mercoledì 19 gennaio 2011

Bankitalia: occupazione non riparte

"Penalizzati soprattutto i giovani"

L'occupazione non è ancora ripartita in Italia e la riduzione dei posti di lavoro è "più marcata per i giovani". Nel suo ultimo Bollettino economico, Bankitalia descrive una situazione ancora stagnante sul piano occupazionale e dipinge uno scenario senza "una robusta ripresa" in questa direzione. Nel terzo trimestre il lavoro ha continuato a ridursi, e il recupero del Pil è dovuto a forme contrattuali più flessibili rispetto a impieghi a tempo pieno.

I dati evidenziano un calo dei posti di lavoro a tempo indeterminato, crescono invece quelli flessibili; nel terzo trimestre 2010, infatti, i lavoratori dipendenti sono scesi di 349mila unità, il 2,75% in meno del 2009, mentre complessivamente tra lavoratori autonomi, part-time e a termine l'occupazione è salita di 144mila unità. Il numero dei lavoratori autonomi è cresciuto di 24mila unità, pari al +0,4% cui si aggiungono i 109mila lavoratori dipendenti a tempo parziale in più, pari al +4,3% e quelli a termine che salgono di 11 mila unità pari al +0,5%.

"Le imprese privilegiano le forme contrattuali più flessibili rispetto agli impieghi permanenti a tempo pieno", dicono gli economisti di palazzo Koch, spiegando come "la flessione dell'occupazione nel terzo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2009, abbia interessato esclusivamente i lavoratori dipendenti a tempo pieno e a tempo indeterminato". La debolezza delle prospettive occupazionali, inoltre, "tende a scoraggiare la ricerca di un impiego, soprattutto tra coloro che hanno scarsa esperienza lavorativa".

Le prospettive occupazionali restano incerte anche per il futuro. "Il saldo negativo tra la quota di imprese che ne prevedono una crescita e quella delle aziende che ne stimano una riduzione si è ampliato, passando da -3,7 punti percentuali dell'inchiesta di settembre a -8,8 punti percentuali di quella di dicembre", si legge. Un quadro che sconterebbe anche la moderata crescita economica attesa per i prossimi anni e che non supererebbe l'1%: "ritmi produttivi così modesti non consentirebbero una ripresa signficativa dell'occupazione che, nel settore privato, si espanderebbe di circa 0,5 putni percentuali, sia nel 2011 che nel 2012", spiega ancora il report di palazzo Koch.

(fonte tgcom.it)

martedì 18 gennaio 2011

Benzina: nuovi aggiustamenti

In alcune aree del Sud vola oltre 1,53 euro al litro

Non si fermano i rincari sulla rete carburanti. Secondo le rilevazioni di Quotidiano energia la benzina a livello medio nazionale supera quota 1,51 euro al litro e in alcune aree del Sud vola oltre 1,53 euro al litro, avvicinandosi cosi' al record di luglio 2008 di 1,56 euro al litro. A mettere mano ai listini sono stati oggi Tamoil e TotalErg. La prima ha aumentato di 0,5 centesimi il prezzo raccomandato del solo diesel, la seconda dello stesso importo sia la benzina che il gasolio.

(fonte ansa.it)

"Nuova Fiat, utili agli operai"

Marchionne: l'accordo sarà allargato

L'accordo Fiat su Mirafiori non si tocca. E agli utili, quando ci saranno, parteciperanno anche gli operai. Parola di Sergio Marchionne. Che annuncia l'estensione dell'intesa anche a Melfi e Cassino e precisa: "Il contratto firmato contiene tutte le protezioni costituzionali. Non siamo mica fessi". E ancora: "Nel 2011 arriveranno i nuovi modelli. L'Alfa sarà in America con una rete di duemila concessionari e farà il botto".

Il numero uno del Lingotto si confida in una lunga intervista con Ezio Mauro, su Repubblica. E assicura: "Sì, le dico che ci arriveremo", alla partecipazione dei lavoratori agli utili. "Voglio arrivarci. Ma prima di parteciparli, gli utili dobbiamo farli".

