lunedì 15 febbraio 2010

Istat: nel 2009 crolla l'export

Calo del 20,7%, dato peggiore dal 1970

La pesante crisi economica del 2009 fa sentire i suoi effetti anche sui dati dell'import-export. Secondo i dati Istat la bilancia commerciale del Belpaese ha chiuso l'anno con un deficit di 1,791 miliardi di euro. In forte peggioramento rispetto all'attivo di 9,942 miliardi del 2008. Le esportazioni sono crollate del 20,7%, le importazioni del 22%. Si tratta del dato più basso degli ultimi 39 anni, ossia dal 1970.

Il saldo rimane in profondo rosso anche se si restringe il campo agli scambi con i soli Paesi Ue: il deficit è di 4,1 miliardi.

Ma a dicembre c'è stata una inversione di tendenza con l'export in positivo dopo 14 mesi di rosso.

A dicembre inversione di tendenza: per l'export saldo in positivo
Nel mese di dicembre 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, i flussi commerciali da e verso l'area Ue hanno registrato aumenti pari all'1,4% per le esportazioni e al 9,1% per le importazioni. Per quanto riguarda l'export si tratta di un dato in controtendenza, positivo per la prima volta dal settembre 2008, ovvero dopo 14 mesi.
Nello stesso periodo il saldo commerciale èstato negativo per 1.396 milioni di euro, mostrando un peggioramento rispetto a quello, pari a 350 milioni di euro, rilevato nello stesso mese del 2008.

(fonte tgcom)

domenica 14 febbraio 2010

Occupazione, più donne al lavoro

Ma l'aumento non riguarda il Sud

L'aumento dell'occupazione femminile nel corso degli anni c'è, ma nella maggior parte dei casi non riguarda le donne meridionali. In 16 anni, dal 1993 al 2009, a fronte di 1.792.000 occupate in più appena 218 mila (ossia il 12,1%) hanno interessato le regioni meridionali, poco piu' di una su dieci. Che vuol dire,ogni anno, circa 13.600 lavoratrici al Sud e nelle Isole contro circa 100 mila del resto d'Italia. Lo rivela L'Istat.

Secondo un recente studio del direttore centrale dell'istituto Linda Laura Sabbadini, il tasso di occupazione femminile nel nostro paese si conferma fra i più bassi in Europa: appena il 46,1% di occupazione, inferiore di circa 12 punti percentuali rispetto a quello medio della Ue27.

E in ogni caso, del 1,8 milione di occupate in più nei 16 anni considerati, la parte piu' significativa (1.574.000) è andata alle regioni del Centro-Nord. Al momento, il tasso di occupazione femminile e' al 30,8% nel meridione, al 55,6% nel Nord-Ovest, al 56,9% nel Nord-Est.

La crisi poi, in generale, penalizza uomini e donne. Ma ad esempio, nell'industria, il calo dell'occupazione femminile dipendente ha registrato nel terzo trimestre del 2009 una caduta pari a piu' del doppio rispetto a quella rilevata fra gli uomini: -10,5% contro 4,2%. Nel corso del 2009, la discesa dell'occupazione femminile ha interessato tutte le figure del mercato del lavoro: le dipendenti a termine, le collaboratrici, le autonome, fino a coinvolgere le occupate a tempo indeterminato. Fra l'altro, il tasso di inattivita' femminile ha registrato significativi posizionamenti nel terzo trimestre 2009 al 64,2% (rispetto al 63% dello stesso periodo del 2008).

(fonte tgcom)

Bersani: "Ma perché siamo l'unico Paese Ocse che non ha una tassa sui grandi patrimoni?"

Il segretario del Pd a Pisa in un convegno dell'associazione Nens"Primo o poi Tremonti ci dovrà pur spiegare le ragioni di questa anomalia"

PISA - "Io non chiedo una tassa patrimoniale, non sono d'accordo. Mi aspetto però che qualcuno mi spieghi perché siamo l'unico Paese dell'Ocse che non ha una tassa sui grandi patrimoni? Tremonti ci spieghi perché". Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani nel suo intervento di chiusura al Manifutura Festival organizzato dal Nens, il Centro studi Nuova Economia Nuova Società di Pisa. Parlando più in generale di fisco, Bersani ha aggiunto che "bisogna semplificare il sistema e riordinare anche la discussione in materia". Dal governo, ha proseguito, "arrivano sparate sempre diverse, del tipo 'togliamo l'Irap o tagliamo le aliquote' e poi non succede niente. Bisogna fare un'operazione di semplificazione, in particolare per quanto riguarda le piccole e medie imprese: l'obiettivo è di mettere un pò di soldi nelle loro tasche".

Le soluzioni, secondo il numero uno del Pd, sono cinque o sei: "O rinviare la manovra sul Tfr, o agendo sugli adempimenti fiscali, oppure lavorando sui pagamenti da parte della pubblica amministrazione, perché le imprese sono in una grave situazione di difficoltà di liquidità".

L'Italia ha una ripresa debole e più lenta degli altri Paesi europei perché - ha proseguito il segretario del Pd - "la crisi si è saldata a problemi strutturali antichi e li ha aggravati. Questo non significa che non possiamo rimontare e accelerare la crescita, ma significa che accelerare e darsi un orizzonte non viene da sé non facendo nulla". Un piano anti-crisi serve a stimolare l'economia, anche perché "si esce dalla crisi quando si torna al punto in cui si era prima, cioè al 2006", in tempi brevi. Per questo "si dovrebbe correre più velocemente". E' necessario "stare attenti al tema economico e sociale: da quando è cominciata la crisi ci sono 6-700mila lavoratori in meno, con un milione di persone che ha usufruito degli ammortizzatori sociali".


Per l'immediato, ha continuato Bersani, "ci sono rischi: siamo in una fase di avvitamento con disoccupazione, stagnazione, crisi della finanza pubblica". Sul lungo periodo invece "il rischio è di un rimpicciolimento della base produttiva del Paese". "L'esito di questa crisi - ha aggiunto il leader democratico - non tutto è nelle nostre mani, ma ciò non ci esenta dal fare qualcosa per dare stimolo alla ripresa e affrontare i problemi strutturali".

Ed è per questo che serve un piano anticrisi nazionale. "Nel 2010 - ha sottolineato il segretario Pd - rispetto allo scorso anno avremmo un 12% in meno di investimenti. Non si può non fare niente, serve un grande piano di piccole opere e un piano di economia verde. Le piccole opere partono in tempi brevi, le grandi vanno bene ma richiedono i loro tempi". Bersani ha inoltre chiesto interventi per le famiglie numerose e un piano Paese di politica industriale".

(fonte repubblica.it)