito del referendum - afferma l'A.d di Falk Renewable Piero Manzoni - conferma il trend già in atto in Europa, soprattutto in Germania, Svizzera, Uk e altri. Il prossimo passo è ripensare la suddivisione fissata in passato (50% combustibili fossili, 25% nucleare, 25% rinnovabili) e riposizionare il 25 percento destinato al nucleare alle fonti rinnovabili e all'efficienza. Il compito di Falck Renewables è quello di migliorare le attuali soluzioni rendendole più competitive e innovative spingendo sulla ricerca e sviluppo e facendo sì che le energie rinnovabili diventino la vera soluzione per non danneggiare il pianeta per le generazioni che verranno».

(fonte leggo.it)

venerdì 6 maggio 2011

SPIAGGE CONCESSE A PRIVATI PER 90 ANNI: POLEMICHE

Spiagge concesse per 90 anni alle imprese, con la possibilità di costruire edifici o di ristrutturare quelli esistenti. Tutto per «incrementare l'efficienza del sistema turistico italiano», secondo quanto recita dall'articolo 3 del dl Sviluppo approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Subito, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti spiega che «non c'è nessuna vendita» e che «la spiaggia rimane pubblica». Ma per gli ecologisti, Legambiente in testa, si tratta di «un piano casa». Quello che viene introdotto, con il provvedimento sullo Sviluppo (nella parte dedicata a 'coste, reti d'impresa, zone a burocrazia zero, distretti turistico-alberghieri, nautica da diportò), è un «diritto di superficie avente durata di 90 anni», e per potervi accedere - come chiarisce Tremonti - «bisogna essere in regola con il fisco e la previdenza». Il diritto di superficie - si legge nel testo del decreto - si costituisce «lungo le coste sulle aree in edificate formate da arenili» mentre «sulle aree già occupate lungo le coste da edificazioni esistenti, queste possono essere mantenute». A delimitare le aree saranno le Regioni su iniziativa dei comuni d'intesa con l'Agenzia del Demanio. Il diritto viene rilasciato dietro il pagamento di un corrispettivo annuo e con l'accatastamento delle strutture presenti. Le risorse provenienti dai diritti di superficie, riscosse dall'Agenzia delle entrate, sono versate all'entrate del bilancio dello Stato per essere riassegnate a un Fondo al ministero dell'Economia per poi essere annualmente ripartite tra la Regione, i comuni, i distretti turistici, e l'erario. Inoltre sulle aree 'vuotè sarà possibile edificare solo in regime di diritto di superficie mentre in quelle già esistenti sarà possibile ristrutturare e anche ricostruire. Ed è proprio il nuovo cemento all'orizzonte che induce Legambiente a parlare di «un piano casa» al cui interno sarebbe annidato «un regalo senza precedenti a mafiosi, abusivi e speculatori».

Per il presidente dell'associazione, Vittorio Cogliati Dezza, siamo arrivati a «un punto così basso» in cui il «Bel Paese viene smembrato», e dato in pasto «a criminalità e speculatori, privatizzando il patrimonio costiero». Il Wwf Italia accende «un allarme» per «il pericolo lungo quasi un secolo». Di tenore opposto il sindacato dei balneari della Confeesercenti (Fiba) secondo cui «la posizione del ministro Tremonti è una positiva novità che registriamo con grande interesse» anche perchè è un punto che «può dare certezze a tutti gli imprenditori ed assicurare investimenti e lavoro nel lungo periodo». Secondo il Codacons con, quello che chiama, il «Piano spiagge vengono create le premesse per un grande piano di cementificazione del territorio aprendo agli speculatori». Sul versante politico, il Pd definisce «la proposta del ministro Tremonti» sulle spiagge, che arriva a pochi giorni dal voto, come «uno spot elettorale» e di un regalo «ai più furbi», oltre che di «ennesimo caso di Berlusconi-Totòtruffa» con Ermete Relacci. Il leader del 'Sole che ride', Angelo Bonelli, parla di «spiaggiapoli», mentre il presidente dei deputati dell'Idv, Massimo Donadi, è «una polpetta avvelenata», e di «svendita» è convinta che si tratti Sinistra ecologia e libertà. In giornata la Procura di Roma ha anche avviato un'inchiesta - sulla base di una denuncia dei Verdi - sulle spiagge del litorale capitolino date in concessione, ipotizzando, per ora contro ignoti, il reato di abuso d'ufficio che - secondo quanto affermano fonti giudiziarie - riguarda alcune delibere del passato della Regione Lazio sulla zona costiera di Torvaianica.

