Visualizzazione post con etichetta Finanza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Finanza. Mostra tutti i post

giovedì 27 marzo 2014

Perchè sarebbe un disastro uscire dall'euro.


Un'uscita dalla moneta unica determinerebbe non solo un immediato disallineamento degli spread e una conseguente insostenibilità del nostro debito pubblico. Scatenerebbe un'inflazione a doppia cifra con un'esplosione dei costi energetici. In questo contesto la svalutazione non riuscirebbe a rilanciare le esportazioni e il Pil, visto che le filiere globali della produzione hanno già ridotto i vantaggi competitivi dei singoli paesi.
Evidentemente dodici anni di circolazione di una moneta buona non sono ancora bastati per scacciare la moneta cattiva della polemica populista. Tant'è vero che ogni giorno dai bastioni anti-euro arriva una bordata contro la valuta che è diventata unica il 28 febbraio del 2002 per 11 paesi europei per poi, negli anni successivi, entrare nei portafogli di altri sette. Colpi bassi, sostenuti anche da economisti isolati, fautori della tesi della "liberazione" dell'economia dalle catene di una moneta giudicata troppo forte per i paesi della periferia mediterranea e, quindi, per l'Italia.
Le reazioni solite a questa vulgata, quelle che propongono i fatti più duri e che sono sostenute non solo dalla maggioranza assoluta di economisti ma pure dai banchieri centrali, partono dagli effetti di breve termine e ovviamente insostenibili dell'eventuale break-up: l'immediato disallineamento degli spread, il default almeno parziale del nostro debito pubblico (che rifinanziamo sui mercati, in euro, al ritmo di circa 1 miliardo al giorno), il congelamento dei crediti alle aziende più indebitate e internazionalizzate, l'esplosione dei costi energetici e, infine, il ritorno di un'inflazione a doppia cifra.
Uno scenario drammatico al quale i sostenitori dell'uscita dall'euro contrappongono, come giustificazione della loro tesi, il vecchio arnese della svalutazione del tasso di cambio, magico strumento capace, a loro dire, di rilanciare l'export e la crescita del Pil.
Qualche mese fa a mettere in fila almeno quattro fattori che hanno definitivamente affossato l'equazione uscita dall'euro = svalutazione = rilancio di export e Pil è stato il centro studi di Confindustria. Rileggiamoli insieme.
Primo: la diffusione delle filiere globali riducono i vantaggi competitivi di una svalutazione. Non si vive più in un mondo in cui le imprese delle economie avanzate producono interamente in casa i loro beni e servizi importando solo materie prime. Ora si produce importando anche i semi-lavorati che servono a produrre i beni finali da esportare (in Italia, Spagna e Portogallo l'import di commodity e beni semi-lavorati è pari al 60% del totale). In questo nuovo contesto di "supply-chain globale" la svalutazione del cambio renderebbe queste importazioni assai più costose annullando l'eventuale guadagno di competitività.
Secondo: i sistemi bancari in crisi renderebbero difficile ottenere nuovo credito. In pieno credit crunch diventerebbe un'impresa impossibile per le aziende dei paesi più indebitati chiedere finanziamenti per sostenere l'aumento di produzione e soddisfare gli ordini derivanti dalla svalutazione.
Terzo: la più lenta risposta dell'export in un contesto concorrenziale nel quale i paesi più avanzati possono giocare sulla qualità dei loro beni e servizi piuttosto che sul prezzo. La spiegazione è semplice: serve tempo (e nuovi investimenti) per sostituire i semi-lavorati importati con produzioni proprie e mentre questa "sostituzione" si determina la concorrenza degli altri paesi avanza con la qualità (a parità di prezzo) dei loro prodotti.
Quarto: se tutti svalutano nessuno ci guadagna. Il caso citato è quello dell'Argentina del 2002 che ebbe successo abbandonando la parità fissa con il dollaro perchè i paesi vicini che importavano i suoi beni (Brasile e Messico) lasciarono immutati i tassi di cambio. Nel caso dei paesi deboli dell'eurozona la svalutazione sarebbe contemporanea e a guadagnarci di più sarebbero quelli con le maggiori quote di export destinate all'area euro, quindi l'Italia vedrebbe diluiti di molto gli eventuali vantaggi.

martedì 26 luglio 2011

Lodo,Cir: "Fininvest ha pagato"

Versati i 564,2 milioni di euro

La Cir ha ricevuto da Fininvest il pagamento di 564,2 milioni di euro per la vicenda Lodo Mondadori. Lo rende noto un comunicato della Cir. L'azienda di De Benedetti ricorda che il pagamento dell'importo è stato stabilito dalla sentenza della corte d'appello di Milano depositata lo scorso 9 luglio "quale risarcimento del danno causato a Cir dalla corruzione giudiziaria a suo tempo posta in essere nella vicenda del lodo Mondadori".

(fonte tgcom.it)

Euro sotto pressione, sale ancora lo spread tra i Bot e i Bund: rendimenti record

Boom di domande per l'asta per i titoli italiani che raggiungono i valori di rendita del 2008

I premi di rischio di Italia e Spagna tornano a salire, con lo spread sul Btp decennale che torna a 300 punti base dopo i risultati delle aste di titoli pubblici dei due Paesi. Giù l'euro, che viaggia a 1,4467 dollari dopo aver segnato quota 1,4521. Il Tesoro ha venduto 7,5 miliardi di Bot semestrali a fronte di una domanda di oltre 11,7 miliardi. Il rendimento medio è balzato al 2,269%, massimo dal novembre 2008.

Bene l'asta dei titoli italiani
Buona domanda e rendimenti in crescita. E' l'esito dell'asta dei Bot semestrali. La richiesta è stata pari a 11,7 miliardi rispetto a un importo offerto di 7,5 miliardi. Il rendimento medio si attesta al 2,269%, facendo segnare un massimo dal 2008, in crescita dello 0,28% rispetto alla precedente asta.

I titoli in scadenza erano pari a 8,8 miliardi. Il rendimento d'asta, salito a 2,269%, va raffrontato all'1,988% dell'ultima asta del 27 giugno scorso. Il ministero dell'Economia ha inoltre assegnato 1,5 miliardi di Ctz aprile 2013 al rendimento di 4,038% contro il rispetto a 3,219% di fine giugno. Il rapporto di copertura è peggiorato a 1,561 per l'asta Bot (1,721 di giugno) e a 1,657 per i Ctz (da 1,87).

(fonte tgcom.it)

lunedì 18 luglio 2011

BORSE, MILANO PERDE IL 3,2%. BANCHE KO, CALA LO SPREAD

Piazza Affari in profondo rosso. L'indice principale Ftse Mib cede ora il 3,22%. Le vendite più decise riguardano ancora Fonsai (-7,67%) e Parmalat (-7,15%), ma peggiorano ora soprattutto le banche, con Intesa Sanpaolo in calo del 6,89%, Mps del 5,85%, Unicredit del 5,79% e il Banco Popolare del 5,84%. In calo lo spread tra il Btp decennale e il corrispettivo Bund tedesco. La forbice tra i due titoli si restringe a 329,5 punti da un massimo di giornata di 338 punti, mentre il rendimento del Btp si attesta al 5,93%.

ACCERTAMENTI DELLA CONSOB In seguito allo stop tecnico in corso da questa mattina su diversi strumenti quotati a Piazza Affari sui mercati Etf, Sedex e sul mercato delle obbligazioni e dei titoli di Stato (Mot), Consob è in stretto contatto con Borsa Italiana e ha avviato accertamenti per comprendere quali siano le ragioni che hanno causato l'interruzione delle negoziazioni.

