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martedì 26 luglio 2011

MANOVRA, NUOVE ALIQUOTE. "STANGATA" SU PANE E CASA

Rischio stangata per l'acquisto di beni di prima necessità, quelli che godono dell'aliquota Iva ridotta, tra i quali anche la prima casa. Secondo i calcoli di Fiscoequo, un sito specializzato in tematiche fiscali, il taglio lineare delle agevolazioni fiscali del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014, previsto dalla manovra economica appena varata, produrrà infatti una stangata su tutti beni di prima necessità. L'aumento dell'Iva per pane, pasta, latte, zucchero sarà dell'80% nel 2014. L'imposta per l'acquisto della prima casa direttamente dal costruttore passerà dal 4% al 7,2%.

«La norma - si spiega in un approfondimento di Fiscoequo - funziona come clausola di salvaguardia, ma per ora c'è e se non sarà modificata produrrà effetti dal 2013. E che effetti. Più un bene gode di un regime di favore, più l'aumento dell'imposta sarà pesante. L'aliquota Iva è destinata a passare dal 4% al 7,2% per tutti beni di prima necessità e dal 10% al 12% per gli altri beni agevolati. Un bel risultato se si pensa che l'ipotesi di aumentare l'Iva di un punto prevista dal ddl delega del governo per finanziare la riforma dell'Irpef, è stata accompagnata con la clausola di verificarne gli effetti inflattivi.

La norma avrà ricadute pesanti anche sull'acquisto della prima casa direttamente dal costruttore e nel settore dell'editoria che attualmente godono dell'Iva al 4%. E gli effetti sull'Iva non sono le sole stravaganze prodotte dal taglio lineare. Basti ricordare la doppia imposizione sull'assegno di mantenimento e il ritorno dell'Irpef sulla prima casa» che Fiscoequo ha già denunciato in precedenza. La disposizione, «colpisce pesantemente i beni di prima necessità come pane, latte, frutta, ortaggi, olio, pelati, burro, formaggi, latticini. L'imposta passerà dal 4% al 4,8% nel 2013 e, in modo definitivo, al 7,2% dal 2014». E la misura «inciderà fortemente anche sull'acquisto della prima casa, se acquistata dal costruttore, oggi soggetta all'aliquota Iva del 4%. Ad esempio, per l'acquisto di una abitazione di 200.000 euro l'imposta passerà da ottomila euro a quattordicimilaquattrocento euro. Con un aggravio per il consumatore finale di circa seimilaquattrocento euro. Nella stessa misura saranno tassati anche giornali, libri e periodici (7,2%).

Di fatto si avrà , a regime, l'incremento dell'Iva su questi beni di circa l'80%. Carni e pesci freschi e congelati, prosciutto, salumi, yogurt, miele, cioccolato, acqua minerale, birra, energia elettrica per uso domestico, alberghi, motel, campeggi, somministrazioni di alimenti e bevande (bar e ristoranti) passeranno dall'Iva al 10%, rispettivamente al 10,5% nel 2013 e, a regime, dal 2014 all'aliquota del 12%». Questo, in estrema sintesi, «è lo scenario che si presente ai cittadini-consumatori italiani nei prossimi anni. Resta, infine - conclude Fiscoequo - la considerazione che non si hanno, invece più notizie dell' eventuale inasprimento della imposta sui beni di lusso come pellicce, gioielli, auto di lusso, imbarcazioni».

LE NUOVE ALIQUOTE Ecco, secondo i calcoli forniti da Fiscoequo, il sito specializzato in tematiche tributarie, come calcolare le nuove aliquote Iva che scatteranno con il taglio delle agevolazioni fiscali previsto dalla manovra, dal 2013:
Modalità di calcolo delle nuove aliquote :

1) - ALIQUOTA NORMALE 20%;
ALIQUOTA RIDOTTA 4%; agevolazione pari a 16% (20-4 =16);
- Riduzione agevolazione del 5% nel 2013 = 5% di 16% = 0,80%;
nuova aliquota 4,8% ( 4% +0.80%);
- Riduzione agevolazione del 20% dal 2014= 20% di 16% = 3,2%;
nuova aliquota 7,2% (4% + 3,2%). 2)

- ALIQUOTA NORMALE 20%;
ALIQUOTA RIDOTTA 10%;
agevolazione pari al 10% (20%-10%);
- Riduzione agevolazione del 5% nel 2013 = 5% di 10% = 0,50%;
nuova aliquota 10,5% ( 10% +0.50%);
- Riduzione agevolazione del 20% dal 2014= 20% di 10% = 2%;
nuova aliquota 12% (10% + 2%).

(fonte leggo.it)

giovedì 21 luglio 2011

MANOVRA, TUTTI I RINCARI. "3.200 € IN PIÙ PER FAMIGLIA"

Oltre 3.200 euro in più a famiglia per l'effetto combinato delle misure della manovra e dei rincari di prezzi e tariffe. I consumatori (Adusbef e Federconsumatori) ribadiscono il loro «severo giudizio su una manovra iniqua e sbagliata» E forniscono due conti: le famiglie al termine dei 4 anni di correzione, cioè con le misure a regime, dovranno sborsare oltre 1.700 euro in più l'anno. Una cifra che andrà ad aggiungersi all'aumento «incessante» delle tariffe e all'aumento dei prezzi di beni di prima necessità: altri 1.461 euro. In tutto quindi, al termine dei 4 anni, la 'stangatà ammonterà a 3.233 euro in più a famiglia. La voce che inciderà di più sui bilanci già prosciugati della famiglie è quella relativa all'aumento dell'imposta di bollo sui 22 milioni di deposito titoli. Frutterà alle casse dello stato 8 miliardi, ma comporterà una spesa singola di 333 euro. Segue nella classifica dell'esborso l'effetto dei tagli sulla sanità: il risparmio per l'erario sarà di 7,5 miliardi (a cui vanno sommati altri 4,5 miliardi dei tagli precedenti) con un effetto di 315 euro in più. Anche il pieno (grazie all'aumento delle accise) costerà di più: 60 euro l'anno. E il conto per la mancata indicizzazione delle pensioni si tradurrà mediamente in una perdita di 102 euro.

Aggiungendo poi i tagli agli enti locali che ricadrebbero sui cittadini sotto forma di addizionali, si arriva a 1.106 euro. Ma non basteranno per richiudere il portafoglio. La manovra sposta infatti al 2013 e 2014 una cifra consistente che arriverebbe dal taglio lineare degli sconti fiscali. E non si salverebbero quelli destinati alla famiglia. Così, incluso anche questo ulteriore taglio (che riguarderebbe detrazioni familiari, deduzioni contributi previdenziali e detrazioni sanitarie) il conto aumenta di altri 666 euro arrivando a complessivi 1.772 euro. «La convergenza di questi due fattori (manovra + aumento di prezzi e tariffe) comporta una drastica riduzione del potere di acquisto, che, per di più, si inserisce in una situazione di forte contrazione dei consumi. Alla luce di queste ricadute, infatti, si può profilare un crollo dei consumi del -7/8%». «Tutto ciò è estremamente grave - affermano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef - ed imporrebbe una radicale modifica della manovra per una maggiore equità e, nello stesso tempo, per impedire un'ulteriore contrazione del mercato che produrrebbe effetti molto negativi sulla produzione industriale e dei servizi nel nostro Paese, con conseguenze del tutto immaginabili».

LA MAPPA DEI RINCARI Per arrivare alla fine dell'anno le famiglie dovranno sborsare (a regime) 3.200 euro in più per l'effetto combinato della manovra (1.772 euro) e dell'aumento dei prezzi e delle tariffe (1.461 euro). Ecco una mappa dei rincari fornita da Federconsumatori ed Adusbef:
- MANOVRA
- INCREMENTO COSTI PER FAMIGLIA IN EURO/ANNO AL TERMINE DEL QUADRIENNIO 2011-2014.
SANITÀ 315 EURO
ENTI LOCALI 296 EURO
PENSIONI 102 EURO
BENZINA 60 EURO
IMPOSTA BOLLO 333 EURO
TAGLI FISCO 666 EURO
========================
TOTALE 1.772 EURO
- PREZZI-TARIFFE
- AUMENTI DI PREZZI E TARIFFE PER IL 2011:
ALIMENTAZIONE 367 EURO
TRENI 122 EURO
TRASPORTO PUBB. 41 EURO
BANCHE-MUTUI 98 EURO
CARBURANTI 240 EURO (*)
PRODOTTI CASA 87 EURO
ASSICURAZIONE 105 EURO
TARIFFE AUTOSTR. 37 EURO
TARIFFE GAS 106 EURO
TARIFFE ELETTR. 19 EURO
TARIFFE ACQUA 21 EURO
TARIFFE RIFIUTI 38 EURO
RISCALDAMENTO 180 EURO
===========================
TOTALE 1.461 EURO
(*) = senza aumento delle accise.

(fonte leggo.it)

lunedì 18 luglio 2011

MANOVRA: VIA AI TAGLI. CAOS REGIONI SUI TICKET

Il rush parlamentare ha blindato i conti pubblici per i prossimi quattro anni. Ma il cantiere non chiude. Anzi l'accelerazione parlamentare da una spinta anche alla messa a punto dei capitoli ancora aperti. Si parte con il fisco. Già martedì è previsto un nuovo incontro della commissione che sta esaminando le 483 forme di agevolazione fiscale e assistenziale. È un lavoro cruciale, che certo finirà dopo l'estate, per selezionare gli «sconti» da eliminare evitando così la rasoiata orizzontale che dal 2013 ridurrà tutte le agevolazioni del 5% e poi, l'anno successivo, del 20%. Ma non è l'unico capitolo aperto. È atteso in parlamento l'arrivo del ddl di riforma fiscale - quello con le tre aliquote Irpef al 20, 30 e 40% - ma soprattutto il disegno di legge che dovrà inserire nella Costituzione l'obbligo del pareggio di bilancio. C'è poi l'avvio dei lavori tecnici sui tagli di spesa, ora che archiviati i tagli lineari, si è passati alla filosofia della spending rewiev, cioè delle scelte di taglio selettive.
SCONTI FISCO, PER EVITARE TAGLIO 5-20%: Chiusa la manovra parte ora la corsa per mettere a punto una strategia di scelta sulle agevolazioni fiscali e assistenziali che vanno tagliate. Il tavolo di lavoro della riforma, guidato da Vieri Ceriani di Banitalia, tornerà a riunirsi martedì. Impossibile che riesca a terminare il lavoro di classificazione degli sconti, ma certo l'accelerazione impressa alla manovra, con l'avallo istituzionale della presidenza della Repubblica, avrà un impulso anche sul tavolo. Per ora i 483 sconti vengono classificati in 11 diverse tipologie. Il lavoro tecnico terminerà probabilmente a settembre. Poi spetterà alla politica scegliere dove tagliare e se, per raggiungere i risultati programmati, è possibile tener fuori dalle riduzioni le grandi poste rappresentate dagli sgravi sul lavoro e sulla famiglia. Ma la posta in gioco è proprio questa: salvaguardia delle agevolazioni per famiglia e lavoro.
PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE: Il ddl costituzionale potrebbe arrivare prestissimo. Anche perchè per modificare la nostra Carta è necessario un doppio passaggio a Camera e Senato con un periodo intermedio, definito tecnicamente «di raffreddamento», di 3 mesi. La volontà di arrivare a costituzionalizzare il pareggio di bilancio è stata espressa chiaramente dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti durante il dibattito sulla manovra al Senato. Sarebbe un rafforzamento dell'articolo 81 della costituzione che prevede l'obbligo di copertura per tutti i provvedimenti di legge. La Germania ha già inserito il principio nella sua costituzione mentre in Francia Sarkozy ha presentato una proposta analoga sulla quale infuria il dibattito e che Tremonti ha esaminato con attenzione la scorsa settimana.
DA TAGLI LINEARI A TAGLI SELETTIVI: La manovra non poggia solo su maggiori tasse. Un capitolo importante è rappresentato dai tagli alle spese, anche se con un nuovo approccio, quello della spending review: si è passati cioè dai tagli lineari a quelli selettivi. La manovra-lampo, però, ha per ora indicato solo l'entità dei tagli. Parte così il lavoro concreto di «cesello» nel quale ogni amministrazione dovrà scegliere, all'interno delle proprie poste di spesa, quelle da contrarre e quelle che invece vanno alimentate. I tavoli dovranno partire subito perchè l'operazione dovrà essere conclusa entro gennaio, quando partiranno i tagli con «spending review». Ma - suggeriscono gli esperti dei dossier elaborati sulla manovra - il criterio di scelta selettiva potrà essere applicato già da subito anche all'ulteriore taglio di 2,4 miliardi che è scattato per l'allungamento dei tempi della gara per le frequenze radio elettriche.