TREMONTI: "SPIAGGE RESTANO PUBBLICHE"
«Non c'è nessuna vendita delle spiagge. La spiaggia rimane pubblica». Lo ha affermato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel corso di una conferenza stampa, spiegando che per le spiagge ci sarà «un diritto di superficie bisogna essere in regola con fisco e con la previdenza e noi pensiamo che si debbano assumere giovani».

lunedì 21 marzo 2011

GIAPPONE, 3 ITALIANI SU 4 NON CAMBIANO IL LORO MENÙ

Il 75% degli italiani non cambia menu. Tre su quattro affermano di non voler cambiare abitudini alimentari dopo l'emergenza terremoto che ha colpito il Giappone e la paura legata al rischio di contaminazione nucleare per pesce, frutta, verdura e carne di provenienza nipponica. È quanto emerge da un sondaggio condotto dalla Federcoopesca-Confcooperative, che rileva come i consumatori, al momento, si sentano rassicurati puntando su produzioni made in Italy certificate, acquistando direttamente presso produttori, pescatori o commercianti di fiducia. A preoccupare di più, invece, secondo il sondaggio, è la situazione in Libia e il rischio di ulteriori impennate del prezzo del carburante. Un italiano su due è convinto che il proprio trend di vita sarà condizionato nel breve termine dalle oscillazioni del costo di gasolio e benzina. Timori che si fanno sentire maggiormente per quei mestieri, come la pesca, dove il costo del carburante incide fortemente sulla gestione dell'attività. Ad essere più preoccupati dall'aumento del 32%, registrato nell'ultimo anno, in particolare, sono gli operatori dello strascico che oggi, ad esempio, con un peschereccio medio da 500 cavalli, spendono per una battuta di pesca di 12 ore, 164 euro in più rispetto ad un anno fa.

(fonte leggo.it)

venerdì 7 gennaio 2011

Renault: dirigenti sospettati spionaggio

I tre avrebbero diffudo piani sull'auto elettrica

Tre dirigenti della casa automobilistica francese Renault sono stati sospesi a tempo indeterminato dopo un'indagine interna per un'accusa di spionaggio industriale. A fine agosto, il comitato di deontologia del gruppo aveva ricevuto una segnalazione, secondo cui i tre avrebbero diffuso all'esterno informazioni, in modo lesivo degli interessi dell'azienda. Il presunto caso di spionaggio industriale riguarderebbe il programma di Renault per l'auto elettrica.

(fonte ansa.it)

giovedì 23 dicembre 2010

Sacchetti di plastica via dal 2011

Illegali dal 1/1,esultano ambientalisti

Il Consiglio dei Ministri ha infatti confermato lo stop all'utilizzato dei sacchetti di plastica dal 1 gennaio 2011, senza proroghe. In pensione, quindi, quella che fu considerata una delle massime "innovazioni" del secolo passato: i sacchetti verranno sostituiti da equivalenti realizzati in materiale biodegradabile o carta. Esultano le associazioni ambientaliste che temevano, forse per i forti interessi economici implicati, una nuova proroga.

"E' una grande innovazione, quella introdotta dal governo - ha commentato il ministro Stefania Prestigiacomo, che si è opposta all'introduzione dell'ennesima proroga - che segna un passo in avanti di fondamentale importanza nella lotta all'inquinamento, rendendoci tutti più responsabili in tema di riuso e di riciclo".