INCHIESTA SU SPECULAZIONI La speculazione sui mercati borsistici e sul mercato secondario dei titoli di Stato seguita alla diffusione di rating sull'Italia e, in particolare, ai giudizi espressi sulla manovra correttiva sono ora sotto i riflettori della magistratura. Il pm di Trani Michele Ruggiero, che aveva già aperto un' inchiesta sulle agenzie di rating nel passato, l'ha ampliata anche alla possibile speculazione delle ultime settimane, dopo l'arrivo di un esposto denuncia da parte dell'Adusbef e Federconsumatori. Il magistrato, accompagnato da alcuni ufficiali della Guardia di Finanza, si è recato oggi alla Consob, dove ha raccolto dati e informazioni sul confronto che la stessa Autorità di Borsa aveva avviato con le agenzie di rating dopo la diffusione dei report. Secondo quanto si è appreso, anche magistrati di Roma e Milano avrebbero aperto dei fascicoli in merito.

WALL STREET ACCENTUA IL CALO Wall Street accentua le perdite. Il Dow Jones perde l'1,14% a 12.338,39 punti, il Nasdaq cede l'1,17% a 2.757,97 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l'1,09% a 1.301,84 punti.

(fonte leggo.it)

venerdì 15 luglio 2011

Crisi, S&P minaccia taglio rating Usa

Obama al lavoro per accordo su taglio debito, oggi conferenza

Dopo Moody's, anche Standard & Poor's mette sotto osservazione con implicazioni negative il rating degli Stati Uniti, che potrebbe tagliare in caso di un mancato accordo sul debito. Gli incontri coi leader del Congresso procedono e prende forma un piano B per ridurre il deficit e aumentare il limite legale del debito. Stasera conferenza stampa di Barack Obama.

(fonte ansa.it)

giovedì 14 luglio 2011

MANOVRA: TICKET SUBITO, TAGLI ALLE PENSIONI D'ORO

Arriva il pacchetto di modifiche del relatore alla manovra, Gilberto Pichetto Fratin, che contiene molte novità e riscrive alcune parti del decreto rafforzandone l'impianto. In particolare con la previsione del taglio alle agevolazioni fiscali da subito. Così dopo una giornata travagliatissima sembra sciogliersi anche il problema nato all'interno dello stesso Pdl sulle professioni. La soluzione tecnica sarebbe distinguere quelli che sostengono l'esame di Stato da chi non lo fa. E il Governo mette nero su bianco: dal 2013 privatizzazioni e liberalizzazioni.

Viceversa «tutto quello che non è vietato è libero». E novità sono in arrivo anche su pensioni, ticket sanitari, patto di stabilità e stock option. Ecco in sintesi alcune delle novità introdotte nella manovra:

- TICKET DA SUBITO: Ticket di 10 euro sulle ricette mediche e di 25 euro per gli interventi del pronto soccorso in codice bianco arriveranno dall'entrata in vigore della manovra, quindi già da lunedì.

- SCATTA TAGLIO AGEVOLAZIONI: È il «rinforzo» della manovra: sarà tra il 5 e 20 per cento. Attesi 4 miliardi per il 2013 e 20 miliardi di euro annui a decorrere dal 2014. Il taglio non sarà attuato solo se entro settembre 2013 il Governo eserciterà la delega per la riforma fiscale.

- INDICIZZAZIONE PENSIONI: Sale dal 45 al 70% l'indice di indicizzazione delle pensioni medie, ammontanti a circa il triplo degli assegni minimi. Confermato la piena indicizzazione per quelle inferiori a quella soglia e l'azzeramento per quelle superiori a cinque volte il minimo.

- PENSIONI, AGGANCIO AL 2013: Si anticipa al primo gennaio 2013 l'aggancio delle pensioni all'aspettativa di vita. Dal 2013 dunque l'incremento sarà di 3 mesi.

- PENSIONI ANZIANITÀ: I lavoratori che matureranno i requisiti per la pensione di anzianità nel 2012 dovranno posticipare di un mese il loro collocamento a riposo.

- PRELIEVO 5-10% SU PENSIONI D'ORO: Contributo di solidarietà fino al 2014 per le cosiddette pensioni d'oro, cioè superiori ai 90 mila euro annui. Il contributo ammonta al 5% per la parte eccedente i 90.000 euro, e del 10% per la parte eccedente i 150.000 euro.

- DA 2013 PRIVATIZZIAMO: Scatta dal 2013 il programma per la dismissione di partecipazioni azionarie dello Stato e di enti pubblici non territoriali. Il governo inoltre formulerà alle categorie interessate proposte di riforma in materia di liberalizzazioni delle attività economiche. Ma se così non fosse, trascorsi 8 mesi dalla data di entrata in vigore della manovra, «ciò che non sarà espressamente regolamentato sarà libero»

- CAMBIA IMPOSTA DOSSIER TITOLI: Cambia l'imposta di bollo sul dossier titoli: sarà di 34,20 euro per i depositi sotto i 50.000. Poi viene dettagliata in modo diverso negli anni successivi.

- COMUNI VIRTUOSI, SI CAMBIA: Cambiano i criteri di virtuosità dei comuni per l'applicazione del patto di stabilità interno. Ci sarà la «convergenza tra spesa storica e costi e fabbisogni standard». I Comuni dovranno associarsi.

- STOCK OPTION: L'aliquota del 10% si applicherà a tutta la perte eccedente la parte fissa della retribuzione.

- AMMORTAMENTO A 2%: La quota di ammortamento finanziario deducibile non può essere superiore al 2% del valore dei beni in concessione. Questo norme non si applicano ai concessionari di autostrate e trafori, per quest'ultimi l'intervento cambia e la percentuale di deducibilità delle quote del fondo di ripristino scende dal 5 all'1%.

- ACCISE BENZINA: Gli aumenti delle aliquote delle accise disposte il 28 giugno 2011 «restano confermate a decorrere dal primo gennaio 2012».

AVVOCATI PDL IN RIVOLTA,STOP A LIBERALIZZAZIONE Gli attacchi speculativi ai titoli di Stato non intimoriscono avvocati e notai del Pdl che, di fronte ad un emendamento del governo che avrebbe liberalizzato le loro professioni, hanno minacciato di non votare la manovra, su cui tutto il resto del Parlamento si era impegnato a vararla entro sabato. L'eliminazione dell'emendamento ha riportato la calma nella maggioranza ma ha suscitato feroci critiche tra le opposizioni, deluse dagli altri emendamenti di governo e relatore che a loro giudizio rendono più iniquo il decreto. A mostrare che le acque erano agitate nella maggioranza è la girandola di riunioni che nel primo pomeriggio si sono susseguite quando il relatore, Gilberto Pichetto Fratin (PDl) ha scritto gli emendamenti da portare in commissione Bilancio. Tra i vari incontri anche alcuni dal presidente Renato Schifani, prima con i soli capigruppo, Maurizio Gasparri (Pdl) e Federico Bricolo (Lega) e i sottosegretari, e poi anche con il ministro Giulio Tremonti. Poi una raccolta di firme tra i potentissimi parlamentari-avvocati del Pdl (in tutto 44 tra Camera e Senato) ha fatto comprendere che la faccenda era seria.