NIENTE TAGLI ALLA POLITICA Più che taglio una sforbiciatina. La manovra - che introduce nuovi balzelli, pesa sulle pensioni, blocca gli stipendi dei travet e riduce l'agibilità finanziaria degli enti locali - apre proprio con i tagli ai costi alla politica. Impossibile non tentare un parallelo con alcune delle denunce del «precario anti casta» che sul suo blog pubblica notizie su retribuzioni e auto blu.
RETRIBUZIONI PARLAMENTARI E GRAND COMMIS: È previsto dal primo articolo della manovra ma scatterà solo con la prossima legislatura. Nel passaggio parlamentare, poi, la riduzione si è alleggerita. Il decreto prevedeva inizialmente che il trattamento di titolari di cariche elettive, ma anche di vertici di enti e istituzioni, non potesse superare la media degli analoghi trattamenti economici percepiti da titolari di cariche degli altri Stati dell'area dell'euro. La modifica introdotta al Senato, invece, precisa la media va rapportata ai sei principali paesi dell'area euro. Basta guardare una delle tabelle pubblicate sul sito di Spidertruman, il precario anti-casta, per capire. I Paesi che pagano meno i propri parlamentari sono in maggioranza quelli più piccoli: come Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Estonia, Repubblica Ceca, Slovacchia. Averli tolti di mezzo - è stato calcolato - riduce di 12.000 euro il taglio.
UTILITARIE BLU, MA QUANDO SI CAMBIANO: Arriva il tetto alla cilindrata delle auto-blu che non potranno superare la cilindrata di 1.600 («non si distingue però il tipo di alimentazione», è scritto nella relazione del servizio studi del Senato). Ma, viene specificato, le auto attualmente in servizio possono essere utilizzate ancora, anche se di cilindrata superiore, fino alla loro dismissione o rottamazione. I tempi, insomma, si dilatano. Ma soprattutto non si mette argine ai trucchetti rivelati dall'Assange di Montecitorio, per far accompagnare la moglie a fare la spesa con l'auto di servizio.
AEREI BLU, MA CHI AUTORIZZA?: La manovra stabilisce che i voli di Stato devono essere limitati al Presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Corte Costituzionale. «Eccezioni a questa regole devono essere specificatamente autorizzate», è scritto nella manovra. Annota il Servizio Studi del Senato:«il testo non chiarisce chi è il soggetto competente ad autorizzare il ricorso a Voli di stato per i soggetti diversi da quelli elencati».
BENEFIT PER EX TITOLARI CARICHE: Viene introdotto il divieto di attribuire una serie di benefici - l'immobile di servizio, ma anche mezzi di trasporto o apparati di comunicazione - a tutti i soggetti che, in passato, abbiano rivestito incarichi o cariche pubbliche elettive o per nomine. L'unica eccezione per gli ex presidenti della Repubblica.
TAGLI A FINANZIAMENTO DEI PARTITI POLITICI: È prevista una ulteriore riduzione del 10% rispetto a quanto previsto in passato, portando così la riduzione complessiva al 30%. Ma anche in questo caso la novità decorre a partire «dal primo rinnovo del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Parlamento europeo e dei Consigli regionali».

(fonte leggo.it)

mercoledì 15 giugno 2011

FISCO, IL 'METODO TREMONTI': "TRE ALIQUOTE E 5 IMPOSTE"

Tre aliquote Irpef e cinque imposte in tutto: si può sintetizzare così l'impalcatura della riforma fiscale che ha in mente il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Una riforma che non si può tuttavia pensare di fare in situazione di deficit, nè tanto meno sconquassando il bilancio dello stato, ma che piuttosto potrà essere avviata anche e soprattutto grazie a risparmi importanti che arriveranno dal taglio dei costi della politica. Sì perchè dovranno essere soprattutto i politici a dare il buon esempio, abbandonando abitudini inutilmente dispendiose quali l'utilizzo eccessivo degli aerei di stato.

Il ministro ha scelto oggi la gremita platea dell'assemblea di Confartigianato per scoprire le prime carte sulla sua idea di fisco del futuro. E lo ha fatto nel corso di un corposo intervento che ha toccato molti dei temi a lui cari: dalle ragioni all'evoluzione della crisi, allo stato di salute dell'economia italiana, oltre che all'elenco delle riforme già portate a termine e quelle ancora da completare. L'idea alla quale il responsabile di via XX settembre sta lavorando è dunque quella di un fisco molto semplificato, ma la premessa è sempre la stessa e cioè quella del rigore. «Non si può fare la riforma fiscale in deficit - avverte infatti - sarebbe una contraddizione rispetto all'impegno morale che tutti i governanti devono avere in questo periodo». E incalza: «scassare il bilancio pubblico è una strategia che non è nell'interesse della gente ed è prodotto dell'irresponsabilità».

Quello a cui pensa Tremonti è quindi un sistema più semplice, possibilmente articolato su non più di «cinque imposte», nel quale molti tributi minori «possono essere accorpati e concentrati». E con assoluta precisione scandisce che «credo sia giusto un sistema a tre aliquote» Irpef. La base imponibile, sostiene Tremonti, deve essere la più larga, senza i regimi di favore, e le aliquote le più basse possibili che rappresentano il miglior investimento per ridurre l'evasione fiscale. Il riferimento chiaro è alla «torre di babele» di 480 agevolazioni, anche assistenziali, sulle quali lavorano due dei quattro tavoli per la riforma. Scaglioni e calcoli - spiega - dipenderanno poi da quanto si riuscirà a tagliare. Ma d'altra parte il ministro ammette che anche le decurtazioni non sono semplici da fare: «è facile dire no ai tagli lineari - osserva infatti - ma di solito quando vai a parlare con un ministro ti dice: 'taglia l'altro'».

C'è comunque, a suo avviso, un «enorme bacino da cui derivare risorse per fare la riforma fiscale e correggere l'andamento della finanza pubblica». Basti pensare ad esempio alla pletora di agevolazioni, esenzioni e benefici goduti da «chi non ne ha titolo». E il ministro punta il dito ad esempio su «quelli che hanno il gippone», i moderni Suv, ai quali «vanno tolti gli assegni». Questo, rincara dunque, «è un Paese in cui si può dedurre tutto: dalle palestre alle finestre». Ma a dare il buon esempio dovrà essere in primis la politica, i cui costi andranno drasticamente ridotti. «Meno aerei blu e più Alitalia» suggerisce dunque anche per i suoi colleghi e ricorda che «io stesso oggi sono rientrato a Roma con l'Alitalia». Quindi conclude: «gli incarichi pubblici devono essere remunerati nella media europea». E, visto che la manovra triennale è alle porte, più che un suggerimento sembra un anticipo di quel sta per arrivare.

LE ALIQUOTE IRPEF Sono cinque le aliquote - comprese tra il 23 e il 43% - che attualmente caratterizzano la cosiddetta «curva Irpef», previste dal sistema tributario italiano per consentire la tassazione progressiva dei redditi. Sui redditi dei contribuenti-persone vige il criterio della tassazione progressiva dei redditi, con l'obiettivo di realizzare il principio costituzionale in base al quale i cittadini pagano le tasse secondo il reddito e la loro capacità contributiva, criterio che può esser attuato anche modulando in maniera diversa base imponibile e meccanismi agevolativi.

La prima aliquota, quella più bassa, è ora del 23% e si applica ai redditi fino a 15.000 euro. Il meccanismo di detrazioni e deduzioni previsto per le diverse tipologie di reddito (lavoro, autonomo, ecc) e per i cosiddetti carichi familiari (coniuge, figlio a carico, ecc) realizza di fatto, all'interno di questo primo scaglione, anche un' area di esenzione, la cosiddetta no-tax area. Man mano che si sale di reddito, le diverse quote aggiuntive vengono poi tassate con le altre quattro aliquote: del 27% (tra i 15.000 e i 28.000 di reddito), del 38% (tra il 28.000 e i 55.000), del 41% (tra i 55.000 e i 75.000), e del 43% per contribuenti più abbienti con oltre 75.000 euro di reddito.

Il tema della semplificazione del sistema, e quindi anche della curva delle aliquote, è sempre stato al centro del dibattito. Nel passato il Parlamento approvò anche una legge delega, contenente i principi della Riforma Tremonti, che prevedeva due sole aliquote e puntava di fatto al criterio della «flat tax». La norma, che non è mai stata attuata perchè arrivò a fine legislatura, prevedeva una tassazione generalizzata del 23% fino a 100.000 euro di reddito (che sarebbe stata l'aliquota applicata da circa il 99,5% dei contribuenti) e del 33% sopra questa soglia.

(fonte leggo.it)

giovedì 24 marzo 2011

SPARISCE TASSA SUL CINEMA, MA AUMENTA PREZZO BENZINA

Sparisce la tassa sul cinema, ma aumenta il prezzo della benzina. Il reintegro del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, con 149 miloni e tax credit «stabile e permanente», costerà carissimo agli italiani. Per finanziare il Fus e per cancellare, infatti, la contestata tassa di 1 euro sui biglietti del cinema, il governo ha deciso di aumentare l'accisa sui carburanti di 1-2 centesimi. La misura è stata annunciata dal sottosegretario Gianni Letta, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
«Abbiamo abolito l'aumento di un euro sui biglietti e finanziato stabilmente la tax credit, con risorse che derivano dalle accise sulla benzina: un piccolo sacrificio di uno o due centesimi, che tutti gli italiani saranno lieti di poter fare», ha detto Letta, spiegando che per il Fus «ritorna ai livello dell'anno scorso con 438 milioni, anzi qualcosa di più». Vengono stanziati «149 milioni di reintegro per lo spettacolo, 80 milioni per la conservazione dei beni culturali, 7 milioni per gli istituti culturali».