"Al ministro Prestigiacomo va il nostro plauso per aver scongiurato, in Consiglio dei Ministri, una ulteriore proroga allo stop alle buste di plastica già previsto dalla legge Finanziaria 2007", ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. "Vigileremo affinchè questa importante misura da noi fortemente voluta non sia nuovamente messa in pericolo dalle pressioni delle lobby dei produttori di plastica. La messa al bando dei sacchetti di plastica è un risultato importante non solo per la salvaguardia dell'ambiente, ma anche per chi scommette sull'innovazione e sulla chimica verde", ha sottolineato Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd.

Da parte sua la Coldiretti, in sintonia, ricorda che "gli italiani sono tra i massimi utilizzatori in Europa di shopper in plastica, con un consumo medio annuale di 300 sacchetti a testa" e che "in Italia arriva un quarto dei 100 miliardi di pezzi consumati in Europa dove vengono importati per la maggioranza da paesi asiatici come Cina, Thailandia e Malesia. Il 28% di questi sacchetti diventa rifiuto e va ad inquinare l'ambiente in modo pressochè permanente poichè occorrono almeno 200 anni per decomporli".

Il problema non si limita a quello che si vede tra i rifiuti delle città, ma occorre pensare, per esempio, a quello che accade nei fiumi italiani e più in generale del mondo, quando le sponde ad ogni piena si trasformano in vere discariche; oppure alle isole di plastica alla deriva negli oceani. Secondo stime riportate sempre dalla Coldiretti, per produrne 200mila tonnellate vengano bruciate 430mila tonnellate di petrolio.

(fonte tgcom.it)

martedì 26 ottobre 2010

Gnudi: spiegheremo vantaggi del nucleare

Presidente Enel: 'Poi saranno molti i comuni che lo chiederanno'

Penso che quando spiegheremo i rischi, e spiegheremo i vantaggi, anche in Italia ci saranno Comuni che vorranno avere nel proprio territorio delle centrali nucleari'. L'ha detto il presidente di Enel, Piero Gnudi.

'Certamente per fare centrali nucleari - ha continuato - ci vorranno i siti, quindi qualcuno dovra' essere disposto a farle'.

(fonte ansa.it)

mercoledì 13 ottobre 2010

Google investe in energia eolica

Una 'spina dorsale' di pale lungo 600 km sulla costa atlantica

Google ha deciso di investire 5 miliardi dollari nell'energia eolica unendosi a un gruppo finanziario Usa Good Energies. Il progetto prevede la realizzazione off shore, lungo la costa atlantica degli Usa, di una 'spina dorsale' per impianti eolici, una linea 'subacquea' di 600 km, destinata a fare da base per future pale eoliche.

Good Energies e Google acquisiranno rispettivamente il 37,5% delle quote ma parteciperanno anche altre societa', tra cui la giapponese Marubeni.

(fonte ansa.it)

venerdì 5 marzo 2010

"Polo verde" per Enel integrazione con Endesa

La società spagnola controllata dal gruppo italiano ha confermato notizie di stampa sulla confluenza delle attività nelle rinnovabili in Enel Green Power. Quest'ultima assorbirebbe altri rami nel settore per poi quotarsi in Borsa

Enel Green Power, la società del gruppo per le attività nell'energia "verde", marcia verso la quotazione in Borsa dopo che avrà integrato i rami di azienda delle partecipate e controllate che operano in questo settore.

Stamattina la stampa spagnola ha scritto che Endesa integrerà le sue attività nelle rinnovabili a quelle detenute in Spagna da Enel, che controlla la società spagnola, e la Comisión Nacional del Mercado de Valores (la Consob spagnola) ha chiesto alla società di esprimere una posizione ufficiale in materia.

In una nota alla Comisión, Endesa dice che sta studiando la possibilità di creare un gruppo nelle energie rinnovabili con Enel. "In relazione alle notizie apparse su vari mezzi di comunicazione relative alla possibile creazione di un gruppo leader nelle rinnovabili", Endesa dichiara di valutare possibilità che potrebbero generare sinergie.

Enel poi raggrupperebbe le sue attività verdi in Enel Green Power, che comprenderebbe anche le partecipazioni in Eufer, joint venture al 50% con Gas Natural. L'operazione culminerebbe con lo sbarco in Borsa di Enel Green Power a Madrid e a Milano.

(fonte repubblica.it)