Se passava l'emendamento che liberalizzava le professioni loro, la manovra, non la votavano. È seguita una lettera aperta di 22 senatori del Pdl, anche se c'è chi, come il torinese Agostino Ghiglia si è dissociato. Poi Gasparri ha sancito che il tema «non è all'ordine del giorno». Pesanti le critiche delle opposizioni con Felice Belisario, capogruppo Idv al Senato, che ha parlato di «gioco delle tre carte» del governo. La tempesta, poi rientrata, sulla liberalizzazione del'ordine degli avvocati ha oscurato gli altri emendamenti, nel frattempo depositati dal relatore, che inaspriscono la manovra con misure impopolari, a partire dal ticket sulle ricette e le visite specialistiche che scatterà da lunedì. Per non parlare dei tagli alle detrazioni fiscali che scatteranno da settembre se non si approva la delega fiscale. L'opposizione, come ha spiegato Anna Finocchiaro, è rimasta «delusa» dopo le aperture fatte da Tremonti martedì. Insomma, ha detto anche il relatore di minoranza Giovanni Legnini (PD), la manovra è addirittura «peggiorata» il che non farà però cambiare atteggiamento a Pd, Idv e Udc.

Voteranno 'nò, ma non faranno ostruzionismo, in modo che il decreto sia approvato a Palazzo Madama domani alle 14. In particolare, il Pd, a partire dal segretario Pier Luigi Bersani, ha ribadito la richiesta a Berlusconi di dimettersi una volta approvata la manovra. E anche il segretario Udc Lorenzo Cesa ha chiesto che sia formato un nuovo governo. Tutte richieste respinte dalla maggioranza. Domani nell'aula del Senato il governo potrebbe ricorrere alla fiducia non tanto per fermare l'ostruzionismo delle opposizioni, ma temendo i 'mal di pancià dentro il centrodestra. Poi il testo passerà alla Camera dove il provvedimento sarà blindato con un nuovo voto di fiducia venerdì, quando alle 19 verrà approvata la manovra più 'sprint' della storia repubblicana.

PRIVATIZZAZIONI DAL 2013
Si partirà dalle municipalizzate, le società pubbliche controllate dai comuni, e si potrà arrivare - dopo il 2013 - alla messa sul mercato di quote dei 'big' ancora nel portafoglio del ministero dell'Economia. La manovra riapre il capitolo privatizzazioni. Entro il 31 dicembre del 2013 il ministro dell'Economia, raccolto il parere del Comitato di consulenza globale e di garanzia per le privatizzazioni, metterà a punto «uno o più programmi - è scritto nell'emendamento inserito in Manovra - per la dismissione di partecipazioni azionarie dello Stato e di enti pubblici non territoriali; i programmi di dismissione, dopo l'approvazione, sono immediatamente trasmessi al Parlamento». Il segnale è anche i mercati. La vendita di asset, infatti, non migliora il deficit, cioè il 'rossò annuale che emerge da entrate ed uscite, ma consente di ridurre direttamente il debito pubblico, che è il grande fardello che l'Italia si porta addosso.

«Dobbiamo certamente iniziare un processo di privatizzazioni, passata la crisi», ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti parlando dal palco dell'assemblea dell'Abi. I comuni - ha poi aggiunto - «saranno spinti a vendere i loro asset da un meccanismo di incentivi e disincentivi che sarà introdotto nel loro patto di stabilita». Il ministro ha quindi assicurato che non sarà toccato il settore dell'acqua, sul quale è stato chiaro il verdetto del recente referendum. «Non possiamo vendere l'acqua - ha detto - ma questo dipende dalla volontà generale e non da fattori politici. Come per il nucleare. Fattori che dovrebbero essere messi nel calcolo del Pil. Si tratta di responsabilità comuni che dobbiamo condividere nel positivo e nel negativo rispettando la diversità delle opinioni». Si parte dalle municipalizzate dunque che - secondo uno studio della Fondazione Mattei e di Unioncamere, sono oramai lievitate: sono 5.150, 7,5 a testa per ciascun ente territoriale.

«Bene», ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia commentando quello che è stato sempre un cavallo di battaglia degli industriali, per i quali le società pubbliche sono considerate fonte di alterazione della concorrenza. «Bisognerebbe partire da tutte le società di servizi pubblici locali - ha spiegato - e, poi, dal patrimonio immobiliare dello Stato a livello nazionale e regionale, per un valore di 500 miliardi di euro. Ci sono anche alcune società a partecipazione pubblica, ma io partirei dai servizi pubblici locali». Non è escluso che si possa aprire una nuova stagione di privatizzazioni, che riguardi anche le grandi società. L'emendamento - ha spiegato il relatore alla manovra, Gilberto Pichetto Fratin - prevedrebbe «un'autorizzazione al governo a cedere quote di società a partecipazione pubblica» e «ci potrebbe essere anche qualcosa di grande». I pacchetti azionari in mano al governo sono tanti, da Eni ad Enel, da Finmeccanica a Poste, passando per Ferrovie dello Stato, Enav, Sace, Fintecna e Poligrafico dello Stato.

«Chi fa nomi mente», avverte comunque il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, mentre proprio all'interno della maggioranza il dibattito non è univoco. Al portavoce del Pdl, Daniele Capezzone che gioisce per «l'accelerazione liberale» fa da contrappeso il ministro per la Gioventù Giorgia Merloni secondo la quale le privatizzazioni sono un tema «buono per i titoli dei giornali».

BERSANI: DOPO OK, CHIEDIAMO VOTO
Dopo la Manovra bisogna aprire una fase politica nuova per far
riprendere il cammino al paese. Per noi la strada maestra sono le elezioni ma noi siamo pronti a considerare, anche se non sembrano probabili gli spazi, una fase di transizione per cambiare la legge elettorale». Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, oggi a Beirut nell'ambito del suo giro in Medio Oriente, chiede le dimissioni del Governo dopo l'ok alla Manovra. «Serve una fase nuova - sostiene Bersani - con nuovi protagonisti e non con chi ci ha portato fin qui. Il nostro senso di responsabilità mostrato davanti alla Manovra ci dà la forza per dire che noi non siamo d'accordo con la politica economica di questo governo che è sempre stata sbagliata». E quindi per Bersani «c'è un problema politico: l'assenza di un governo capace di chiamare gli italiani ad un cambiamento. Con la Manovra purtroppo non risolveremo tutto».

ERRANI: FEDERALISMO FISCALE NON ATTUABILE «Con questa manovra è chiaro che il federalismo fiscale non è attuabile». Lo ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, al termine dell'incontro con il governo. «Serve una verifica complessiva sui decreti attuativi del federalismo e sulla legge delega. Non si può parlare di federalismo ed essere, al tempo stesso, in una situazione così critica».

REGIONI: SÌ IN TEMPI STRETTISSIMI Le Regioni condividono la necessità di varare una manovra correttiva «da approvarsi in tempi ristrettissimi per rispondere in termini autorevoli alla speculazione finanziaria». È questo, in sintesi, da quanto si apprende, il contenuto del documento che i governatori stanno presentando in questi minuti al governo al ministero dell'Economia. I presidenti evidenziano però, «l'iniquità della manovrà che può pregiudicare i livelli dei servizi erogati sul territorio».
I presidenti delle Regioni fanno notare, nel documento, che la manovra approvata dal Consiglio dei ministri «ancora una volta pone il peso maggiore dei tagli alla spesa pubblica sulle Regioni». Tra il 2011 e il 2014, ricordano, il concorso alla manovra delle autonomie locali è pari a 21.692 miliardi di euro di cui 16.372 a carico delle sole Regioni.

OPPOSIZIONI: NOI VOTIAMO NO I gruppi parlamentari di opposizione preso atto della decisione del governo di porre la fiducia sul testo del decreto che sarà approvato al Senato, nel confermare la decisione di consentire la votazione finale entro la giornata di venerdì, non presenteranno odg ed emendamenti sui quali è in corso attualmente il confronto tra maggioranza e opposizioni a Palazzo Madama, ed esprimeranno nel voto di fiducia e nel voto finale il loro giudizio negativo sulla manovra.