L'ACCISA L'accisa è l'imposta di fabbricazione sui carburanti che, insieme all'Iva, pesa per circa la metà sul prezzo di benzina e diesel. Il prezzo al consumo dei carburanti è infatti sostanzialmente la somma di due componenti: la prima è quella fiscale, la seconda quella industriale (materia prima e margine lordo delle compagnie petrolifere). La componente fiscale è costituita a sua volta da due elementi. Il primo è proprio l'accisa che attualmente nel nostro Paese è di 0,564 euro al litro per la benzina senza piombo, di 0,423 euro al litro per il gasolio e di 0,125 euro al litro per il gpl. Il secondo elemento è l'Iva, che si applica, nella misura del 20%, sia alla componente industriale che all'accisa. Se prendiamo a riferimento i due principali carburanti, la componente fiscale pesa per oltre la metà del prezzo alla pompa per la benzina senza piombo (circa 53%) e poco meno della metà per il gasolio auto (46% circa). Secondo quanto più volte ricordato dall'Adiconsum, il primo aumento dell'accisa risale addirittura alla guerra in Etiopia del 1935 (1,90 lire). Nel 1956 fu la volta della crisi di Suez (14 lire), seguito da altre 10 lire per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963 e da altrettante 10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966. Tra il 1968 e il 1980 fu fatta leva ancora sulle accise per far fronte alle emergenze terremoti (10 lire per il Belice del 1968; 99 lire per il Friuli del 1976; 75 lire per l'Irpinia del 1980). Nel 1983 toccò alla guerra in Libano (205 lire), mentre nel '96 per il finanziamento della missione in Bosnia Erzegovina del furono applicate altre 22 lire. L'ultimo rincaro, almeno fino a quello annunciato oggi, risale al 2004: 0,020 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri.

REINTEGRATO IL FUS Un salvagente con 236 milioni di euro per spettacolo, tutela del patrimonio, istituti culturali, che viene garantito anche per i prossimi anni - sganciato quindi dalla legge finanziaria - grazie al finanziamento che arriva da una nuova accisa sulla benzina. Ma anche la restituzione dei 70 milioni di euro che erano stati congelati dalla legge di stabilità, oltre a 90 milioni per il tax credit - anche questi provenienti dall'accisa sulla benzina e quindi garantiti anche per i prossimi anni - e all'autorizzazione per nuove assunzioni, per il 2011 e non solo. Seppure minimamente limato rispetto alle esigenze che erano state sottolineate dal ministero (un documento preparato dagli uffici di via del collegio romano contava un totale di circa 400 milioni, la somma finale arriva a 396) il reintegro arrivato oggi con il decreto varato dal governo consente un deciso respiro di sollievo per il finanziamento pubblico alla cultura, salvando il ministero da oggi affidato a Giancarlo Galan da una bancarotta ormai annunciata.
Di seguito le cifre:
FUS: a rimpinguare le casse del Fondo Unico per lo Spettacolo ridotto nel 2011 a 258 milioni di euro, arrivano 149 milioni ricavati dalla nuova accise sulla benzina, ai quali vanno aggiunti i 27 milioni che erano stati congelati per effetto della legge di stabilità. In totale quindi 434 milioni, ai quali si aggiungono circa 90 milioni di risorse per il Tax Credit - ovvero le agevolazioni fiscali per il cinema- che da oggi diventa una misura definitiva. Lo sganciamento dalla legge finanziaria garantisce l'arrivo di 149 milioni l'anno per sempre in aggiunta alla base Fus che per il 2012 è di 262 milioni e per il 2013 di 264 milioni.
TUTELA PATRIMONIO: per la tutela del patrimonio, il documento preparato dagli uffici del ministero dei beni culturali contava una esigenza di 'non meno di 200 milioni di eurò. Dal decreto varato oggi arrivano 80 milioni l'anno ai quali bisogna aggiungere la restituzione di 50 milioni che erano stati congelati dalla legge di stabilità. Nonchè, particolarmente importante anche dal punto di vista dei conti la norma che consente nuove assunzioni a Pompei (30 nel 2011) ma anche di rimpinguare sostanziosamente l'organico del ministero con altre 170 assunzioni in tutta Italia e poi di garantire il turn over anche negli anni successivi. Questa norma in particolare, contano al ministero, dovrebbe permettere, nel giro di 4-5 anni, di rimpinguare gli organici da anni depotenziati del mibac.
ISTITUTI CULTURALI: per gli istituti culturali, decurtati dal super taglio dalla manovra anticrisi dell'estate scorsa, arrivano 7 milioni di euro.

ADOC: MISURA ASSURDA L'aumento delle accise sulla benzina per sostenere il settore dello spettacolo è «un provvedimento assurdo e gravoso per i consumatori, che a causa dei rincari hanno già subito un danno di 300 euro». Lo afferma l'Adoc, commentando la decisione del consiglio dei ministri. La misura, afferma l'associazione dei consumatori, «è in palese contraddizione con quanto espresso durante la riunione di ieri con il ministro Romani, dove si è discusso di intervenire su Iva e accise in modo da ridurre i prezzi dei carburanti. Invece di imporre nuove tasse, dovrebbero essere tagliate di 8 centesimi le attuali accise, per riportare il costo della benzina nella media europea». Secondo i calcoli dell'Adoc, l'aumento dei carburanti registrato in questi mesi «ha già costituito un oneroso aggravio per le famiglie, pari a circa 300 euro, ed è alla base di un potenziale rincaro dei prezzi dei prodotti trasportati, che si traduce in un'impennata dell'inflazione. Crediamo che una politica sui carburanti debba essere decisa in maniera strategica e non deve diventare uno strumento per risolvere i problemi, seppure gravi, di altri settori come lo spettacolo. Questo bene, già particolarmente costoso, non può essere utilizzato come forma di finanziamento».

CODACONS: E' UNA FOLLIA La decisione di introdurre un aumento della accise da 1 o 2 centesimi sulla benzina è «una follia». Lo afferma il Codacons commentando in una nota l'annuncio del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. «Il Governo ha pensato di eliminare un provvedimento sbagliato, ossia la tassa da 1 euro sul biglietto del cinema, introducendo una misura ancor più sbagliata, ossia un incremento delle accise da 1 o 2 centesimi di euro sulla benzina. - spiega il Codacons - Considerati i prezzi attuali dei carburanti, giunti alle stelle, e la frequenza con cui un cittadino fa rifornimento, si capisce chiaramente come il sacrificio richiesto agli utenti sia tutt'altro che piccolo, e nessun italiano sarà lieto di dare il proprio contributo. Oltretutto - prosegue l'associazione - un rincaro della benzina, seppur minimo, rischia di avere ripercussioni sul tasso di inflazione, con danni enormi per la collettività».

(fonte leggo.it)

martedì 22 marzo 2011

Draghi, no piu' tasse, vessano onesti

Aliquote andrebbero ridotte mano a mano che si combatte evasione

''Aumentare le aliquote fiscali e' fuori discussione: comprometterebbe l'obiettivo della crescita, sottoporrebbe i contribuenti onesti a una insopportabile vessazione''. Lo ha detto il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi secondo il quale ''le aliquote andrebbero piuttosto diminuite, man mano che si recuperano evasione ed elusione''.

Draghi ha anche sostenuto che senza l'Euro ''alcuni paesi, incluso il nostro, potevano essere travolti dalla crisi''.

(fonte ansa.it)

martedì 15 marzo 2011

PARTE 'STAGIONE' DEL 730: ECCO TUTTE LE NOVITÀ

Operazione 730 al via, tra vecchie e nuove regole per una buona assistenza fiscale. Lavoratori dipendenti e pensionati si preparano a presentare la loro dichiarazione dei redditi e l'Agenzia dell'Entrate pubblica la circolare n.14/E, con la quale sono fornite annualmente le istruzioni per datori di lavoro, enti pensionistici, Caf e professionisti abilitati impegnati nell'assistenza fiscale ai contribuenti.
TUTTE LE NOVITÀ 'STRAORDINARIE' IN CHIARO. Una delle novità di quest'anno riguarda le modalità per quantificare il rimborso delle somme erogate nel 2008 e nel 2009 a titolo di incremento della produttività, assoggettate a tassazione ordinaria anzichè a imposta sostitutiva. Infatti, la circolare chiarisce che, nell'ambito dell'assistenza fiscale, il contribuente può chiedere il rimborso dell'imposta pagata presentando il 730 al Caf o al professionista abilitato e, in alcuni casi, anche al sostituto d'imposta, purchè possieda un Cud che certifichi la tassazione avvenuta.
MENO CARTA, PIÙ WEB PER L'INVIO. Operazione 'zero carta' anche per il nuovo 730. A partire da questa stagione, il contribuente potrà presentare telematicamente la dichiarazione al suo sostituto d'imposta e questi, a sua volta, potrà utilizzare pure il mezzo informatico per la consegna della dichiarazione elaborata.
TRASMISSIONE TELEMATICA 730-4. Oltre alle istruzioni per l'invio telematico del risultato contabile contenuto nei modelli 730-4, la circolare chiarisce che anche i sostituti d'imposta che negli anni scorsi hanno già partecipato al flusso telematico dei risultati contabili, devono trasmettere entro il 31 marzo il modello di comunicazione per il 2011 con l'indicazione di nuovi dati per identificare il sostituto.

(fonte leggo.it)

giovedì 3 febbraio 2011

FEDERALISMO VERSO IL PARI. BOSSI: "O VINCIAMO O IL VOTO"

La Lega non molla sul federalismo e anche questa sera, nel corso di un lungo vertice a Palazzo Grazioli con il premier Silvio Berlusconi, lo stato maggiore del Carroccio guidato da Umberto Bossi ha ribadito la volontà di trovare una maggioranza politica in bicamerale, al di là delle possibili strade tecniche. Bossi, seocondo quanto si apprende, non molla il premier e affida ancora una volta al suo mediatore, Roberto Calderoli, il compito di cercare alleanze possibili per trovare in commissione una maggioranza che consenta il varo della riforma in sicurezza. In caso contrario, si sottolinea, si parirerebbe la strada delle elezioni anticipate.

VERTICE A PALAZZO GRAZIOLI Riunione straordinaria a Palazzo Grazioli tra i vertici della Lega ed il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Alla riunione partecipano il leader del Carroccio Umberto Bossi, il ministro Roberto Calderoli e i capigruppo di Camera e Senato Marco Reguzzoni e Federico Bricolo.

FEDERALISMO VERSO IL PARI Finisce in buco nell'acqua anche l'ultimo tentativo della Lega conquistare il voto 'salvificò del senatore di Fli Mario Baldassarri sul federalismo fiscale, spaccando il Terzo Polo e mettendo in salvo la riforma. Nonostante le avances del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli che di buon mattino va dal premier Berlusconi a Palazzo Grazioli con il parlamentare finiano e nel pomeriggio gli serve sul piatto una delle modifiche da lui caldeggiate, la compartecipazione per i Comuni all'Iva, Baldassarri resta mantiene il voto contrario sul testo. Un no che sarà detto compattamente da tutte le opposizioni domani in commissione e che porterà a un pressochè scontato pareggio 15 a 15 che comporta il respingimento del parere del relatore Enrico La Loggia sul provvedimento. Il Pdl prova a mettere le mani avanti sull'ipotesi ma il Pd va all'attacco.«Se domani in Commissione finisce 15 a 15 - dice Pier Luigi Bersani - diremo che non ci sono le condizioni nè politiche nè giuridiche per andare avanti. Diremo a Pdl e Lega fermatevi!».