Nuovo contratto
Mauro gli chiede poi se il nuovo contratto riguarderà anche Melfi e Cassino. "Non c'è alternativa - risponde Marchionne -. Non possiamo vivere in due mondi". Mauro scende nei particolari e gli fa notare che il costo del lavoro pesa solo per il 7% sul costo di un'auto. Come pensa Marchionne di intervenire sul restante 93%? Ecco la risposta: "Quel 93% ha proprio a che fare con il costo di utilizzo degli impianti. Fatemelo migliorare e alzerò i salari. Possiamo arrivare al livello della Germania e della Francia. Io sono pronto".

Vicenda Alfa
L'amministratore delegato ribadisce poi di non avere alcuna intenzione di vendere Alfa Romeo: "Fossi matto, è roba nostra", e nemmeno i veicoli industriali: "Manco di notte. E l'arroganza tedesca, gliela raccomando. Quando volevo comprare Opel non me l'hanno data perché ero italiano...".

La quota di mercato e l'addio agli incentivi
Quanto al calo della quota di mercato di Fiat in Europa e all'assenza di nuovi modelli del gruppo, Marchionne afferma: "Staccata la spina degli incentivi, il mercato va giù. Lo sapevamo. Aspettiamo che si vuoti il tubo, nella seconda metà del 2011, e vediamo. Per quel momento avremo la nuova Y e la nuova Panda. Sta arrivando tutta la gamma Lancia, rifatta con gli americani, la Giulietta è appena uscita, la Jeep verrà prodotta qui in 280mila esemplari l'anno, per tutto il mondo. E grazie a Chrysler, l'Alfa arriverà in America, con una rete di 2mila concessionari, e farà il botto".

Referendum, il discorso è chiuso
Mauro incalza Marchionne sull'esito del referendum, passato con il voto decisivo degli impiegati, ma l'a.d. di Fiat sostiene che "il discorso è chiuso". "Per me Mirafiori ha deciso, e io sto al risultato, che è un risultato molto importante".

Marchionne sottolinea poi l'aspetto mediatico del referendum, rilevando che la Fiom "ha fatto un capolavoro, mistificando la realtà", mentre Fiat, "ebbene, dal punto di vista culturale siamo stati una ciofeca, la più grande ciofeca, e la colpa è mia".

Marchionne continua dicendo di essere convinto "che le nostre ragioni sono ottime. Ma non sono riuscito a farle diventare ragioni di tutti. Mi sembrava chiaro: io lavoratore posso fare di più se mi impegno di più, guadagnando di più".

"Diritti dei lavoratori rispettati"
A Mauro, che ipotizza che dietro i no ci sia la convinzione di scambiare il lavoro coni diritti, Marchionne risponde: "Lei deve pensare che non siamo fessi, e nemmeno arroganti. Il contratto firmato contiene tutte le protezioni costituzionali. Le dico di più. Io, Sergio Marchionne, non voglio togliere nulla di ciò che fa parte dei diritti dei lavoratori. Ma guardi che qui si parla d'altro: la Fiom è scesa in guerra non per i diritti, ma per il suo ruolo di minoranza bloccante".

"Credo in Torino"
Sull'idea diffusa che Marchionne non creda molto in Torino, l'a.d. risponde: "Guardi, io non ho mai fatto un investimento di così pessima qualità per l'azienda come quelli di Mirafiori o Pomigliano. Vuol dire crederci, questo, o che altro?". Fiat può produrre dove vuole, sottolinea Marchionne, "ma io sono convinto che se riusciamo a condividere l'obiettivo, possiamo cambiare l'azienda e renderla davvero competitiva. Ci sono strade più corte e più facili fuori dall'Italia. Ma io e John Elkann abbiamo deciso di prenderci la sfida e non accettare il declino. Si può fare, quindi si deve fare".

Serve dunque che l'accordo sia condiviso: e quel 50% di no, chiede Mauro? "Questo è il mio compito, e comincia adesso. Devo recuperarli, comunque abbiano votato, e portarli dentro il progetto". Sui timori dei lavoratori circa la compressione dei loro diritti, Marchionne ribadisce: "Non abbiamo compresso alcun diritto". Infine sul ruolo della famiglia Agnelli, Marchionne osserva che "se c'è un momento in cui la famiglia fa le cose giuste è proprio questo".

(fonte tgcom.it)