LEGA: FIDUCIA ALLA CAMERA Il governo porrà la questione di fiducia alla Camera sulla manovra economica. Lo ha reso noto il capogruppo della Lega Marco Reguzzoni al termine della Conferenza dei capigruppo. «L'opposizione - ha spiegato Reguzzoni - voterà no, ma la fiducia passerà lo stesso perchè la maggioranza è forte e coesa», ha puntualizzato Reguzzoni.

DI PIETRO: "È ULTIMA FIDUCIA, POI DIMISSIONI BERLUSCONI" «È l'ultima fiducia che il Paese può sopportare da questo governo. Noi siamo stati responsabili e abbiamo cercato di accorciare i tempi per evitare lunedì nuove speculazioni contro i mercati italiani. Però poi basta. Da martedì dentro e fuori il palazzo, non faremo altro che chiedere le dimissioni di questo governo incapace e inefficiente che sta mettendo in ginocchio il Paese». Lo dichiara il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro.

MARCHIONNE: ITALIA NE USCIRÀ «Vivere in un paese come l'Italia» che in questo momento sembra essere sotto attacco particolare della speculazione «non è facile, ma sono fiducioso che l'Italia possa trovare le risposte giuste per uscire dalla crisi. Sono un ottimista di natura». Lo ha detto l'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne nel corso di un intervento alla Swiss-American Chamber of Commerce.

COLDIRETTI: PER IMPRESE AGRICOLE NORMA ANTICRACK Gli imprenditori agricoli in stato di crisi o di insolvenza possono beneficiare di agevolazioni per la ristrutturazione dei debiti e la ripresa dell'attività economica. È stato infatti approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto sulla manovra che estende per la prima volta anche al comparto agricolo la norma «anticrack» che era prevista esclusivamente per le imprese commerciali. Le aziende agricole possono infatti accedere alle procedure di cui agli articoli 182-bis e 182-ter del regio decreto 16 marzo 1942. Lo comunica la Coldiretti L'Aquila informando che «ai sensi dell'articolo 182-bis della legge fallimentare le imprese in stato di crisi, previo accordo con i creditori che rappresentino almeno il sessanta per cento dei crediti, possono proporre un piano di ristrutturazione dei debiti, che deve essere approvato dal tribunale, con abbattimento di una quota del capitale». Si tratta di una transazione fiscale, disciplinata dall'art. 182-ter della legge fallimentare, che rappresenta una particolare procedura «transattiva» tra fisco e contribuente, collocata nell'ambito del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione, avente ad oggetto la possibilità di pagamento in misura ridotta o dilazionata del credito tributario e di quello contributivo. Abbiamo valutato molto positivamente l'estensione della norma alle imprese agricole - ha dichiarato Raffaello Betti, direttore della Coldiretti L'Aquila - si tratta infatti di un provvedimento che potrebbe contribuire a risollevare le sorti di quelle aziende dell'aquilano che mai, come in questa delicata fase congiunturale, si sono trovate a far fronte a numerose difficoltà.

FMI PROMUOVE L'ITALIA La crescita italiana è modesta e va rafforzata con riforme: è una priorità con il risanamento dei conti pubblici, che va attuato con una razionalizzazione delle spese. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) promuove l'azione del governo, che ha raggiunto facilmente gli obiettivi di bilancio del 2010. E invita ad andare avanti con il «risanamento» per ridurre l'elevato debito che è uno dei fattori che la rende vulnerabile alla crisi del debito europea. L'Italia - afferma il Fmi nell'Article Iv - non è immune al rischio contagio ed è vulnerabile alle turbolenze del mercato. Ma ha punti di forza, quali i solidi bilanci delle famiglie e l'elevato tasso di risparmio. Un risanamento fiscale sostenibile per l'Italia deve basarsi su una razionalizzazione delle spese in base a chiare priorità, aggiunge il Fmi. «L'intenzione del governo di intraprendere un'ampia revisione delle spese pubbliche è incoraggiante». «Riforme del sistema pensionistico importanti sono già state attuate e c'è spazio per ulteriori misure per generare risparmi». Il mercato del lavoro - evidenzia il Fondo - è debole e c'è un gap di competitività con i salari che sono cresciuti più della produttività con un calo della competitività. «L'Italia sta sperimentando una crescita economica modesta spinta dalle esportazioni». Il pil è previsto crescere quest'anno dell'1%, con deficit al 4,1% e un debito pubblico al 120,6%. La crescita va aiutata con riforma strutturali«: un ampio pacchetto di riforme è necessario per aumentare ulteriormente la produttività e rafforzare il potenziale di crescita». «Le autorità hanno raggiunto in modo facile i target di bilancio del 2010. Il deficit è sceso dal 5,3% del 2009 al 4,5% del 2010, ben al di sotto del target del 5%. Il miglioramento riflette una buona performance delle entrate e contenute spese di bilancio. L'aumento delle imposte indirette ha bilanciato il calo delle entrate di capitale» osserva il Fmi. «Il positivo trend di bilancio è continuato nei primi mesi del 2011». Ma il debito pubblico italiano è elevato e lo resterà a causa di ostacoli strutturali di lunga data. «L»impegno delle autorità a ridurre il deficit sotto il 3% nel 2012 e vicino allo zero nel 2014 è positivo. Il recente pacchetto di misure di medio termine è un importante passo in avanti per rendere questi obiettivi raggiungibili. L'attuazione del pacchetto è essenziale. Il piano di risanamento è appropriato ma la sua attuazione potrebbe essere problematica. Le banche italiane hanno navigato la crisi, la «qualità dei loro asset è peggiorata negli ultimi due anni con il rallentamento economico. La redditività sarà indebolita dai crescenti costi di finanziamento. La ricapitalizzazione in corso da 12 miliardi di euro le sta rafforzando. L'attuazione di Basilea 3 richiederà un sostanziale aumEnto di capitale».

LA BORSA ACCELERA Accelera Piazza Affari a circa due ore e mezza dall'avvio delle contrattazioni con gli indici che si portano in rialzo di oltre due punti percentuali: il Ftse Mib sale del 2,18% e il Ftse All Share del 2,05%. I mercati sembrano dunque credere alla volontà, espressa in modo bipartisan dalla politica, di considerare una priorità il controllo dei conti pubblici e di assicurare un'approvazione rapida della manovra correttiva, come richiesto anche dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi nel suo discorso all'assemblea dell'Abi. Gli effetti si vedono anche sui titoli di Stato con gli spread Btp-Bund scesi di quasi 16 punti base a 270 punti.

TREMONTI LANCIA LE PRIVATIZZAZIONI La manovra «sarà accompagnata da chi si prende la responsabilità di averla presentata». È quanto afferma il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel suo intervento all'assemblea Abi citando una frase riportata da Tito Livio 'hic manebimus optime' (qui staremo benissimo). I comuni, ha detto Tremonti, «saranno spinti a vendere i loro asset da un meccanismo di incentivi che sarà introdotto nel loro patto di stabilità». Tremonti ha parlato di possibili privatizzazioni che escludono l'acqua. «Naturalmente c'è bisogno di qualcuno che compra e non si può privatizzare a prescindere dal mercato». «Dobbiamo certamente iniziare un processo di privatizzazioni, passata la crisi».