Per il Pdl non cambia nulla: il provvedimento si può emanare lo stesso, è il refrain. «Penso - ha ribadito anche stanotte Berlusconi - che il federalismo passerà: con un pareggio andremo avanti lo stesso perchè la legge consente al governo di procedere anche se il risultato della commissione è questo». Un modo per tenere calma la Lega che da tempo ribadisce che se il federalismo non passa si va a votare. Anche perchè, norme alla mano, il percorso per poter comunque approvare il provvedimento in caso di un pareggio non è esattamente semplice, nè breve e passa, anche da un pronunciamento chiesto dalla commissione ai presidenti della Camere e che dovrebbe venire comunicato domani dopo il voto dal presidente della bicamerale La Loggia. Non è per nulla certo, infatti, che il governo possa dare il via libera al decreto nell'ultima versione sulla quale c'è stato il sì dell'Anci. Anzi, per poterlo fare, dovrebbe probabilmente azzerare tutto e riapprovare il provvedimento in via preliminare in Cdm, tornare in Conferenza Unificata e in bicamerale con un deciso allungamento dei tempi. Il regolamento interno alla commissione prevede che «le deliberazioni della Commissione sono adottate a maggioranza dei presenti, considerando tali coloro che esprimono voto favorevole o contrario. In caso di parità di voti la proposta si intende respinta». Secondo il presidente della bicamerale, La Loggia, si tratterebbe di un parere respinto e dunque 'non espressò. E, in questo caso, la legge delega 'andrebbe incontrò alla maggioranza perchè all'articolo 2 stabilisce che «decorso il termine per l'espressione dei pareri i decreti possono essere comunque adottati». Secondo le opposizioni il governo potrebbe emanare il decreto ma solo nella versione originaria, uscita dal Consiglio dei ministri il 4 agosto. Per poter emanare il decreto nella nuova versione dovrebbe ripresentarlo e rifare tutto il percorso. Oppure, secondo un'altra interpretazione, in base a quanto dice la legge 42 il governo, «qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, ritrasmette i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni e rende comunicazioni davanti a ciascuna Camera». Una volta fatto questo, però, si dovrebbero attendere trenta giorni dalla data della nuova trasmissione, per adottati in via definitiva il testo.

Insomma, la situazione è davvero complessa dopo una giornata nella quale si è chiuso l'esame su tutti gli emendamenti al testo che verrà votato domani e dalle opposizioni viene ribadito il no. «Il »testo è del tutto deludente«, per il senatore del Pd Massimo Barbolini. »Restano tutti gli squilibri che abbiamo denunciato dall'inizio: non è un provveduimento pienamente di federalismo municipale«, attacca Baldassarri. »Non è cambiato nulla e domani l'Idv conferma il proprio no«, dice anche il senatore dell'Italia dei Valori Felice Belisario. A garantire almeno il pari alla maggioranza ci sarà il voto fondamentale della senatrice dell'Svp Helga Thaler e dovrà votare anche il presidente della bicamerale La Loggia.

'LA PADANIA': "RISCHIA LA CLASSE POLITICA" «Federalismo, una grande occasione. Voto sul Federalismo municipale. Ma se deciderà di bocciare il cambiamento, chi rischia davvero una bocciatura definitiva è l'attuale classe politica. I padani sicuramente non capirebbero»: apre così domani il quotidiano leghista 'La Padanià che dedica la prima pagina a quella che giudica la riforma delle riforme. «Federalismo fiscale, è l'ora della verita», scrive il quotidiano verde che elogia inoltre il presidente della Repubblica: «Se anche Napolitano promuove la riforma».

L'ATTESA DEI LEGHISTI SU RADIO PADANIA Metà fiduciosi, metà scettici o decisamente pessimisti: è spaccato in due il pubblico di Radio Padania, l'emittente del Carroccio, che poco fa, con i suoi ascoltatori, ha aperto un filo diretto per una sorta di gioco sul 'passa non passà a proposito del voto di domani in Commissione sul federalismo. Ci sono i pragmatici, come Giuseppe di Milano «Guardi - dice al conduttore della trasmissione, Roberto Ortelli - per me passa di sicuro perchè hanno tutti paura di andare a casa...»; ci sono i sognatori romantici come Luisa «Mi sono sognata che passava » e gli scaramantici come Mirella di Novara «Io vorrei dire che passa ... ma in questo Paese non si sa mai». Ci sono i cinici «Guardi mi auguro che non passi - spiega Donatella di Cremona - così andiamo a votare perchè non se ne può più. Maroni ha ragione!». Già, il conduttore ha posto una domanda articolata agli ascoltatori, chiedendo loro anche un parere sulla posizione espressa dal ministro Maroni, favorevole al voto anticipato in caso di bocciatura, e un ulteriore parere su quanto pesi la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il Premier e quanto questa indebolisca il Governo nell'ottica dell'approvazione del federalismo. «Per me non passa - argomenta Vincenzo, varesino - però dico alla Lega di non mollare, di tener duro». C'è chi chiama da una vettura circondata dal rumore di clacson nel traffico, come Gian di Brescia «Guardo io credo che il Calderoli ha fatto davvero di tutto, ha ascoltato tutti, ha avuto una pazienza incredibile - spiega - e a questo punto se sono ancora contrari io dico che allora lo facciamo passare in Consiglio dei ministri, così passa come lo vogliamo noi! Quanto a Berlusconi, gli piace la stessa cosa che piace a me, una cosa naturale ... non si può mica metterlo in croce per quello!». «Passerà per il rotto della cuffia - è il parere di Alessandro, milanese - E se non passa io andrei al voto. Perchè tutta l'opinione pubblica è concentrata sugli scandali di Berlusconi, quindi ci vuole un bel colpo di spugna sennò non si va da nessuna parte». C'è, e accade da giorni, chi se la prende con Berlusconi e chi lo difende. E c'è chi sfodera sogni indipendentisti ben celati sotto forma di sogno, come Ferruccio di Arona «Sono ottimista a denti stretti - spiega - Se non passa la vedo grigia. Ma ieri notte ho fatto un sogno... che non passava e che la mattina dopo tutte le strade erano piene di gente in rivolta, una vera rivoluzione vecchia maniera...»: Cosa hai mangiato ieri sera? ha replicato ridendo il conduttore. «Un pò pesantè» ha biascicato Ferruccio salutando. Poi la parola è passata ad un leghista storico, Francesco Enrico Speroni, europarlamentare. «Spero ci possa essere una maggioranza - ha spiegato - perchè qui tutti, a partire dalla Marcegaglia, chiedono le riforme e poi quando si tratta di farle davvero non le si votano». E se «non passa?». «Certo un parere negativo non sarebbe una buona cosa - ha replicato Speroni - ma su quel che accadrà dopo c'è solo uno che può dirlo: Bossi».

DI PIETRO: "UNA MANFRINA PER PLACARE LA LEGA" «Sul federalismo hanno già deciso e io ne sono testimone diretto, perchè mi è stato riferito. Comunque sia, l'indomani il decreto legislativo lo faranno. Quindi è tutta una manfrina per far credere che hanno fatto il federalismo». Così Antonio Di Pietro a Otto e Mezzo risponde a Lilli Gruber che gli chiede un parere sulla votazione di giovedì alla Camera. «In realtà - aggiunge il leader di Idv - è solo una banderuola che non contiene niente di federalismo e che danno alla Lega per tenerla buona, perchè altrimenti minaccia di andare a votare».

(fonte leggo.it)

martedì 1 febbraio 2011

ITALIA PATRIA DEGLI EVASORI: 50 MILIARDI NON DICHIARATI

L'Italia? Patria di santi, di poeti, di navigatori...e di evasori. E' quanto emerge dal rapporto 2010 delle Fiamme Gialle, illustrato alla Camera durante l'audizione del 26 gennaio. Nel 2010 la Guardia di Finanza ha scoperto redditi non dichiarati al fisco per 49,245 miliardi di euro, una somma cresciuta del 46% rispetto al 2009. Il rapporto è stato illustrato dal comandante generale, Nino Di Paolo, ai membri della VI Commissione Finanze di Montecitorio.
Gli evasori totali, ossia soggetti che pur svolgendo attività economiche non avevano mai presentato le dichiarazioni dei redditi, scoperti dalla Guardia di Finanza sono stati 8.850 (+18% rispetto al 2009), per un totale di 20,263 miliardi di euro (+ 47% rispetto al 2009) occultati al fisco. Sono stati invece 10,533 i miliardi di euro individuati dai casi di evasione fiscale internazionale (a fronte dei 5,8 miliardi del 2009), posti in essere mediante esterovestizioni della residenza di persone fisiche e società, triangolazioni con Paesi off-shore e omesse dichiarazioni di capitali detenuti all'estero.
I casi di evasione fiscale internazionale scoperti sono risultati principalmente concentrati in Lussemburgo per il 26%, in Svizzera per il 25%, nel Regno Unito 7%, a Panama per il 6%, a San Marino e nel Liechtenstein per il 2% ciascuno, mentre la restante quota è distribuita fra gran parte degli altri 54 paradisi fiscali della black list italiana. Nel periodo 2008-2010 la percentuale di recepimento dei rilievi della Guardia di Finanza in sede di accertamento si attesta ad oltre il 93% con importi che ammontano, complessivamente, a circa 26 miliardi di imposta accertata fra imposte dirette, Iva, Irap e ritenute.

CISL: EVASIONE NON DIVENTI FATTO NORMALE «I dati sull'evasione fiscale rischiano di non procurare più indignazione fra i cittadini, sempre più scoraggiati e rassegnati a una situazione in cui i contribuenti onesti, sempre più tartassati, devono farsi carico di pagare per coloro che le tasse non le pagano, o che occultano i loro capitali all'estero». Lo sottolinea il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, commentando i dati del rapporto annuale della Guardia di Finanza. «Anche l'attuale dibattito sulla riduzione del debito pubblico e l'introduzione di una patrimoniale - continua Petriccioli - rischia di essere inefficace se lo Stato non avrà individuato l'enorme patrimonio eluso legittimamente o evaso illegalmente. Ecco perchè nella discussione sulla riforma fiscale l'individuazione delle modalità e degli strumenti di contrasto all'evasione devono divenire una priorità. Questo deve valere anche per l'attuazione del federalismo fiscale, per evitare il rischio che la discussione sul nuovo assetto venga vissuta dai cittadini come una sterile diatriba sulle risorse da spartire fra Stato centrale, regioni e comuni». «Il risultato di 9.000 evasori scovati e oltre 50 miliardi di euro di risorse occultate al fisco sono cifre imponenti ma, purtroppo, anche una goccia nel mare dell'illegalità ormai non più tollerabile per un Paese che vuole riprendere la via dello sviluppo», conclude l'esponente Cisl.