(fonte leggo.it)

martedì 14 giugno 2011

REFERENDUM, DOPO IL 'SÍ' BOOM RINNOVABILI IN BORSA

Effetto referendum a Piazza Affari, con il no al nucleare che spinge un pò tutti i titoli legati alle energie rinnovabili e le utility. Tra le società a maggior capitalizzazione avanzano A2A (+1,63%) ed Enel Green Power (+1,41%), ma nel resto del listino c'è una folta truppa di titoli a mettere le ali, con anche alcuni stop al rialzo in corso d'opera. K.R.Energy, holding di partecipazioni in produttori di energia da fonti rinnovabili, guadagna infatti il 15,62%, ErgyCapital, investment company specializzata nell'energia 'green, il 14,24%, mentre Kerself, che opera nel campo degli impianti fotovoltaici e solari, segna un balzo del 14,04%. Fra gli altri gruppi attivi nel comparto delle fonti rinnovabili, Pramac sale dell'11,93%, mentre Eems è in rialzo del 7,84%. Falk Renewable guadagna l'1,51%, Kinexia il 2,24%, TerniEnergia avanza del 3,31%, Alerion del 3,16%, Maire Tecnimont termina in crescita del 4,13%.

Tra le ex municipalizzate , Acea lascia l'1,08%, Acegas Aps l'1,43%, Acsm-Agam termina al palo (-0,09%), Ascopiave cede lo 0,58%. Tra le società potenzialmente influenzate invece dal referendum sull'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali, Biancamano (gestione rifiuti) ha escluso impatti sul piano industriale o sulle strategie di crescita, chiudendo quindi in rialzo del 3,24%. Nei servizi idrici, Acque Potabili cede il 6,06%. «L'esito del referendum - afferma l'A.d di Falk Renewable Piero Manzoni - conferma il trend già in atto in Europa, soprattutto in Germania, Svizzera, Uk e altri. Il prossimo passo è ripensare la suddivisione fissata in passato (50% combustibili fossili, 25% nucleare, 25% rinnovabili) e riposizionare il 25 percento destinato al nucleare alle fonti rinnovabili e all'efficienza. Il compito di Falck Renewables è quello di migliorare le attuali soluzioni rendendole più competitive e innovative spingendo sulla ricerca e sviluppo e facendo sì che le energie rinnovabili diventino la vera soluzione per non danneggiare il pianeta per le generazioni che verranno».

(fonte leggo.it)

mercoledì 25 maggio 2011

S&P rivede a negativo outlook 4 gruppi italiani

Rivisto rating per Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Bnl e Findomestic

Dopo aver rivisto a 'negativo' l'outlook sul debito italiano, Standard & Poor's ha degradato allo stesso livello l'outlook per quattro banche italiane: Mediobanca, Bnl, Findomestic e Intesa SanPaolo. L'agenzia di rating che ha tagliato l'outlook anche sulle sussidiarie di Intesa, Imi, Biis e Cassa di Risparmio di Bologna, aggiunge che la revisione dell'outlook "riflette il fatto che la società dovrà tagliare i rating delle quattro banche nel caso avvenisse un declassamento del debito sovrano dell'Italia, visti i profili prevalentemente domestici dei loro business". Resta invece stabile l'outlook sui rating di Cariparma e Credito sportivo. Standard & Poor's ha anche tagliato l'outlook della Cassa Depositi e Prestiti a negativo, confermandone il rating ad 'A+' e 'A-1+'.

(fonte ansa.it)

CHRYSLER RIMBORSA GLI USA FIAT RAGGIUNGE QUOTA 46%

La Chrysler restituisce al governo degli Stati Uniti e a quello del Canada, con sei anni di anticipo, tutti i prestiti, pari a 7,6 miliardi di dollari, concessi nel 2009 quando il gruppo era uscito dalla bancarotta controllata. La Fiat può così perfezionare l'acquisto di un'ulteriore partecipazione del 16% raggiungendo quota 46%. L'obiettivo del controllo della casa di Detroit è sempre più vicino e sarà raggiunto entro l'anno.

A Piazza Affari i titoli del gruppo hanno un contraccolpo positivo: cresce del 2,6% Fiat e dell'1,54% Industrial, mentre Exor va su dell'1,43%. «Il rimborso è una pietra miliare per la svolta di Chrysler e per le comunità e le famiglie americane che dipendono dall'industria automobilistica», plaude da Londra il presidente americano Barack Obama, fautore dell'alleanza con Sergio Marchionne. «Abbiamo mantenuto la promessa di ripagare completamente i contribuenti statunitensi e canadesi», afferma soddisfatto l'amministratore delegato del Lingotto. E, in una appassionata lettera «alle persone della Fiat», Marchionne spiega che l'operazione Chrysler «è semplicemente un passaggio finanziario e tecnico», mentre si apre «un nuovo capitolo dell'alleanza» tra le due società. «Quello che conta adesso - afferma il manager italo canadese - è che possiamo imprimere un'accelerazione fondamentale al disegno di creare un costruttore di auto mondiale, determinato a posizionarsi tra i leader del settore. Il momento che stiamo vivendo non potrebbe essere più importante.

Ci troviamo alla vigilia di una svolta unica». Il rimborso del debito avviene in una cerimonia nello stabilimento di Sterling Heights, in collegamento via web con tutte le altre fabbriche Chrysler. Per il governo Usa sono presenti Ron Bloom, assistente di Obama per l'industria manifatturiera, e Brian Deese, vicedirettore del National Economic Council, entrambi del team che ha contribuito al salvataggio di Gm e Chrysler. Per salire al 51% Marchionne deve raggiungere l'ultimo obiettivo: la produzione negli Stati Uniti di una vettura basata su una piattaforma Fiat con prestazioni di almeno 40 miglia per gallone. Quasi simbolicamente è anche il giorno della presentazione a Torino della nuova Ypsilon, su cui la Lancia - il marchio di Fiat Group Automobiles in sinergia con Chrysler - punta per raddoppiare nel 2014 le vendite che quest'anno dovrebbero attestarsi a quota 120.000.

(fonte leggo.it)

mercoledì 11 maggio 2011

Microsoft acquista Skype

La piu' grande operazione della storia del colosso di Redmond

Microsoft acquistera' Skype per 8,5 miliardi cash di dollari. Lo rende noto la societa' fondata da Bill Gates. L'operazione e' la piu' grande della storia del colosso di Redmond.

''L'acquisizione aumentera' l'accessibilita' dei servizi video e voce in tempo reale, portera' vantaggi sia ai consumatori sia alle imprese'' si legge in un comunicato. Skype diverra' una nuova divisione di Microsoft e l'amministratore delegato di Skype, Tony Bates, sara' presidente di Microsoft Skype Division.

''Microsoft e Skype condividono la visione di portare innovazione e prodotti ai consumatori e insieme saranno in grado di accelerare i piani di ampliamento di Skype e introdurre nuove modalita' per comunicare e collaborare'' afferma Tony Bates. ''Skype e' - osserva l'amministratore delegato di Microsoft Steve Ballmer - un servizio fenomenale'', Microsoft e Skype ''insieme daranno vita al futuro delle comunicazioni in tempo reale''.

(fonte ansa.it)

venerdì 22 aprile 2011

FIAT SALE A 46% DI CHRYSLER. ELKANN: "È TAPPA STORICA"

La Fiat ha raggiunto un accordo con il gruppo Chrysler e con gli altri soci della casa di Detroit per acquisire un ulteriore 16%. Il prezzo complessivo per l'esercizio della call option sarà di 1,26 milioni di dollari Usa.
In base all'accordo, Fiat eserciterà per intero la 'Incremental Equity Call Option' subordinatamente e contestualmente al completamento da parte di Chrysler, nel secondo trimestre del 2011, di una operazione di rifinanziamento nell'ambito della quale il debito di Chrysler verso i governi statunitense e canadese sarà integralmente rimborsato. Quindi entro giugno la Fiat, che oggi detiene il 30% di Chrysler, avrà il 46%.