(fonte leggo.it)

giovedì 27 gennaio 2011

Tassa soggiorno, hotel protestano

Minacciata la chiusura il 17 marzo

I vertici di Federalberghi-Confturismo minacciano la chiusura dei 34mila alberghi italiani il giorno 17 marzo per protestare contro l'introduzione della tassa di soggiorno. Le associazioni hanno proclamato da subito lo stato di agitazione annunciando che se la "sciagurata ipotesi vessatoria nei confronti dei consumatori italiani e stranieri" fosse confermata, gli hotel saranno invitati a non ricevere prenotazioni il 17 marzo, festa dell'Unità d'Italia.

Quel giorno, nel quale si prevede come oltre 2 milioni di turisti tra italiani e stranieri pernotteranno nelle strutture alberghiere di tutta Italia, il mancato introito economico potrebbe portare l'erario a perdere tra tassazioni dirette ed indirette circa 100 milioni di euro.

Oltre allo "sciopero" del 17 marzo, la Federazione "ha anche deciso ulteriori ed estreme forme di protesta ed iniziative di piazza se la Commissione bicamerale sul federalismo non batterà un colpo a favore di quelle imprese che quotidianamente sostengono l'economia e l'occupazione di questo Paese".

"Dopo due anni consecutivi di gravissima crisi economica - sottoline Federalberghi - le imprese ricettive italiane dichiarano uno stato di enorme difficoltà e pur mantenendo una disponibilità a discutere forme fiscali strutturate, pretendono dal Governo e dal Parlamento quella attenzione che finora non hanno avuto modo di vedere".

"Colpo mortale alle imprese"
"Quella che sembra prendere quota, è semplicemente una nuova tassa su chi viaggia e pernotta fuori casa non solo per vacanza, ma anche per lavoro o per motivi di salute" ha commentato il presidente di Federalberghi-Confturismo, Bernabò Bocca, sulla tassa di soggiorno inserita nelle misure del federalismo fiscale municipale. "Una tassa del genere, richiesta dai Comuni e favorita dal Governo - prosegue Bocca - rischia di servire solo a ripianare le languenti casse municipali e potrebbe inferire il colpo mortale a migliaia di imprese ricettive dopo due anni di crisi drammatica". "Una tassa del genere - prosegue il presidente degli Albergatori italiani - colpisce unicamente le imprese ricettive, creando ulteriori danni all'economia del Paese ed all'occupazione, che nel solo 2010 ha subito una flessione del 2,4% di lavoratori.

Federalberghi condivide la necessità che il Paese si modernizzi e ritiene l'avvento del federalismo fiscale un passaggio fondamentale, ma "non possiamo non stigmatizzare come la strada imboccata dal governo e dalla Bicamerale sul federalismo sia un angusto vicolo cieco, contro il quale rischia di andare a sbattere uno dei pochi settori realmente produttivi dell'Italia" conclude Bocca.

(fonte tgcom.it)

lunedì 22 novembre 2010

PENSIONI, 'DOPPIO SCALINO': DAL 2011 SOLO DAI 61 ANNI

Doppio scalino in arrivo per i lavoratori che vogliono andare in pensione: dal prossimo gennaio per ottenere l'assegno bisognera' aver compiuto almeno 61 anni. Dal 2011 infatti entreranno in vigore sia le nuove regole per l'accesso alla pensione di anzianita' previste dalla riforma del 2007 (l'eta' minima per uscire passa da 59 a 60 anni per i lavoratori dipendenti a fronte di almeno 36 anni di contributi) sia quelle sulle finestre per l'uscita previste dalla manovra di luglio. Si devono ora aspettare almeno 12 mesi dal raggiungimento dei requisiti, sia di anzianita' sia di vecchiaia. In base al provvedimento di questa estate a partire dal 2011 i lavoratori dipendenti conseguiranno il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico di anzianità e vecchiaia dopo 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi.
Chi quindi li matura a 60 anni (avendo raggiunto già il monte contributivo) potrà ricevere la pensione solo raggiunti i 61. Per i lavoratori autonomi l'età per la pensione di anzianità si alza ancora visto che ai 61 anni come età minima per l'uscita si aggiungono 18 mesi di attesa della finestra mobile (arrivando a 62 e mezzo). Gli uomini che non hanno i requisiti contributivi per l'anzianità e devono aspettare l'età di vecchiaia (65 anni) usciranno quindi a 66 (i dipendenti mentre per gli autonomi ce ne vorranno 66 e mezzo).
Le nuove regole di fatto cancellano la pensione di anzianità per le donne lavoratrici del settore privato che potranno uscire dal lavoro dopo i 60 anni, età già prevista per la pensione di vecchiaia. Diversa la situazione invece per le impiegate nel pubblico che hanno un requisito anagrafico per il 2011 per la vecchiaia di 61 anni (65 dal 2012). Per loro sarà ancora possibile l'uscita anticipata per anzianità con 60 anni di età e 36 di contributi. Ad entrambe le categorie comunque si applica la finestra mobile e quindi un anno di attesa una volta raggiunti i requisiti anagrafici e contributivi.
Sarà comunque possibile avere la pensione di anzianità, indipendentemente dall'età con almeno 40 anni di contributi ma a questi andranno comunque aggiunti i 12 mesi di attesa della finestra mobile (e diventeranno quindi 41). Se già quest'anno l'età media di collocamento a riposo (tra vecchiaia che prevede per gli uomini almeno 65 anni e anzianità, donne e uomini) è di poco più di 61 anni già dall'anno prossimo la media supererà i 62 avvicinandosi a 63. Le norme sull'uscita mobile non riguardano i lavoratori che maturano i requisiti entro dicembre 2010 e quindi potranno andare in pensione di anzianità l'anno prossimo con le "vecchie" finestre (gennaio e luglio) e con i requisiti validi per quest'anno (quota 95 con 59 anni di età minima a fronte di 36 di contributi per i dipendenti, 60 e quota 96 per gli autonomi).

CAMUSSO: "DANNO AL SISTEMA"
«Provvedimenti fatti in questo modo sono un danno per il sistema, non un vantaggio». Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commenta l'innalzamento dal 2011 dell'età per avere l'assegno pensionistico. «In qualche caso, come per molti uomini, non vuol dire 61 anni, ma 66 anni - dice Camusso all'Ansa a margine di un convegno su 'Terrorismo e fabbrichè a Sesto San Giovanni (Milano) - ed è ovvio che ci sia un boom di richieste nel 2010: chi ha maturato i diritti giustamente cerca di ottenere il prima possibile l'assegno di pensione». Secondo il segretario generale della Cgil, «bisogna smetterla di fare pasticci sulle pensioni: togliamo la norma dei 12 mesi in più e variamo un sistema nel quale le persone siano libere di decidere, ovviamente in un 'rangè nel quale vi sia una flessibilità di rendimento» dell'assegno di pensione in base al tempo lavorato.

INPS, VOLANO ANZIANITA', IN 10 MESI +54% - Boom delle pensioni di anzianità nei primi dieci mesi del 2010: tra gennaio e ottobre le uscite anticipate rispetto all'età di vecchiaia sono state 155.440 a fronte delle 100.880 pensioni effettivamente liquidate nell'intero 2009. Il dato - sottolinea il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua in un colloquio con l'ANSA - risente del forte calo per le pensioni di anzianità registrato nel 2009 ed è dovuto alla maturazione dei requisiti per l'uscita dal lavoro di una parte rilevante di persone "bloccate" dall'aumento dello scalino a luglio del 2009 (da 58 a 59 anni). Nel 2011 - avverte - ci si attende un nuovo calo con uscite per anzianità sotto le 100.000 unità. La gran parte delle uscite per anzianità del 2010 è dovuta ai lavoratori dipendenti (97.559 a fronte delle 56.963 pensioni liquidate nell'intero 2009 con un aumento del 71%). L'aumento consistente delle pensioni di anzianità nel 2010 era atteso dall'Istituto. Sulla base delle previsioni le pensioni liquidate nei primi 10 mesi avrebbero dovuto essere 160.300, 4.860 in più rispetto a quelle effettivamente liquidate. Si è registrato uno scostamento nelle previsioni soprattutto nel fondo lavoratori dipendenti con un numero di assegni molto superiore a quello atteso 97.559 contro le 76.800 attese) mentre nelle altre gestioni le cose sono andate meglio delle previsioni. "Il dato del 2010 - spiega Mastrapasqua - non è comparabile con quello del 2009 per l'effetto scalino". L'Istituto - ha aggiunto - si aspetta sulla base delle regole che entreranno in vigore dal primo gennaio sull'aumento dell'età per la pensione di anzianità e sulla finestra mobile "una contrazione consistente delle uscite. L'anno prossimo - ha detto - si potrebbe scendere sotto le 100.000 pensioni di anzianita". Nel fondo dei coltivatori diretti le pensioni liquidate nei primi dieci mesi sono state 11.243 (in aumento rispetto alle 9.943 dell'intero 2009 ma meno delle 18.900 previste) mentre nel fondo artigiani le pensioni di anzianità sono state 28.676, in aumento rispetto alle 22.035 dell'intero 2009 ma meno delle 39.200 attese. Nel fondo commercianti sono state liquidate tra gennaio e ottobre 17.962 pensioni, in aumento rispetto alle 11.939 dell'intero 2009 ma in calo rispetto alle 25.400 attese.

(fonte leggo.it)

lunedì 18 ottobre 2010

Si' a class action su Iva riscaldamento

Sunia, risparmi tra 80 e 140 euro l'anno

La class action del Sunia contro l'Agenzia delle Entrate 'e' stata accolta'. Lo riferisce il sindacato degli inquilini, spiegando che l'Iva per il metano a usi civili per riscaldamento e acqua calda sara' al 10%.

'Milioni di famiglie - dice il Sunia - risparmieranno dagli 80 ai 140 euro l'anno'. L'Agenzia - spiega il Sunia - ha ricevuto la notifica il 15 luglio, e 'allo scadere di questo termine, per evitare il procedimento al Tar, ha deciso di modificare una prassi che andava avanti da anni.

(fonte ansa.it)

mercoledì 13 ottobre 2010

Fisco, migliorano entrate nel 2010

Bene la lotta all'evasione: +14,2%

Complessivamente nel periodo gennaio-agosto 2010 il Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia ha registrato un miglioramento delle entrate fiscali, con un calo limitato solo al 2,4% al lordo delle una tantum. Vola il gettito legato alla lotta all'evasione, che registra un incasso di 3.306 milioni di euro, il 12,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2009.

"Al netto delle una tantum - come riporta il Dipartimento delle Finanze - la flessione del periodo gennaio-agosto 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009 si riduce allo 0,8% tornando cos ai livelli di giugno". Nel dettaglio sono stati 2.136 milioni di euro (+154 milioni di euro, pari a +7,8%) dalle imposte dirette e 1.170 milioni di euro (+211 milioni di euro, pari a +22,0%) dalle imposte indirette.

Ad agosto 35milioni di entrate
Nel solo mese di agosto le entrate totali, al lordo delle una tantum, sono state di 35.207 milioni di euro (+731 milioni di euro, pari a 2,1%). Al netto delle una tantum, che ammontano a 179 milioni di euro, sono state di 35.028 milioni di euro (+861 milioni di euro, pari al +2,5%).

Le entrate dell'Ire
Tra le maggiori imposte dirette quelle dell'Ire, l'imposta sul reddito (l'ex Irpef), che nei primi otto mesi del 2010 ha toccato quota 107.968 milioni di euro (+2.596 milioni di euro, pari al +2,5%). Male il gettito, invece, dell'Ires, l'imposta sulle società: 18.511 milioni di euro (-1.520 milioni di euro, pari a - 7,6%).

L'Iva
Nei primi otto mesi del 2010, il gettito Iva ha avuto un incremento del 3,6%, (+2.481 milioni di euro) trainato dal gettito dell'imposta sulle importazioni (+28,6%).

I consumi
L'imposta sui consumi ha incassato 71,255 miliardi di euro, +2,481 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, trainato dal gettito dell'imposta sulle importazioni (+28,6%).

Scambi interni, fabbricazione e transazioni
Anche in questo caso c'è stato un andamento positivo (+0,7%): ciò deve essere valutato alla luce dell'evoluzione della congiuntura economica. In recupero l'imposta di fabbricazione sugli oli minerali e l'imposta di consumo sul gas metano che, per il suo meccanismo di calcolo, riflette i consumi dell'anno precedente. In crescita il gettito delle imposte sulle transazioni che, nel complesso, fanno registrare un incremento del 4,6%.

Enti locali
Le entrate derivanti dagli enti territoriali e locali "evidenziano una flessione del gettito dello 0,9% (-231 milioni di euro)". Il Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia ha aggiunto, in merito, che le entrate del mese evidenziano una crescita del gettito dell'1,1% (+46 milioni di euro). Per quanto riguarda l'addizionale regionale all'Ire, le entrate del periodo sono state 5.356 milioni di euro (-33 milioni di euro, pari a -0,6%). Per l'addizionale comunale all'Ire, il gettito è stato di 1.843 milioni di euro (- 42 milioni di euro, pari a -2,2%). Per l'Irap, l'imposta di maggiore peso, il gettito dei primi otto mesi del 2010 è stato di 17.058 milioni di euro (-156 milioni di euro, pari a -0,9%).

(fonte tgcom.it)

mercoledì 29 settembre 2010

Berlusconi:calo tasso entro legislatura

Fondamentale l'obiettivo del quoziente familiare

'L'obiettivo del governo e' ridurre la pressione fiscale e disboscare un sistema fiscale rimasto invariato dagli anni 70',ha detto Berlusconi. 'Senza creare deficit, il governo intende intervenire entro la legislatura al varo di norme con revisione su famiglie lavoro, ricerca'. Lo ha detto il premier nel suo intervento in Parlamento.

Inoltre:'Resta fondamentale l'obiettivo del quoziente familiare, che si sta parzialmente sperimentando in una rete di comuni tra cui la Capitale'.

(fonte ansa.it)

giovedì 17 giugno 2010

Vertice Ue, tassare le banche

Frattini: "Sarebbe un buon segnale"

I Paesi dell'Ue dovrebbero introdurre un "prelievo" sugli istituti finanziari per far sì che contribuiscano al costo della crisi. Questa la "necessità su cui il Consiglio Europeo concorda secondo quanto si legge nella bozza di conclusioni in discussione tra i capi di Stato. "Sarebbe un buon segnale" quello di "introdurre una tassazione sulle transazioni finanziarie" perché sono state spesso "veicolo di speculazioni",ha detto il ministro Frattini.

Il prelievo sulle banche, si sottolinea nella bozza di conclusioni, dovrebbe comunque essere parte di un quadro "credibile". Per i 27 occorre quindi portare avanti con "urgenza" la valutazione sulle caratteristiche del prelievo e le questioni relative a "condizioni di parità" nella sua applicazione. Il vertice chiede al proposito a Consiglio e Commissione di portare avanti i necessari approfondimenti e riferire nuovamente sulla questione al vertice che si terrà il prossimo ottobre.

Merkel: tassare chi ha messo a rischio il mercato
La cancelliera tedesca Angela Merkel non ha dubbi: "Bisogna tassare chi ha messo a rischio il mercato", ha detto, sostenendo "l'idea sia di una tassa sulle banche sia di una tassa sulle transazioni finanziarie". Per la cancelliera, intervenuta al vertice dei leader della Ue a Bruxelles, "i mercati finanziari devono essere resi più responsabili". E così, allo studio del Consiglio europeo c'è proprio l'ipotesi di un "prelievo" sugli istituti finanziari perché contribuiscano al costo della crisi. Su questa necessità il Consiglio Europeo risulta concorde, secondo quanto si legge nella bozza di conclusioni all'ordine del giorno.

Il prelievo sulle banche, si sottolinea nel documento, dovrebbe comunque essere parte di un quadro "credibile". Per i 27 occorre portare avanti con "urgenza" la valutazione sulle caratteristiche del prelievo e le questioni relative a "condizioni di parità" nella sua applicazione. Il vertice chiede a Consiglio e Commissione di eseguire i necessari approfondimenti e riferire nuovamente in materia al vertice in programma in ottobre.

Frattini: tassazione banche, serve un quadro europeo
Sulla questione, ha detto Frattini, non si può lasciare che ogni Paese "preveda una misura di tassazione differente". Serve al riguardo un "quadro europeo" a cui fare riferimento, come ha sottolineato il ministro prima di riferire alle commissioni Esteri della Camera aggiungendo che in Italia "non abbiamo bisogno di tassare le banche e che hanno dimostrato di non essere sanguisughe". Rispondendo alle domande dei parlamentari, Frattini ha poi precisato che per la tassa sulle banche "uno dei parametri che si sta affrontando è come evitare di scaricare sul cliente l'effetto dell'eventuale prelievo che fosse deciso".

"Sì al prelievo sulle transazioni finanziarie"
Introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie a breve "sarebbe un buon segnale, ha poi detto Frattini, "perché sono il veicolo principale delle speculazioni".

Ok a sanzioni e incentivi collegati al risanamento
Il Consiglio europeo concorda sulla necessità di rafforzare la parte sia preventiva che correttiva del Patto di stabilità e crescita con possibili sanzioni o incentivi collegati al risanamento dei conti pubblici. L'apposita task force istituita a livello Ue dovrà quindi portare avanti i lavori su questo fronte "al fine di disporre di un sistema coerente e progressivo che assicuri condizioni di parità negli Stati membri". Si terrà debitamente conto, si legge nella bozza conclusiva, della situazione particolare degli Stati membri appartenenti alla zona euro e degli obblighi ai sensi dei Trattati.

Barroso: il taglio dei deficit non soffochi la crescita
Arriva un importante appello dal presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso: "Il taglio dei bilanci non deve soffocare la crescita", che "deve essere la nostra principale preoccupazione e la nostra priorità". Barroso ha quindi sottolineato gli sforzi compiuti dal Regno Unito per consolidare le sue finanze pubbliche: "Credo che Londra stia prendendo la giusta medicina per l'attuale situazione".

Attenzione alla sostenibilità del debito
Inoltre, nell'ambito delle procedure di sorveglianza sui bilanci pubblici deve essere data "un'importanza di gran lunga maggiore ai livelli di indebitamento e alla sostenibilità", come previsto inizialmente dal Patto di stabilità e di crescita, si legge ancora nel documento. Trova così conferma l'apertura alla richiesta italiana di tenere conto, nella valutazione della dinamica dei conti pubblici, non solo del debito pubblico ma anche di quello privato e in ogni caso di un dato aggregato che tenga conto di entrambi i fattori.

"Tutti gli Stati pronti a nuovi tagli, se necessario"
"Tutti gli Stati membri sono pronti, se necessario, a prendere misure aggiuntive per accelerare il risanamento di bilancio", si legge nel documento, dove si ricorda come "vari Stati membri hanno di recente rafforzato e concentrato nella parte iniziale il risanamento dei conti pubblici". Si legge inoltre che, nel mettere a punto nuove manovre, "la priorità dovrebbe essere data a strategie di risanamento dei conti pubblici favorevoli alla crescita e imperniate soprattutto sul contenimento della spesa. Il miglioramento del potenziale di crescita dovrebbe essere considerato fondamentale per agevolare il risanamento dei conti pubblici nel lungo termine".

(fonte tgcom.it)

mercoledì 9 giugno 2010

Lotta evasione,Tremonti soddisfatto

"Risultati superiori alle attese"

L'apparato di norme e strumenti messi in campo con la manovra per contrastare l'evasione fiscale e contributiva "darà risultati straordinari, molto superiori alle attese": lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. "Sul 2011 ci aspettiamo entrate pari a 1,3 miliardi - ha spiegato - e a regime il risultato è stimato in 6,6 miliardi. Ma abbiamo ragione di credere che la cifra è sottostimata e che il risultato sarà molto migliore".

Le misure di correzione messe in campo dal governo hanno un valore complessivo di circa 25 miliardi e puntano a riportare il deficit entro la soglia Ue del 3% del Pil nel 2012, come ha detto Tremonti davanti agli altri ministri economici europei, in occasione della riunione dell'Ecofin a Lussemburgo.

Tremonti è intervenuto anche in merito all'innalzamento dell'età pensionabile delle donne nel settore pubblico, richiesto dalla Corte di giustizia europea, e al riguardo dice che il risparmio che sarà procurato grazie a questa misura "sarà estremamente basso". "Può essere molto importante dal punto di vista della Ue - ha aggiunto Tremonti - ma sul fronte finanziario parliamo di numeri piccoli, almeno all'inizio".

Entrando poi nel merito della consistenza della Manovra, Tremonti sottolinea che "deve restare così", a soldi e saldi invariati. Il giudizio degli altri ministri sugli interventi messi in campo dall'Italia è stato decisamente positivo. Tutti quanti hanno infatti "considerato giusta la manovra italiana, come quantità e tempi, ed efficace come quelle di Germania e Francia".

Durante la discussione in parlamento, ha detto ancora Tremonti, "è stato detto che rimarrà 'a saldi invariati', io preciso: a saldi e soldi invariati". Tremonti ribadisce di aver "fatto la cosa giusta nel modo giusto: andiamo avanti. Siamo nel gruppo di testa e vogliamo restarci; siamo convinti di avere fatto una buona figura non solo per l'Europa ma anche data la situazione di crisi".

"L'avremmo fatto anche senza le sollecitazioni di Bruxelles"
"Abbiamo fatto la politica necessaria, quella che l'Italia avrebbe comunque dovuto fare vista la situazione del debito. Farlo in Europa, con gli altri, in maniera coordinata è meglio e ci aiuta, ma lo avremmo fatto anche senza Europa", ha detto ancora il ministro, soddisfatto per l'accoglienza ricevuta per la Manovra messa a punto. "E' stata considerata giusta come modalità e come tempi - ha detto - ed efficace come le misure decise da Francia e Germania".

(fonte tgcom.it)

mercoledì 26 maggio 2010

Spagna,"tasse per i più ricchi"

Austerity annunciata da Zapatero

Già nelle prossime settimane il governo spagnolo introdurrà una tassa sui guadagni elevati. Lo ha annunciato il pimo ministro, José Luis Rodriguez Zapatero. "Chiederemo una sforzo maggiore ai cittadini con redditi più elevati nel nostro Paese", ha affermato il premier al Parlamento senza aggiungere altri dettagli. Secondo la stampa il governo starebbe pensando a una tassa per i guadagni superiori al milione di euro.