ELKANN: TAPPA STORICA «L'operazione che annunciamo oggi segna una tappa storica per Fiat e Chrysler, ed è per noi motivo di grande soddisfazione ed orgoglio. Insieme a Chrysler Fiat darà vita ad un gruppo automobilistico più forte, con una gamma completa di prodotti, presente su tutti i mercati del mondo e capace di competere con chiunque». Così John Elkann, presidente della Fiat, ha commentato l'accordo raggiunto per acquisire un ulteriore 16% di Chrysler. «Nel corso degli ultimi anni - afferma Elkann - Fiat e Chrysler hanno saputo lavorare fianco a fianco, con impegno e rispetto reciproco. Grazie al contributo di tutte le persone che lavorano con noi e con il pieno sostegno mio e della mia famiglia, questo spirito di collaborazione diventer… da oggi ancora più forte, per creare automobili belle, divertenti, sicure e rispettose dell'ambiente».

MARCHIONNE: PRONTI A CONTROLLARE CHRYSLER «Chrysler sta seguendo uno straordinario cammino di ripresa, a livello industriale ed economico, e la Fiat è pronta ad assumerne il controllo, per rendere il legame ancora più stabile e più forte, nell'interesse di entrambe». Così l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, commenta l'operazione per acquisire il 16% della casa di Detroit. «Si tratta di un passo fondamentale - spiega Marchionne - verso il completamento di quel grande disegno di integrazione tra Fiat e Chrysler, iniziato meno di due anni fa, che porterà alla creazione di una casa automobilistica globale. Abbiamo scelto di stringere i tempi il più possibile per accelerare la nascita di un gruppo unico, che possa trarre pieni benefici dallo sviluppo congiunto delle rispettive attivit… internazionali». «L'operazione annunciata oggi, insieme all'ottenimento di un'ulteriore quota del 5 per cento prevista entro la fine dell'anno - sottolinea Marchionne - ci porterà a realizzare il sogno da cui è nata quest'alleanza: dare vita ad un costruttore di auto mondiale, con tecnologie all'avanguardia, efficiente e competitivo, determinato a posizionarsi tra i leader del settore». «Sarà così possibile - conclude l'amministratore delegato della Fiat - assicurare a tutte le nostre persone un futuro molto più sicuro in un ambiente stimolante, dove lo scambio e l'integrazione culturale, uniti alla spinta di competizione con la concorrenza, saranno fonte di crescita professionale e personale».

LE TAPPE L'annuncio dell'accordo per acquisire entro giugno un ulteriore 16% di Chrysler, rifinanziando il debito ai governi Usa e canadese, è un passo decisivo verso l'integrazione tra la Fiat e la casa di Detroit. «Siamo pronti ad assumerne il controllo», afferma l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne e ricorda che l'obiettivo è arrivare al 51% entro l'anno.
- GLI STEP DELL'ACCORDO. Oggi la Fiat detiene il 30%. Si è partiti dal 20% iniziale con la possibilità di arrivare fino al 35% attraverso tre acquisizioni successive a titolo gratuito del 5%, legate al raggiungimento di precisi obiettivi aziendali. Nel frattempo Marchionne ha definito l'intesa per acquisire il 16%, opzione esercitabile solo dopo il rimborso del debito al Tesoro Usa. La cifra è di 1,26 miliardi di dollari. Entro giugno, quindi, la Fiat avrà il 46% e, per arrivare al 51%, mancherà solo l'ultima quota, gratutita, del 5%. La prima acquisizione è stata annunciata a Detroit il 10 gennaio ed è quella legata alla produzione negli Stati Uniti (a Dundee, in Michigan) del motore Fire. La seconda quota è stata acquisita grazie al raggiungimento di alcuni obiettivi: Chrysler ha ricavato 1,5 miliardi di dollari con le vendite al di fuori di Canada, Messico e Stati Uniti (Paesi Nafta), sono stati raggiunti accordi con il 90% dei concessionari Fiat in Brasile e il 90% dell'Unione Europea per la distribuzione di uno o più veicoli Chrysler, è stata definita un'intesa che prevede la remunerazione di Chrysler Group per l'utilizzo da parte di Fiat delle sue tecnologie al di fuori dei Paesi Nafta.
- PROSSIMO TRAGUARDO. Il Lingotto acquisirà l'ultima quota del 5% quando sarà raggiunto il terzo Performance Event che prevede la produzione negli Stati Uniti di una vettura basata su una piattaforma Fiat con prestazioni di almeno 40 miglia per gallone.
- QUOTAZIONE. L'Ipo, secondo gli analisti, potrebbe essere a novembre. Per la Fiat è importante completare la scalata prima della quotazione, perchè le azioni Chrysler potrebbero poi diventare più care. Per Marchionne dipende dal desiderio del sindacato Veba «di monetizzare per pagare le domande dei pensionati di Chrysler».
- SEDE GRUPPO. All'assemblea degli azionisti Fiat Marchionne ha detto che il tema del futuro quartiere generale del nuovo gruppo «non è in agenda, non c'è alcuna tempistica».

(fonte leggo.it)

mercoledì 6 aprile 2011

GENERALI, GERONZI SI DIMETTE. IL CDA VOLEVA SFIDUCIARLO

Si è dimesso prima di essere sfiduciato. Il presidente di Generali, Cesare Geronzi, durante la riunione del cda della compagnia, si è dimesso dalla sua carica, poco dopo l'inizio del vertice. Alcuni consiglieri, poco prima, avrebbero manifestato la loro intenzione di presentare una mozione di sfiducia nei suoi confronti, ma Geronzi ha anticipato tutti dando le dimissioni. La mozione di sfiducia, con le firme anche dell' a.d di Mediobanca Alberto Nagel e del direttore generale della banca, Francesco Saverio Vinci, era stata ventilata al presidente. Di fronte alla discesa in campo della stragrande maggioranza dei consiglieri Geronzi ne ha tratto le conseguenze e ha deciso il passo indietro. Generali, dopo le dimissioni del presidente Geronzi, vola in Borsa: il titolo cauto in avvio, guadagna il 4,72% a 16,2. Bene anche Mediobanca (+3,07% a 7,55).

(fonte leggo.it)

P&G VENDE LE PRINGLES PER 1,5 MILIARDI DI DOLLARI

Procter & Gamble venderà 'Pringles', il noto marchio delle patatine nel 'tubò, alla Diamond Foods Inc, per 1,5 miliardi di dollari in azioni. L'operazione porterà alla nascita di un nuovo gigante dello 'snack'. Secondo l'accordo Diamond, conosciuta per 'Pop secret' popcorns e per le 'Kettle chips', si farà carico dei debiti di Pringles che ammontano a circa 850 milioni. Acquisendo Pringles, il marchio di patatine più famoso al mondo, nato 45 anni fa, Diamond si aspetta di triplicare il suo giro d'affari. Le vendite nette attese nell'anno fiscale che terminerà il 31 luglio 2012 sono di circa 1,8 miliardi di euro. L'operazione porterà a una gigante dell'industria dello snack, con ricavi per oltre 2,4 miliardi. I costi della transazione ammontano, invece, a 100 milioni di dollari, a carico di Daimond, per i prossimi due anni. Il gruppo Usa aveva già acquisito General Mills' Pop Secret per 190 milioni di dollari nel settembre 2008, alcuni assets di Harmony Foods Corp nel maggio 2006. Inoltre ha comprato Kettle Foods per 615 milioni di dollari nel febbraio 2010. «Pringles è un'icona, un brand dello snack da miliardi di dollari - ha detto Micheal Mendes, presidente e amministratore delegato di Diamond Foods -. Il nostro piano è costruire su un marchio che si è già affermato in 140 Paesi. Questa combinazione strategica creerà un leader indipendente e globale dell'industria dello snack, che ha come missione la qualità e l'innovazione dei prodotti». Secondo Mendes l'acquisizione «crearà una realtà industriale in grado di garantire valore anche per gli azionisti negli anni a venire». «Siamo certi che Diamond sarà una eccellente nuova casa per tutti gli impiegati di Pringles - ha detto l'ad di P&G, Bob McDonald -. E sarà un affare straordinario anche per gli azionisti».

(fonte leggo.it)

mercoledì 23 marzo 2011

IL LATTE DIVENTA FRANCESE: PARMALAT PASSA A LACTALIS

Parmalat parlerà francese. Il colosso Lactalis, entrato in forze la scorsa settimana nell'azienda di Collecchio, ha acquistato il 15,3% del capitale dai fondi esteri Zenit, Skagen e Mackenzie staccando un assegno di 750 milioni di euro e si è portato a quota 29%, a ridosso della soglia d'Opa. Alla prossima assemblea del 12, 13 e 14 aprile i Besnier, proprietari della multinazionale dei formaggi, hanno ora i numeri per conquistare la maggioranza nel consiglio di amministrazione, almeno sei posti su undici. La loro lista, presentata venerdì scorso, è guidata dal presidente di Lactalis Italia, Antonio Sala, e tra i candidati compare Franco Tatò, che potrebbe ambire al ruolo di presidente, mentre la carica di amministratore delegato, oggi di Enrico Bondi, andrà con più probabilità a uno dei manager del colosso transalpino. Il risanatore del gruppo, dopo il crac del 2003, non è infatti disponibile a mantenere ruoli operativi sotto Lactalis, che avrebbe peraltro provato a proporgli di rimanere come a.d. Del resto Bondi coi francesi non ha mai avuto grande feeling: dieci anni fa, da amministratore delegato in Montedison (ora Edison), si era trovato sotto l'assedio di Edf. Per la borsa la partita è chiusa. Il titolo, già in frenata ieri, ha fatto un capitombolo del 7% a 2,29 euro lontano dai 2,8 euro per azione pagati ai tre fondi dai francesi che, se si considerano anche i titoli rastrellati la scorsa settimana in borsa (ipotizzando un prezzo medio di circa 2,5 euro), hanno sborsato in tutto oltre 1,3 miliardi per mettere insieme il 29% di Parmalat. Poco meno del 'tesorettò accumulato dall'azienda italiana con le transazioni con le banche responsabili del crac. Velocità e soldi, sono gli ingredienti di Lactalis finora mancati alla mai nata cordata italiana, tanto che i fondi, nello spiegare il loro disimpegno, hanno indicato di essere stati avvicinati anche da altri soggetti ma di aver ricevuto un'offerta solo dalla multinazionale d'Oltralpe. Sulle mosse di quest'ultima la Consob vigila per verificare l'eventuale superamento della soglia del 30%, oltre la quale scatta l'obbligo di lanciare un'Opa. Ferrero intanto ribadisce di essere «interessata se matureranno le condizioni» e Granarolo è pronta a mettere asset in un progetto industriale. L'azienda bolognese è partecipata al 19,7% da Intesa Sanpaolo, la banca socia al 2,4% di Collecchio promotrice di un lista con il nome di Bondi per il rinnovo del board di Parmalat. «Speriamo che non sia ancora troppo tardi» per una cordata italiana, ha affermato il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari, ma «bisogna vedere se le banche da una parte e il governo dall'altra possono ancora fare qualcosa». «Non escludo che nei prossimi giorni ci saranno incontri tra Intesa Sanpaolo e il governo», ha proseguito, per valutare un intervento «o anche per mettere la parola fine».

(fonte leggo.it)

lunedì 21 marzo 2011

PARMALAT, ECCO LA FERRERO. ASSE ITALIA CONTRO LACTALIS

La Ferrero è pronta a scendere in campo per Parmalat se matureranno le condizioni per farlo. All'indomani del blitz della francese Lactalis nel capitale dell'azienda di Collecchio, l'interesse del gruppo della Nutella segna una svolta nella corsa contro il tempo per il controllo dell'azienda alimentare, mentre il governo corre ai ripari e si leva un coro di voci a difesa dell'italianità del gruppo. Per la società di Alba Parmalat è sicuramente un'impresa di rilevanza strategica per l'economia italiana, e Ferrero guarda con interesse a possibili soluzioni a rilevanza industriale di lungo periodo e di matrice italiana, ha appreso l'ANSA in ambienti vicini al gruppo. Una presa di posizione importante, alla quale tuttavia occorrerà dare seguito con un progetto industriale cui Intesa Sanpaolo sta lavorando. Proprio la banca guidata da Corrado Passera, azionista col 2,15%, nell'ultimo giorno utile per presentare le liste per il rinnovo del board di Parmalat ha messo sul tavolo un elenco di big: dietro all'attuale a.d. Enrico Bondi, i cui poteri potrebbero tuttavia venir ridimensionati (si parla di una presidenza esecutiva), compaiono tra gli altri Luigi Gubitosi (amministratore delegato di Wind), Roberto Meneguzzo (a.d. di Palladio), Patrizia Grieco (a.d. di Olivetti), Elio Catania (numero uno di Atm), Giuseppe Recchi (presidente GE Italia). I fondi esteri Mackenzie, Skagen e Zenit (soci al 15,3%), scesi in campo per mandare a casa Bondi, hanno confermato la candidatura di Rainer Masera alla presidenza e di Massimo Rossi come vicepresidente in attesa di individuare un a.d. di peso. Quest'ultimo, preso in contropiede dall'irruzione di Lactalis, diventata in pochi giorni primo azionista di Parmalat con una partecipazione potenziale del 14,28% e pronta a salire ancora, ha teso la mano a Intesa per unire le forze ed evitare che l'azienda «diventi una filiale di Lactalis». E, da quanto si è appreso, c'è attenzione della banca verso la proposta. I francesi, presenti in Italia con marchi come Galbani, Mio e Invernizzi, hanno schierato per il nuovo board i loro manager: capofila è il presidente di Lactalis Italia, Antonio Sala, e nella lista in cui compare anche il nome di peso come Franco Tatò, oggi alla guida della Treccani, figurano il presidente del direttivo del gruppo transalpino Daniel Jaouen, il direttore finanziario Olivier Savary e l'ex numero uno di Galbani Marco Jesi. Assogestioni (2,28%) ha puntato invece sull'a.d di Lavazza Gaetano Mele. Intanto, in vista dell'assemblea del 14 aprile, prosegue il rastrellamento in Borsa del titolo (+4%), con altro 6% passato di mano che porta a oltre il 25% la quota scambiata in quattro sedute. E la reazione all'assalto di Lactalis è unanime: «ci stanno portando via l'industria nazionale», ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. «Non possiamo essere solo prede», ha commentato la presidente di Confindustria, Emma Marcecaglia, mentre il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, ha detto di vedere «rischi per i lavoratori e per il Paese», e il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha sottolineato che « bisognerebbe avere un'idea di politica industriale di intervento e di finanziamento».