Zapatero per ora non non ha aggiunto altri dettagli. La mossa però si aggiunge al pacchetto di austerità da 15 miliardi di euro che punta a tagliare il deficit di budget spagnolo.

Martedì il premier è stato duramente contestato nell'aula del Senato. Il capogruppo dei Popolari, Pio Garcia Escudero, ha chiesto le elezioni anticipate sostenendo che la legislatura è finita, accusando poi il capo del governo di demagogia. Anche i funzionari del Senato hanno espresso il loro malcontento nei confronti delle misure economiche decise dal governo che prevedono, in particolare, un taglio medio del 5% dei salari del pubblico impiego.

Tagli che i dipendenti della camera alta non hanno esitato a definire un "furto" in occasione dell'arrivo di Zapatero in aula.

(fonte tgcom.it)

martedì 18 maggio 2010

DIPENDENTI PUBBLICI, IN VISTA TAGLI DEL 10% AGLI STIPENDI

Tagli alle categorie più ricche della pubblica amministrazione, ovvero coloro che guadagnano più di 75mila-80mila euro lordi annui: magistrati, professori universitari, dirigenti, diplomatici, prefetti. Complessivamente, più o meno 15-20mila dirigenti dello Stato, che si vedranno decurtare un decimo dello stipendio. E' l'ultima novità della manovra per il biennio 2011-2012 che sarà varata dal governo, per decreto, alla fine del mese di maggio. Già ieri il ministro Calderoli aveva fatto riferimento di tagli "agli alti papaveri", seguito da Bossi per il quale bisogna tagliare gli stipendi a "parlamentari e magistrati". Ma non ci sono solo i tagli nella manovra: tra le altre cose, dovrebbero essere previsti la chiusura delle finestre pensionistiche per anzianità e vecchiaia per il 2011, la stretta sulle invalidità e il blocco dei rinnovi dei contratti. Un piano che, secondo il Tesoro, servirà a recuperare l'1,6% del Pil in due anni. Il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta si è detto però contrario ai tagli ai dipendenti pubblici. Il ministro Tremonti ha assicurato che il decreto è ancora aperto ad eventuali miglioramenti.

BRUNETTA CONTRARIO. "NON STIAMO COME LA GRECIA" L'Italia non è sull'orlo del baratro come la Grecia. Quindi, nonostante la manovra da oltre 25 miliardi di euro che il governo dovrà varare a breve, gli stipendi degli statali non verranno toccati. L'alt arriva dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che vuole evitare «drammatizzazioni» e assicura come il vero obiettivo sia la «caccia agli sprechi». Ben vengano i tagli, a partire da quelli alla casta, afferma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ma a patto che non siano solo «una foglia di fico» per misure antipopolari. E comunque, dice il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, i soldi non devono essere «presi a pioggia da tutti» e soprattutto non dalle fasce più deboli. «Su questo - aggiunge - siamo pronti a fare le barricate dentro e fuori dal Parlamento». Ciò che è certo è che per affrontare la manovra di finanza pubblica, osserva Massimo D'Alema, «non bastano le barzellette di Berlusconi». Il decreto legge con la supermanovra biennale arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri non prima di due settimane e dunque la maggior parte dei capitoli è ancora da scrivere: l'unica certezza è il peso finale che oscillerà tra i 25 e i 28 miliardi di euro per il 2011-2012. E che inevitabilmente porterà il governo a mettere in campo una stretta su più fronti, fra cui quello del lavoro e della previdenza. La parola chiave, come sempre accade quando è tempo di manovre, è infatti 'taglì: se davvero le buste paga degli statali dovessero alla fine uscirne incolumi, la spesa pubblica e la casta finiranno quasi certamente nel mirino. E se al momento è quasi unanime il coro che dice no a una sforbiciata orizzontale al bilancio dello Stato, è anche vero che diverse fonti parlamentari la reputano l'unica strada percorribile per poter mettere insieme i fondi necessari. Dopo l'annuncio del ministro leghista Roberto Calderoli poi si consolida l'idea di un intervento sugli stipendi di parlamentari, ministri e «alti papaveri», nella consapevolezza che sia una mossa a alto impatto simbolico in grado di far meglio digerire agli italiani qualche nuovo sacrificio. E pronto a ragionare su un taglio fino al 10% che coinvolga anche gli amministratori locali si dice l'Anci con Sergio Chiamparino, che però chiede «uno sforzo maggiore a chi ha di più». Allo scopo di fare cassa, intanto, è allo studio un intervento sulle cosiddette 'finestrè previdenziali già a partire da questo luglio in modo da bloccare l'uscita dei dipendenti per almeno sei mesi nonchè lo stop del rinnovo dei contratti nel pubblico impiego. Una misura quest'ultima che viene giudicata necessaria anche per garantire una sorta di riallineamento con il settore privato che ha subito, è il ragionamento, maggiormente gli effetti della crisi in questi ultimi due anni. Nel menù, ancora decisamente dinamico, che il governo sta mettendo a punto troverebbero poi posto una stretta sulle pensioni di invalidità, puntando a un rafforzamento dei controlli, e il blocco dell'erogazione delle liquidazioni e quello degli scatti di anzianità per alcune categorie tra cui i professori universitari. Così come sono allo studio possibili interventi sul fondo produttività e non si esclude l'arrivo di un contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro. Si tratta di un pacchetto di misure che però è lontano dal poter garantire la copertura dell'intera manovra. E che dovrà vedere l'aggiunta di un capitolo fiscale. Diverse le opzioni sul tavolo, che però ancora non trovano conferma anche se rimbalzano in ambienti politici: si va dall'ipotesi di un concordato fiscale, passando per un intervento sui cosiddetti immobili fantasma e per un giro di vite sui controlli nel settore dei giochi.

BERSANI: "AVEVANO DETTO CHE NON C'ERANO PROBLEMI" «Per due anni ci hanno detto che non c'erano problemi, adesso ci propongono una manovra consistente: questo vuol dire che l'equilibrio nella finanza pubblica che ci hanno raccontato non c'è stato». Pier Luigi Bersani sceglie il terreno dei conti pubblici per attaccare il Governo e per sostenere che le professioni di ottimismo di Tremonti e dello stesso Governo «erano solo balle». Lo fa ripartendo dalla piazza, anche per rispondere agli oppositori interni che accusano il Pd di stare troppo rinchiuso nelle sue stanze. I big del partito si sono sparpagliati nelle piazze italiane per chiedere «ossigeno per gli enti locali» e per dire al Governo che, sempre usando le parole di Bersani «i Comuni, di fronte a questa crisi, non sono la malattia, ma possono essere la medicina». Il segretario è partito, in mattinata, da Milano, per arrivare nel pomeriggio a Bologna, per sottolineare le responsabilità del Governo. «Questa manovra di cui stanno parlando - ha detto Bersani - con la Grecia non c'entra niente, anzi dal punto di vista degli interessi sul debito il Governo quest'anno ha risparmiato. Però ha fatto una politica che non ha frenato la spesa corrente ordinaria, ha ridotto gli investimenti, ha dato un 'là all'evasione fiscale e ci ha fatto buttare via dei soldi». È l'insieme di queste cose che, secondo il segretario del Pd, rende necessaria la manovra. Bersani ha messo in guardia il Governo perchè degli annunciati tagli agli stipendi dei parlamentari («con i quali sono d'accordo) non faccia »una foglia di fico per nascondere misure antipopolari: a volte, per indorare la pillola, si fanno operazioni demagogiche poi si dà la bastonata«. E ha definito »venditori di paccottiglia propagandistica« gli esponenti del centrodestra che criticano le contromisure proposte dal Pd: »Da gente che ha sempre fatto sbarellare i conti pubblici - ha precisato - non prendo lezioni«. Se il segretario sta cercando di radunare le truppe per »un'opposizione forte in Parlamento« quando ci si dovrà misurare su temi delicati come manovra economica, riforme e federalismo, non può però essere immune dalle punture di spillo che arrivano dal fronte interno. E così chiude sostanzialmente la porta alla proposta avanzata ieri dal suo predecessore e sfidante per la poltrona di segretario, ovvero Dario Franceschini che ha fatto propria e rilanciato l'ipotesi proposta di un governo di unità nazionale senza Berlusconi: »Se non c'è Berlusconi - ha tagliato corto il leader del Pd - si aprono orizzonti di ogni genere, il problema è che Berlusconi c'è quindi noi non possiamo distrarci, ma dobbiamo fare una opposizione forte«. Ripartendo, magari, dalle piazze, dai Comuni e da quei valori come la solidarietà »ai quali bisogna essere un pò più affezionati, visto che hanno contribuito a farci vincere le comunali a Bolzano: una gran bella notizia«.

(fonte leggo.it)

lunedì 17 maggio 2010

STATALI, 1 ANNO DI SACRIFICI. BOSSI: TAGLI A PAGHE GIUDICI

L'assegno di accompagnamento per gli invalidi sarà legato al reddito del nucleo familiare. E' questa l'ipotesi alla quale stanno lavorando i tecnici del governo per la stretta alle pensioni di invalidità. Nel complesso la manovrà determinerà una correzione nel 2011 dell'andamento tendenziale dei conti di circa 12,5 miliardi pari allo 0,8% di Pil. Oltre i due terzi della correzione riguarderà risparmi di spesa, mentre il resto arriverà da maggiori entrate che saranno concentrate nel settore dei giochi e del contrasto all'evasione. Inasprimenti potrebbero registrarsi nelle regioni con i conti della sanità in disordine.

Invalidità: l'assegno di accompagnamento per gli invalidi sarà legato al reddito del nucleo famigliare. Attualmente l'assegno viene attribuito solo in base a criteri di salute del soggetto non in grado di provvedere a se setsso. Ne può beneficiare anche chi ha un reddito molto elevato. L'ipotesi a cui si sta lavorando prevede la predisposizione di tabelle per fasce di reddito introduicendo una gradazione dell'assegno che decrescerebbe al crescere del reddito. In pratica si tratta di estendere all'assegno di accompagno il criterio già adottato per molte prestazioni sociali legate al reddito. La spesa per l'invalidità ammonta a circa 16 mld l'anno di cui 12 vanno proprio all'assegno di accompagnamento. Il risparmio ipotizzato è di qualche centinaio di mln.

Pensioni: si passera dalle attuali due finestre d'uscita l'anno a una sola finestra. La misura avrà caratterre strutturale e consentirà un risparmio di circa 1,5 miliardi. Non è ancora chiaro se riguarderà solo le pensioni di anzianità o anche quelle di vecchiaia.

Pubblico impiego: i sacrifici maggiori saranno chiesti al settore del pubblico impiego. Le ipotesi allo studio prevedono il blocco di un anno dei contratti e delle assunzioni. Per il turn over si pensa di bloccare anche le deroghe eattualmente in vigore. Inoltre si pensa di allungare da 3 a 6 mesi i tempi per percepire la buonuscita. l'intervento potrebbe pesare per 3 mld. Sanità: per le regioni con i bilanci sanitari in deficit ci sarà il ricorso all'aumento dell'addizionale Irpef e al ritocco dell'Irap. Nel mirino soprattutto la spesa farmaceutica che ha ampiamente sforato le previsioni.