(fonte leggo.it)

giovedì 10 marzo 2011

Forbes: i Ferrero i più ricchi d'Italia

Terzo il premier Berlusconi, Della Valle new entry

La famiglia Ferrero (produttrice della Nutella) è la più ricca d'Italia e la 32ma al mondo con un patrimonio di 18 miliardi di dollari, un miliardo in più rispetto allo scorso anno. Al secondo posto, in base alla 25ma classifica annuale stilata da Forbes, è Leonardo del Vecchio con 11 miliardi di dollari. Terzo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con 7,8 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 9 miliardi del 2010.
Fra gli italiani in classifica Giorgio Armani al 136 posto seguito a distanza da Carlo, Gilberto, Giuliana e Luciano Benetton in 488ma posizione. Mario Moretti Polegato e' 512mo, Francesco Gaetano Caltagirone e Ennio Doris sono invece in 833ma posizione. Stefano Pessina è 879mo.

Due le new entry: i fratelli Della Valle. Diego Della Valle, patron della Tod's e maggiore azionista di Saks, è alla 938 ma posizione e Andrea alla 993ma.

Ecco di seguito la classifica degli italiani in base a Forbes (fra parentesi viene riportata la posizione occupata nella classifica globale):

1 - Michele Ferrero (32) - 18 miliardi di dollari
2 - Leonardo Del Vecchio (71) - 11,0 miliardi di dollari
3 - Silvio Berlusconi (118) - 7,8 miliardi di dollari
4 - Giorgio Armani (136) - 7,0 miliardi di dollari
5 - Carlo Benetton (488) - 2,4 miliardi di dollari
5 - Gilberto Benetton (488) - 2,4 miliardi di dollari
5 - Giuliana Benetton (488) - 2,4 miliardi di dollari
5 - Luciano Benetton (488) - 2,4 miliardi di dollari
6 - Mario Moretti Polegato (512) - 2,3 miliardi di dollari
7 - Francesco Gaetano Caltagirone (833)- 1,5 miliardi di dollari
7 - Ennio Doris (833) - 1,5 miliardi di dollari
8 - Stefano Pessina (879) - 1,4 miliardi di dollari
9 - Diego Della Valle (938) - 1,3 miliardi di dollari
10 - Andrea Della Valle (993) - 1,2 miliardi di dollari

(fonte tgcom.it)

martedì 22 febbraio 2011

Libia,il petrolio continua a volare

Anche l'Opec sui massimi del 2008

Prosegue rafforzandosi l'impennata dei prezzi petroliferi, innescata dall'escalation di tensioni nei paesi arabi e in Libia, uno dei maggiori produttori africani di oro nero. Dopo Brent e Wti anche il paniere Opec torna a livelli del 2008 toccando quota 100,59 dollari. L'organizzazione dei paesi produttori si è detta "pronta a intervenire". L'impennata del Brent è proseguita sui mercati asiatici e ora viaggia sopra i 107 dollari/barile.

A Londra, infatti, il barile di Brent, la qualità di greggio maggiormente legata in questo periodo alla situazione internazionale, ha segnato ulteriori aumenti stamattina a 107,5 dollari, 1,78 dollari in più rispetto a lunedì.

A New York gli scambi ordinari sono rimasti fermi ieri per una festività, ma sono proseguiti sulle piattaforme elettroniche e i futures in prima consegna ormai hanno accumulato un rialzo di 7,82 dollari rispetto alla chiusura di venerdì scorso, con il barile di West Texas Intermediate a 94,02 dollari.

L'impennata dell'oro nero - che deriva da timori di problemi alle forniture che finora però non si sono ancora chiaramente evidenziati - si è fatta già sentire in negativo su uno dei comparti maggiormente esposti ai costi dei carburanti: il trasporto aereo: stamattina a Parigi le azioni Air France segnano un meno 4,11 per cento a 11,66 euro, a Londra le azioni Iag, che racchiudono Bristish Airways e Iberia, cedono il 5,40 per cento a 234,10 pence, a Francoforte Lufthansa cala del 2,45 per cento a 14,93 euro.

Intanto il prezzo medio di riferimento dell'Opec sul barile di greggio sale ai massimi da due anni, una media ponderata che ora supera quota 100 ollari. Dopo i balzi di ieri invece arretra un altro bene rifugio tradizionale, l'oro, che però non vede la produzione compromessa dal quadro, a quota 1396,50 dollari l'ocnia, ieri aveva superato quota 1.400. Si rafforza la valuta statunitense e l'euro stamattina cala a 1,3568 dollari.

(fonte tgcom.it)

Weber: Paesi indebitati,peggio arrivera'

Cosi' presidente uscente Bundesbank e membro del direttivo Bce

Per i Paesi europei in crisi a causa del debito troppo elevato, il peggio deve ancora arrivare. Lo dice Axel Weber, presidente uscente di Bundesbank e membro del consiglio direttivo della Bce. ''Facendo il paragone con una maratona, i Paesi problematici hanno fatto finora forse i primi 15 km''. Per Weber, le vere difficolta' arriveranno quando i detentori privati del debito pubblico - banche, fondi e aziende - saranno chiamati ad assumersi la propria quota di perdite sul capitale investito.

(fonte ansa.it)

Pirelli: proseguono vendite di Moratti

Presidente Inter ha ceduto altre azioni per valore di 3 mln euro

Il presidente dell'Inter, Massimo Moratti, ha venduto ulteriori 510 mila azioni Pirelli per un controvalore di oltre tre milioni di euro. Le operazioni emergono dalle comunicazioni al mercato borsistico e risalgono a un periodo compreso tra il 14 e il 18 febbraio scorsi. Le vendite di titoli Pirelli da parte di Massimo Moratti dall'inizio dell'anno hanno superato il controvalore di 19 milioni di euro.

(fonte ansa.it)

lunedì 14 febbraio 2011

Fiat conferma piani per l'Italia

Governo: "Azienda ha cuore italiano"

La Fiat ha confermato al governo l'intenzione di perseguire gli obiettivi di sviluppo in Italia. Il piano prevede la crescita della produzione nel nostro Paese fino a un milione e 400mila auto, con un investimento per circa 20 miliardi di euro. "Fiat è una grande multinazionale che si sta espandendo nel mondo ma che rimane con un cuore italiano", così il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, dopo l'incontro con i vertici del Lingotto.

L'a.d. Sergio Marchionne e il presidente John Elkann hanno dunque "confermato di voler investire in Italia", considerando il nostro Paese "un punto di partenza per una azienda che vuole investire nel mondo intero, anche aprendo nuovi mercati".

A Palazzo Chigi al vertice con i vertici Fiat erano presenti, oltre al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, i ministri Giulio Tremonti, Paolo Romani e Maurizio Sacconi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. L'incontro successivamente è stato allargato ai rappresentanti degli enti locali: il governatore della Regione Piemonte, Roberto Cota, il presidente delle Provincia di Torino, Antonio Saitta e il sindaco della città, Sergio Chiamparino.

"Il futuro di Fiat, il suo radicamento in Italia, l'effettiva realizzazione degli altri investimenti ipotizzati sono condizionati alla governabilità degli stabilimenti", ha specificato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Su questo "abbiamo riconosciuto concordemente - ha aggiunto Sacconi - governo, Regione, Comune e Provincia l'importanza di relazioni industriali costruttive''. E' "questo il cuore del problema, lo abbiamo condiviso tutti", ha sottolineato ancora.

"Questione sede se ne parlerà nel 2014"
Marchionne ha spiegato che il destino della sede dell'azienda "se ne parlerà nel 2014". Lo ha riferito il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta. Anche il sindaco Chiamparino ha spiegato che Marchionne ed il presidente John Elkann hanno confermato "l'italianità" del gruppo ma in un contesto in "evoluzione dinamica che richiede di lavorare giorno per giorno" per difendere le condizioni perché resti così.

(fonte tgcom.it)