Entrate: un po'' di risorse dovrebbero arrivare dalla lotta all'evasione con interventi soprattutto nel settore dei giochi. Si pensa di prosciugare ulteriormente il gioco clandestino. Inoltre potrebbe eserci una nuova riapertura dei termini per accatastare gli immobili ex rurali.

Stipendi d'oro: sul versante dei tagli agli stipendi elevati, a partire da quelli dei parlamentari, si registra una sorta di gara a chi avanza la proposta più popolare. Si va dal taglio del 5% per ministri e parlamentari al tetto per gli 'alti papaverì del pubblico impiego (Calderoli), passando per la donazione di tre mensilità da parti dei parlamentari (Rotondi) a una più modesta mensilità (La Russa).

BOSSI: TAGLIARE STIPENDI DEI GIUDICI Va bene tagliare gli stipendi dei parlamentari ma «se c'è da pagare devono farlo tutti ed è giusto che anche i magistrati diano la loro mano, perché lo stipendio dei politici è legato a quello dei magistrati». Lo ha detto Umberto Bossi, leder della Lega Nord e ministro della Riforme ad un'iniziativa sul fiume Ticino. Bossi ha fatto capire di essere d'accordo con la proposta DI Calderoli purchè «non sia un trucco» perché «non si risolvono certo i problemi economici tagliando gli stipendi ai parlamentari: il problema - ha concluso - è ben altro, è chè per tanti anni lo Stato ha dato i soldi a chi li ha sbattuti via. Il federalismo fiscale risolverà anche questo problema».

PREMIER: "GLI ITALIANI SI FIDANO DI NOI" «Gli italiani si fidano di noi, di un governo che raccoglie la loro esigenza di sviluppo, di libertà, di opportunità e che rende l'Italia protagonista in Europa contro l'avanzata della speculazione sull'euro». È quanto ha scritto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato a Palermo alla manifestazione «Il Pdl per l'Italia del futuro», organizzato dal senatore Carlo Vizzini. «Siamo il Governo del fare - ha aggiunto il premier - e continueremo a lavorare con il profondo amore per il Paese che guida ogni nostra iniziativa».

IL NO DI EPIFANI Giù le mani dal lavoro dipendente e dai pensionati. Così il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, reagisce all'ipotesi di una manovra con sacrifici per 25 miliardi. In una intervista a Repubblica, accusa: "Come si fa a passare da una propaganda dove tutto funziona e tutto andava bene a una manovra di questa pesantezza? Il governo deve rendere trasparente il perchédi questa contorsione improvvisa. Altrimenti è un governo non credibile". Il numero uno della Cgil non nasconde l'irritazione per l'esclusione del suo sindacato dai recenti incontri dove invece il governo ha convocato Cisl, Uil e Confindustria: "Non è un atto di forza, ma di debolezza. Il problema non è che il governo deve spiegare alla Cgil quanto sta accadendo ma al paese". Quanto alla manovra, Epifani osserva: "Il conto viene naturalmente presentato ai più deboli. La manovra che il governo propone avviene nel corpo di un paese che è già stato colpito dalla crisi. Mi sembra una manovra destinata a deprimere ancora di più l'economia".

(fonte leggo.it)

martedì 27 aprile 2010

L'Inps in attivo nel 2009. Dimezzate le domande per anzianità

La relazione annuale: quasi 8 milioni il saldo positivo. Il presidente Mastrapasqua: "Conti in ordine, le riforme stanno funzionando". Sostegno al reddito per 4 milioni di cittadini

''L'anno che ci sta alle spalle è stato probabilmente il peggiore per la storia dell'economia. Registrare un avanzo finanziario positivo nel bilancio dell'Inps è più di un successo. Se poi l'avanzo è di oltre 7 miliardi di euro deve trasferire a tutto il paese una nuova consapevolezza e una rinnovata dose di fiducia''. Lo afferma il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, presentando la relazione annuale dell'Istituto al Parlamento. ''La consapevolezza - aggiunge - che il sistema previdenziale nel nostro paese ha i conti in ordine. Le riforme stanno progressivamente mettendo in sicurezza il futuro delle pensioni''.

Le cifre. La spesa per le pensioni dell'Inps nel 2009 è stata pari a 173.127 milioni di euro, con un incremento del 3% sul 2008, pari a 5.071 milioni. L'incidenza sul Pil è salita all'11,32% (dal 10,69% del 2008). Sono state 697.098 le nuove pensioni accolte e liquidate nel corso del 2009, con un decremento del 4% (-29.136 pensioni) rispetto alle pensioni accolte e liquidate nell'anno precedente (726.234). Le nuove hanno riguardato principalmente i lavoratori iscritti alla gestione separata (+87,7% sul 2008). La gestione finanziaria di competenza ha evidenziato un saldo positivo di 7.961 milioni di euro, risultato della differenza tra i 276.643 milioni di euro di entrate e i 268.682 milioni di euro di uscite complessive. Il totale delle entrate ha registrato un incremento pari al 2,3% rispetto al 2008; ma in aumento più sostenuto, sempre rispetto al 2008, sono risultate le uscite, +4,6%. La gestione economica ha presentato un risultato positivo di 5.956 milioni di euro.


Per effetto delle nuove norme, risulta invece dimezzata la domanda di pensioni di anzianità, soprattutto tra i lavoratori dipendenti; allo stesso tempo si registra un aumento del numero dei trattamenti per vecchiaia. Nel complesso, il numero delle pensioni vigenti al 31 dicembre 2009 è pari a 16.053.965, con un decremento dello 0,26% (-42.208 pensioni) rispetto ai trattamenti in vigore nel 2008. Rispetto alle principali gestioni, oltre 10 milioni sono le pensioni ai lavoratori dipendenti (-0,9% rispetto al 2008), più di 4 milioni quelle ai lavoratori autonomi (+1,2%) e oltre 200.000 le prestazioni per i lavoratori iscritti alla Gestione separata (+27,7%). Il numero delle pensioni che ricevono integrazioni dell'importo per raggiungere il minimo previsto dalla legge supera i 4 milioni; di queste l'80% viene erogato a beneficiari donne.

Invalidità e verifiche. Continua a crescere la spesa per le prestazioni di invalidità civile: nel 2009 sono stati spesi 16 miliardi di euro (+4,9% sul 2008) per pagare i sussidi tra pensioni e assegni di accompagnamento; i beneficiari sono stati circa 2,6 milioni di persone (+4,5%). Il dato è previsto in salita anche nel 2010, anno per cui si stima una spesa di 17 miliardi. Aumentano però i controlli: nel 2009 sono state effettuate 200 mila verifiche che hanno portato alla revoca del 15% del campione esaminato. Allo stesso tempo, nell'ambito del contenzioso giudiziario si registra ''un netto miglioramento dell'incidenza dei giudizi che si concludono con una decisione di merito favorevole all'Istituto''.

Ai 2,6 milioni di invalidi civili, ha precisato Mastrapasqua, ''si aggiungono altri 2 milioni di soggetti di invalidità professionale, la cosiddetta inabilita', che porta a quasi 30 miliardi il volume delle risorse impegnate nel sostegno della non autosufficienza''. Nel corso del 2010 si prevede che la spesa per la sola invalidità civile potrebbe arrivare a 17 miliardi e i beneficiari a sfiorare i 3 milioni di persone.

Accanto alla lotta ai falsi invalidi, che ha centralizzato sull'Inps i controlli, sono stati nettamente ridotti anche i tempi per avere i sussidi: ''da una media di attesa che sfiorava l'anno, con punte di inciviltà di più di due anni, abbiamo garantito che si arriverà a un massimo di 120 giorni per poter ottenere il sussidio, senza dover restare vittime delle clientele, della burocrazia e delle organizzazioni criminali'' ha assicurato Mastrapasqua aggiungendo che ''da una decina di passaggi burocratici siamo passati a sole tre tappe per chiedere, controllare e ottenere la prestazione''.

Sostegni ai lavoratori. Sono stati oltre 4 milioni i lavoratori italiani che hanno ricevuto, in tempi e modi assai differenziati, una qualche forma di prestazioni di sostegno al reddito, per un totale di circa 18 miliardi di euro. A un anno dall'esplodere della crisi economica, ha detto Mastrapasqua, ''una delle poche cose che possiamo affermare e riconoscere è la perdurante coesione sociale che resiste nel paese'' e i ''provvedimenti messi in campo si sono rivelati efficaci a tenere, meglio che altrove, il livello di occupazione''.

Secondo il presidente dell'Inps, ''da un anno e mezzo, il bilancio delle ore di cassa integrazione autorizzate e il numero delle domande di disoccupazione presentate sono diventate un termometro vero della congiuntura e talvolta, purtroppo, un'occasione per un'irresistibile speculazione polemica''. Nel corso del 2009 sono state autorizzate 915 milioni di ore di cassa integrazione e il ''20% è stato destinato ad aziende e lavoratori che fino a marzo 2009 non godeva di questa difesa. Ogni confronto statistico con il passato dovrebbe rammentarsi di questo elemento. Così come ogni riferimento alla cassa integrazione dovrebbe ricordare che delle oltre 900 milioni di ore di cig autorizzate, circa 400 milioni non sono state utilizzate nel corso del 2009''. L'Inps, inoltre, ''non ha dimenticato di assicurare l'ordinaria opera di supporto alle famiglie'' con ''oltre 10 miliardi di euro di sussidi erogati per oltre 4 milioni di persone assistite''.

La sostenibilità non è tutto. ''Sarebbe miope e riduttivo - ha poi affermato Mastrapasqua - pensare che la sostenibilità possa essere l'unico criterio di riflessione sul futuro del sistema previdenziale. Inutile tacere il problema delle prestazioni di domani che richiedono, però, un'attenzione vigile nel presente''.

Secondo il presidente dell'Inps occorre coltivare una ''cultura previdenziale'' nella consapevolezza che il ''sistema contributivo aggancia rigorosamente le prestazioni alle contribuzioni''. E' quindi ''il tempo dell'autogoverno responsabile delle persone ed è naturale pensare ai giovani quando si parla di nuova cultura previdenziale. I giovani di oggi, e non solo loro, devono abituarsi a guardare al loro futuro considerando il loro fascicolo personale fatto di istruzione, formazione e previdenza. E sul fronte previdenziale non sarà un fascicolo vuoto solo a condizione che venga progressivamente riempito, magari fin dal riscatto della laurea che deve diventare una semplice abitudine''.

Fini: il pubblico come garanzia. ''Lo sviluppo di un adeguato sistema di previdenza complementare deve rappresentare per il nostro paese una priorità strategica'' e ''l'azione combinata di un polo pubblico di garanzia, per quanto riguarda i Fondi complementari ed il sistema finanziario per l'investimento dei contributi versati, potrebbe favorire un'adesione massimizzata al sistema e un migliore risultato in termini di trattamenti pensionistici complementari''. Lo ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo alla presentazione della relazione annuale dell'Inps.

(fonte repubblica.it)